Raccontare con le foto: 3 punti per strutturare logicamente una serie d’immagini

di Antonio Lo Torto

"Festa all'asilo" - ph.: A. Lo Torto, Milano - giugno 2012 (tutti i diritti riservati)

“Festa all’asilo” – ph.: A. Lo Torto, Milano – giugno 2012 (tutti i diritti riservati)

Riuscire a fotografare bene i momenti salienti di un evento è sicuramente un’esperienza gratificante, ma anche piuttosto impegnativa. Uno degli errori più comuni, commesso di frequente soprattutto dai fotografi con poca esperienza, è quello di cercare a tutti costi di riprendere tutto.

Mi spiego: se il nostro compito è quello di raccontare una storia – sia essa un matrimonio, un compleanno, una convention politica o una manifestazione di qualsiasi altro tipo – non è assolutamente necessario che nelle nostre immagini sia presente ogni minimo particolare.

Per essere completo e, soprattutto, interessante, un racconto narrato per immagini dovrebbe focalizzare l’attenzione degli osservatori sia sui momenti principali dell’evento, sia su ALCUNI particolari significativi degni di nota. Non su tutto.

Per cominciare è necessario scattare tenendo sempre presenti i cosiddetti punti d’interesse e, ancora, un modo semplice per evitare di disperdere l’attenzione di chi guarderà le nostre foto potrebbe essere quello di realizzare una vera e propria serie d’immagini in stile cinematografico.

Bastano 4 foto in fila per descrivere l'amore di una mamma per il proprio bambino? Ovviamente no... ma io ci ho provato lo stesso! ( "Gea e Rodolfo" ph.: A. Lo Torto, Milano '09)

Bastano 4 foto in fila per descrivere l’amore di una mamma per il proprio bambino? Ovviamente no… ma io ci ho provato lo stesso! ( “Gea e Rodolfo” ph.: A. Lo Torto, Milano ’09)

In buona sostanza, tutti sappiamo che un film altro non è che una sequenza di molte migliaia di immagini, girate e montate ad hoc, che hanno lo scopo di raccontare una storia. Una serie d’immagini prodotte con la macchina fotografica ha esattamente la medesima finalità. Ovviamente ci sono delle differenze.

Con “serie di scatti fotografici”, infatti, possiamo intendere diverse cose: un album di matrimonio, un collage apparentemente disordinato di immagini di una festa e persino soltanto due o tre foto disposte in cornice.

Invece di scattare subito, guardatevi attorno, cercate di conoscere il luogo in cui vi trovate e di capire quanto sta succedendo. Avvicinatevi, fisicamente ed emotivamente, a quello che state vedendo e  realizzate il vostro progetto con calma e consapevolezza. Esercitatevi, magari, cominciando dapprima a fotografare una semplice serata tra amici (al limite anche in un ristorante potrebbe andar bene), una gita domenicale al lago con la vostra fidanzata, un week-end in montagna a sciare.

Un fumata in compagnia - "Stories", ph.: Darren Rowse (courtesy of http://digital-photography-school.com)

Un fumata in compagnia – “Stories”, ph.: Darren Rowse (courtesy of http://digital-photography-school.com)

Non c’è bisogno di aver studiato a fondo la letteratura (scritta) per capire che la struttura di una buona storia ha bisogno di alcuni elementi fondamentali per poter essere definita tale. Come ho appena detto, prima di iniziare a fotografare, considerate “a tavolino” quale sia il miglior tipo di scatti da fare. Che filo narrativo seguire, insomma.

In linea di massima, una storia efficace presenta, quasi sempre, la seguente struttura logica:

          1. Introduzione. Scattate delle immagini che riescano a contestualizzare il resto del vostro racconto. Vi trovate a un matrimonio? Fotografate gli invitati che attendono la sposa fuori dalla chiesa, l’orologio del campanile che segna l’attesa, il futuro marito che aspetta nervoso l’inizio della cerimonia, ecc. Le immagini introduttive servono a preparare l’osservatore su quello che avverrà in seguito. Sono fondamentali perché ci consentono di conoscere i luoghi in cui si svolgerà l’azione narrativa, i personaggi principali e secondari della nostra storia e, in generale, l’inquadramento complessivo del racconto.

