I primi 5 segreti per fare il “salto di qualità”

di Antonio Lo Torto

Alcuni sostengono che il miglior modo per poter veramente imparare qualcosa sia prendere le tramvate in faccia. Oggi voglio cominciare a parlarvi di alcune cose che il sottoscritto ha imparato, a spese sue, nel corso della sua vita di fotografo, dopo averne prese tante, di tramvate. E così di frustrazioni, scoraggiamenti, delusioni, perdite di tempo e di denaro e soprattutto tante, tante, tantissime occasioni buttate via… ahimè. Non si tratta di consigli troppo scontati, ve lo assicuro, e sono convinto che molti di voi non ci hanno mai pensato prima. Spero possano esservi d’aiuto per migliorare le vostre “skills” di fotografi.

1. Tenete sempre (o quasi) una fotocamera a portata di mano

Ricoh GRD IV in una tasca di pantaloni (courtesy of Pinterest)

Ricoh GRD IV in una tasca di pantaloni (courtesy of Pinterest)

Chi di voi non ha mai rinunciato, almeno una volta nella vita, a portarsi dietro la macchina fotografica perché in quel momento non aveva voglia di fare fatica? Quante volte, magari prima di andare a fare un giretto domenicale, ci siamo detti “uffa! non ho voglia di sbattermi… tanto tutte le volte che l’ho portata non l’ho mai usata!”, e poi è capitato, invece, che quell’unica volta che non l’abbiamo fatto, ci saremmo mangiati le mani!?

In effetti, trascinarsi dietro una reflex “di grossa cilindrata” con due/tre obiettivi al seguito è una bella rottura, se il nostro scopo è quello di andare a comprare pane e latte nel negozio sotto casa. Il fatto è che una cosa che ho imparato, mio malgrado, grazie alla mia esperienza è che le situazioni da fotografare non stanno lì ad aspettare noi. “Ah, se avessi dietro la fotocamera!” quante volte ce lo siamo detti? Tante, vero!?

La soluzione ideale sarebbe una macchinetta piccola, leggera, “piatta” che possa soddisfare le nostre esigenze di libertà creativa… un telefonino, insomma! L’I-phone, ad esempio, o il Samsung Galaxy. Ma se mi è concessa una piccola critica, per me non vanno così bene. I motivi sono essenzialmente tre: il primo è che nascono come telefonini, non come macchine fotografiche; pertanto l’utilizzo che ne faremmo in questo senso è subordinato a tante altre funzioni “comunicative” ben più importanti di quella della ripresa fotografica (parlare, sms, e-mail, ecc.). In secondo luogo, ma basilare, detto inter nos le immagini che producono non sono poi così soddisfacenti… Se in quel momento le condizioni della luce non sono ideali, il risultato, spesso e sovente, è molto inferiore a quello che ci aspettiamo noi, che di foto ce ne intendiamo. Sono telefonini, appunto! Infine, si tratta di oggetti delicati che… costano un mucchio di soldi! Non ci perdoneremmo mai di aver fatto cadere per terra il nostro nuovissimo 5C 32 Gb, da mille euro, mentre cercavano di riprendere un piccione che spiccava il volo! Non ne valeva veramente la pena. O sbaglio?!

Foto di O. Duong (courtesy of digital-photography-school.com)

Foto di O. Duong (courtesy of digital-photography-school.com)

La tecnologia, come sempre, ci viene in aiuto e, oggi più che mai, possiamo scegliere quello che vogliamo in fatto di piccoli apparecchi fotografici, comodi e capaci di restituirci veramente delle emozioni. L’importante però è che siano TASCABILI! Da portare veramente nei jeans o in una borsetta da signora, senza che creino impiccio ai movimenti, o pesino come un macigno. Le dimensioni di uno smartphone sono l’ideale: massimo 20cm di altezza, 7/8 di larghezza e di profondità e un peso inferiore al chilo. Me ne vengono in mente due: la Ricoh GR Digital IV da 10 megapixel e la Sony W730  da 16 mpx. La prima è un po’ cara, ma la resa è notevolissima; mentre la Sony costa pochissimo ed è comodissima da trasportare. Comunque in commercio ce ne sono molte altre (un’altra fantastica, ma molto costosa, è la Canon S120 della serie Powershot; la stessa casa ha comunque in catalogo prodotti a prezzi inferiori, ma un po’ meno performanti).

Non avete idea di quante occasioni fotografiche nuove si presenteranno al vostro occhio di “cacciatori d’immagini”. Sicuramente una compattina non sostituirà mai la vostra “ammiraglia”, ma portarsi dietro una “vera” fotocamera, leggera e comoda da afferrare in ogni situazione, cambierà radicalmente il vostro approccio a questo mondo. Provare per credere.

2. L’importanza dello sfondo

Cercate di tenere sempre presente che ogni soggetto è sempre legato allo sfondo. Molto raramente ciò che fotografate è indipendente da quanto gli sta intorno.

Prima di scattare, valutate sempre quello che circonda il vostro soggetto e il metodo migliore per farlo è quello di GUARDARE ATTENTAMENTE NEL MIRINO. Osservate un’immagine qualsiasi. Lo sfondo non potrà fare altro che due cose: dirigere l’occhio verso il punto in cui volete che vada, oppure l’esatto contrario. Non si scappa. Di solito, nella normalità dei casi, chi scatta una foto ad un soggetto vuole che l’osservatore concentri la sua attenzione su di lui, ma potrebbe non essere sempre così. Le tecniche di apertura e chiusura del diaframma aiutano tanto in questo senso. Quanto abbiamo detto a proposito del 50mm potrebbe risultarvi utile.

