Vivian Maier e la nascita della street photography. All’Arengario di Monza

di Elisabetta Spinelli

V. Maier, Donna armena litiga con un poliziotto sulla 86th Street, September, 1956. New York, NY, © Vivian Maier/Maloof Collection, (Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York)

V. Maier, Donna armena litiga con un poliziotto sulla 86th Street, September, 1956. New York, NY, © Vivian Maier/Maloof Collection, (Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York)

Dall’8 ottobre gli spazi dell’Arengario di Monza ospitano una mostra di Vivian Maier, la fotografa scoperta per caso da un collezionista e che ora è considerata un’esponente essenziale nella storia della street photography.

Vivian Maier nasce a New York nel 1926, da madre francese e padre austriaco. Cresce in Francia, dove scatta le prime foto con una Kodak Brownie, una fotocamera molto popolare e semplice da usare. Nel 1951 torna negli Stati Uniti e comincia a lavorare come bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago. Non esce mai di casa senza la macchina fotografica, una Rolleiflex: scatta in maniera quasi compulsiva, senza mostrare le sue foto a nessuno. Molti di questi rullini non riuscirà mai a svilupparli. Alla fine degli anni novanta Maier è in gravi difficoltà economiche; non riesce più a pagare il deposito dei suoi negativi, custoditi in un magazzino, e li vende all’asta.

A comprare l’archivio di Maier è John Maloof, un giovane agente immobiliare che sta cercando vecchio materiale iconografico su Chicago. Per 380 dollari Maloof si porta via una cassa contenente i più disparati oggetti personali di Maier e soprattutto centinaia di rullini e negativi. A questo punto comincia una vera e propria indagine sulla vita di questa misteriosa bambinaia con l’hobby per la fotografia. Maloof pubblica alcuna di queste foto su Flickr, chiedendo agli utenti se conoscono la donna. La ricerca diventa virale, e si conclude con la scoperta di una delle storie più sorprendenti nella fotografia del ventesimo secolo. Con Alla ricerca di Vivian Maier, nel 2015 Maloof vince l’Oscar per il miglior documentario.

Autoritratto, Foto di V. Maier (courtesy of arengariomonzafoto.wordpress.com)

Autoritratto, Foto di V. Maier (courtesy of arengariomonzafoto.wordpress.com)

Dopo il grande successo della rassegna dedicata a Robert Doisneau, l’Arengario si conferma come un importante contenitore consacrato alla fotografia e ai suoi maggiori protagonisti e si apre alle opere di una singolare e affascinante figura di artista, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography. La mostra di Monza Vivian Maier. Nelle sue mani, aperta fino all’8 gennaio, raccoglie più di un centinaio di fotografie, molte delle quali mai esposte in Italia, sia in bianco e nero che a colori. L’evento è accompagnato da una serie di incontri per approfondire l’opera della fotografa.

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