“Punti d’interesse”: 6 elementi fondamentali per guidare l’occhio dell’osservatore

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foto n.1: L’importanza del punto di messa a fuoco (foto di Massimo Lombardi)

In fotografia non sempre è richiesto che la definizione di un’immagine sia totale: il soggetto principale può essere ulteriormente accentuato o evidenziato limitando ad esso la zona di massima messa a fuoco. La presenza di un primo piano e/o di uno sfondo sfocati possono, non di rado, dare una notevole illusione di profondità alla foto. Tenete presente che la struttura compositiva di un’immagine non si costruisce soltanto attraverso il punto di ripresa. Guardate le foto qui sopra (realizzate dal nostro amico Massimo Lombardi di Firenze, fotoamatore molto avanzato): notate come cambia tutto semplicemente “focheggiando” in punti differenti.

La prossima volta che decidete di prendere la macchina fotografica e di scattare qualche foto, prima di premere il pulsante, ponetevi questa domanda: “Qual’è il punto focale di quest’immagine?“. Altri modi per chiedervi la stessa cosa potrebbero essere: qual’è il soggetto principale? che cosa voglio evidenziare nell’immagine che sto per scattare? dove voglio che cada l’occhio dell’osservatore? qual’è il punto d’interesse principale? ecc.

Ma perché è importante che ci sia un punto focale? Quando guardiamo un’immagine, sia essa una fotografia, un quadro, o qualcosa di digitalizzato su un monitor, il nostro occhio ha bisogno di trovare un punto dove potersi riposare (sarebbe meglio dire “soffermarsi“). Senza di esso, state certi che chi guarderà la vostra foto si stancherà presto; darà un’occhiata, certo, ma dopo pochi istanti tenderà a cercare qualcos’altro che catturi di più la sua attenzione.

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New York City: Lowlights 1991-2007 (ph.: A Lo Torto)

Una volta individuato un punto d’interesse, bisognerà valorizzarlo. Esso può essere qualsiasi cosa: una persona, una montagna, un monumento, quello che vi pare. Ovviamente, più sarà attraente, più il vostro compito risulterà facilitato. Comunque sia, tenendo in considerazione sei semplici aspetti, riuscirete a far risaltare il vostro soggetto, conferendogli l’importanza che si merita, indipendentemente dalla sua natura. Vediamoli insieme.

1. La posizione. Guardate quanto abbiamo detto a proposito della sezione aurea e della regola dei terzi. Vi sarà sicuramente di grande aiuto. Una composizione “ancorata al centro” risulta statica, priva di dinamismo e alquanto banale; infatti il centro dell’immagine, pur essendo determinante per il primo impatto visivo, non è il punto in cui l’occhio preferisce soffermarsi.

foto n.3: autore Nicola di Tella

2. La profondità di campo. Per la regola di Scheimpflug, uno dei capisaldi della fotografia, la messa a fuoco piena di un soggetto si ottiene se e solo se il piano su cui giace, il piano focale e quello della pellicola si incontrano in un punto (oppure all’infinito). Pertanto il piano di messa a fuoco è uno ed uno soltanto. Per fortuna (!), l’occhio umano riesce a distinguere come a fuoco anche una porzione di spazio antistante ed una retrostante questo piano, consentendoci di “percepire la profondità”: quest’area di nitidezza prima e dopo il singolo piano di messa a fuoco è la profondità di campo. Il suo uso creativo è uno strumento potentissimo, soprattutto quando si scatta a distanza ravvicinata. Guardate la foto n.3, scattata da un altro amico di clubfotografia.com, Nicola di Tella: l’immagine è stupenda, ma purtroppo l’ape non è completamente a fuoco (notate la testa). Quando si fotografa un insetto è preferibile ottenere la massima profondità di campo possibile, in modo tale da farlo risultare integralmente a fuoco (molte volte però, la poca distanza rende questo compito molto difficile, come in questo caso. Pertanto a Nicola vanno comunque i nostri complimenti). Per altri “soggetti-macro”, come ad esempio i fiori selvatici, una ridotta profondità di campo è utile per isolarli graficamente dal resto.

Se siete interessati al controllo della profondità di campo, consultate questo articolo.

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foto n.4: il “contorno in movimento” (foto A. Lo Torto – San Francisco, 2009)

3. Il “contorno in movimento”. Un vero e proprio trucco da professionisti è quello di sfocare intenzionalmente certe parti del nostro fotogramma utilizzando dei tempi di scatto lunghi. Specialmente se il nostro soggetto è immobile in una scena complessivamente “dinamica”. Guardate come ho sfruttato il passaggio di questo tram a San Francisco, per “incorniciare” il ragazzo che attraversava la strada.

4. Le dimensioni del soggetto. Ingrandire il vostro soggetto utilizzando la prospettiva non vuol dire renderlo più importante all’interno dell’immagine complessiva… però aiuta molto! (vedi foto n.2).

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foto n.5: Il contrasto cromatico mette in risalto il soggetto (campagna per Ori&Fiori di Milly de Maria – ph.: A. Lo Torto, 2000)

5. I colori. Sfruttare il contrasto cromatico è un altro modo per evidenziare il soggetto separandolo dal resto della scena. Spesso non è facile incappare in situazioni di questo tipo, specialmente se ci troviamo a scattare in esterni a soggetti “naturali”, perciò la tecnica dei colori contrastanti è prerogativa di foto un po’ più “costruite”, magari addirittura in studio. Non per niente viene utilizzata di frequente nelle immagini pubblicitarie (vedi foto n.5). Comunque anche il blu intenso del cielo o del mare possono fornire un’ottima tavolozza su cui lavorare.

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foto n.6 (immagine tratta dalla mostra del 2004 “Il glicine nelle architetture milanesi” di A. Lo Torto)

6. Forme. Nella realtà di tutti i giorni è facile imbattersi nei contrasti generati da forme e trame tra loro eterogenee: i motivi di pavimenti e piastrelle sono un esempio abbastanza comune. Una combinazione degli aspetti considerati finora è visibile nella foto n.6, dove il contrasto cromatico tra il glicine e lo sfondo di foglie verde scuro esalta il viola dei fiori. L’accenno di rete metallica in primo piano costituisce la cornice attraverso cui guardare il soggetto. Si è giunti a tale risultato mutando volutamente il punto di ripresa in modo da anteporre, a pochi centimetri dall’obiettivo, la trama della rete. Questa, con un diaframma molto aperto, sfuma in un’ombra vaga che va a sovrapporsi alla pianta stessa, sfocandola leggermente. Tecniche analoghe possono essere adottate per i paesaggi: molto spesso, infatti, abbassando il punto di ripresa, è possibile sfumare un primo piano non molto interessante, per esempio con i fili d’erba ai nostri piedi.

Concludendo, ricordatevi sempre di non confondere chi guarda le vostre immagini presentandogli più di un punto d’interesse principale. I soggetti secondari vengono sicuramente in aiuto di chi vuole indirizzare l’attenzione dell’osservatore verso un determinato punto d’interesse, ma il troppo… stroppia! Per chi è interessato all’argomento, consigliamo di dare un’occhiata ai nostri articoli sulla composizione fotografica nelle foto di nudo.

Ringraziamo Max Lombardi e Nicola di Tella per il prezioso contributo al presente articolo.

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