Pensate a un romanzo: molto spesso sono proprio i primi  paragrafi che determinano il suo successo. Il potenziale lettore, sfogliando il libro in libreria, potrebbe decidere se acquistarlo o no proprio dopo aver dato un’occhiata alle prime pagine… Per le “storie visive” è assolutamente la stessa cosa. Molte volte gli scatti introduttivi danno alle persone la motivazione per approfondire o meno un determinato racconto.

          2. Trama. Tutte le buone storie sono molto di più che semplici parole vuote. Un racconto efficace è in grado di sviluppare più aspetti diversi a vari livelli: idee, sentimenti, esperienze a gradi di profondità differenti. Riuscire a fotografare la trama cogliendola nella sua essenza dovrebbe costituire lo scopo fondamentale di ogni buon racconto. Oltre che mostrare quanto accade, un grande fotografo dovrebbe essere capace di far riflettere… Esempio: consideriamo un semplice reportage di viaggio. Da turisti possiamo decidere quali tematiche affrontare per raccontare i diversi aspetti del nostro viaggio, prediligendo a seconda dei casi:

  • tematiche visuali (forme, colori, linee: i muri bianchi delle case greche, le sinuose concavità delle conchiglie di un atollo tropicale, le policrome mercanzie di un suk arabo, ecc.);
  • tematiche stilistiche (ripetendo determinate tecniche fotografiche per riprodurre soggetti differenti, includendo, per esempio, una serie di scatti macro della flora locale);
  • temi specifici (in tutti i mercati del Mediterraneo: Barcellona, Palermo, Casablanca, ecc. decido di riprendere sempre il macellaio, il venditore di stoffe, le donne che fanno la spesa, ecc. e poi metto a confronto le differenze);
  • tematiche di tipo relazionale (decido di concentrare la mia attenzione su uno o più soggetti in particolare, documentandone le “variazioni” nel corso del tempo degli stati d’animo, dei rapporti reciproci, delle espressioni facciali, ecc.)

Una storia fotografica potrebbe prevedere soltanto una di queste tematiche, oppure anche più di una nel caso la situazione lo rendesse possibile. A volte, certi temi emergeranno lungo il corso degli eventi (nuovi aspetti che non si erano presi in considerazione), ma tenete presente che quelli principali dovranno venire valutati e pianificati con un certo anticipo.

Ecco il tramonto per concludere in bellezza (ph.: Daniela Giovannini)

Ecco il tramonto per concludere in bellezza (ph.: Daniela Giovannini)

Alcuni fotografi sono soliti scriversi un promemoria delle “cose da non mancare assolutamente” (nei matrimoni è fondamentale: l’ingresso della sposa, gli anelli, la torta, ecc.). La flessibilità nel cogliere situazioni nuove ed impreviste è comunque la base per la buona riuscita del servizio.

          3. Conclusioni. Diciamo che ogni buon “romanziere” ha quasi sempre in testa come concludere correttamente una storia. Le ultime impressioni sono sempre importanti e vale la pena che il ricordo che si lascia nell’osservatore sia sempre qualcosa di piacevole.

Consideriamo che non è sempre obbligatorio legare il racconto in modo rigorosamente ordinato, secondo una precisa cadenza cronologica per intenderci. Però, in molti casi, risulta necessario.

Diciamo anche che se vogliamo inserire un bel cliché nel contesto della nostra storia, questo è proprio il momento per farlo! Nell’esempio del reportage di viaggio, se proprio vogliamo includere il solito tramonto sul mare, dedichiamogli l’ultima pagina. Andrà benissimo come immagine finale. Un’ottima metafora.

Sempre considerando i viaggi, altri esempi potrebbero essere il cartello che indica la stazione dei treni, l’ultimo bicchiere di vino di un tour enogastronomico o una valigia sul tapis roulant dell’aeroporto. Come sempre, chi più ne ha più ne metta…

A presto.

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