La "durezza" di una luce radente al tramonto, esaltata da una pellicola "ipercromatica" come la Fujichrome Velvia (ph. A. Lo Torto, Milano 1999)

La “durezza” di una luce radente al tramonto, esaltata da una pellicola “ipercromatica” come la Fujichrome Velvia (ph. A. Lo Torto, Milano 1999)

Date un’occhiata al tizio sullo sfondo nella foto scattata da Olivier Duong. Ad alcuni la sua presenza potrebbe apparire disturbante, ma, riflettendoci, nel contempo arricchisce l’immagine di un’incredibile quantità di contenuti aggiuntivi: perché ha quell’espressione? E perché è vestito in quel modo? E’ infastidito dal fotografo o dall’esuberanza del suo soggetto..? E via dicendo. Abbiamo parlato di queste cose quando spiegavamo come raccontare una storia soltanto attraverso le immagini. Date ad esempio uno sguardo alla foto scattata dal nostro amico Ferdinando e provate per un attimo ad “entrarci dentro”… un bell’esercizio. Da provare.

3. Tutto è luce (… e la luce è tutto)

Tutti sanno che “fotografare” vuol dire “scrivere con la luce”. Pertanto, per un fotografo, è inevitabile considerare qualsiasi potenziale soggetto in termini di luce. Bisogna imparare a farlo.

Processione Indù (ph. A. Lo Torto, 2002)

Processione Indù (ph. A. Lo Torto, 2002)

Avete mai provato a osservare il volto di qualcuno che guarda la TV? Avete visto com’è illuminato? Come vi sentite guardando un’alba, piuttosto che un tramonto? Non provate sensazioni molto diverse? Avete mai notato quanto siano marcate le ombre quando la luce è “dura”? Con esempi di questo tipo potremmo riempire dieci scaffali di una biblioteca, il punto, però, è che il salto di qualità lo farete solo nel momento in cui incomincerete a guardare il mondo sotto questi termini. Se non ci riuscite subito è meglio che cominciate a farlo.

La foto delle finestre, qui sopra, è stata scattata conoscendo esattamente in partenza il risultato che volevo ottenere: la luce radente e dura del tramonto di una bella giornata di fine inverno avrebbe sicuramente esaltato la trama dei mattoni della casa di fronte… senza bisogno di usare il Photoshop! E’ bastata una pellicola esaltante come la Velvia per mettere in risalto i materiali e i colori. Date un’occhiata alla nostra sezione dedicata alla composizione in fotografia per capire meglio come poter sfruttare la luce per i vostri scopi.

4. Trattate il vostro lavoro come una bottiglia di vino pregiato

Un fotografo americano amico mio, quando parla agli studenti dell’università in cui insegna, dice sempre che molte immagini sono sì frutto del caso, ma possono anche essere il risultato del genio nascosto di qualche potenziale mostro sacro… Filantropicamente parlando, siccome loro sono suoi allievi, è più probabile che si tratti di tanti piccoli “mostri” che ancora non si sono resi conto di quanto siano bravi! La foto migliore della nostra vita dobbiamo ancora scattarla, è pacifico, altrimenti non troveremo più gli stimoli necessari a migliorarci, ma è possibile che nel nostro archivio giaccia, dimenticato, un tesoro di cui non ci siamo mai accorti.

Avete mai provato, dopo anni, a riguardare le foto che avete scattato in gioventù? Anche l’occhio matura con l’esperienza, ricordatevelo sempre. Qualcosa che un tempo poteva sembrarvi orribile, addirittura da cestinare, oggi potrebbe apparirvi totalmente diverso, alla luce di un’evoluzione del gusto estetico che muta in base a mille fattori diversi: mode, tendenze, mentalità.

Sono passati più di dieci anni da quando scattai questa foto in Indonesia. Ne avevo perso le tracce. Non è poi così male. Il vino ha bisogno d’invecchiare per diventare buono. Ovviamente se l’uva era di prima qualità e il processo di vinificazione è stato impeccabile il risultato sarà migliore, ma anche il tempo deve fare il suo corso…

5. Oltre alla tecnica, anche il cuore vuole la sua parte

San Marchetto (ph. A. Lo Torto, 2014)

San Marchetto (ph. A. Lo Torto, 2014)

Dando per scontato che chi va in giro a scattare foto con passione e materiali costosi sappia che cosa sta facendo (spesso però non è sempre così, ve lo assicuro!), tutto il resto è questione di occhio e sentimenti. Mutuando una frase di Sean Connery dal film Highlander, direi che le buone foto si fanno con la macchina, con gli occhi e col cuore

Voglio proporvi un ottimo esercizio: prendete una foto che avete scattato, guardatela bene. Poi puntate il dito dove, secondo voi, manca qualcosa: un particolare, una persona, un parte di un tutto che, così com’è, vi sembra incompleto. Ecco, ciò che manca è quel “pezzo di cuore” che non avete utilizzato quando avete premuto il pulsante di scatto. Si vede che in quel momento non eravate, come dire, “coinvolti emotivamente”. Spesso fotografare non vuol dire soltanto catturare ciò che è fuori, nel mondo, ma anche ciò che è dentro di noi…

Provate a produrre delle immagini di ciò che più vi interessa, non di tutto quello che vi capita a tiro. E cercate di “mettere una parte di voi” dentro queste immagini.

Vi rimando alla “prossima puntata” per svelarvi gli ultimi 5 segreti. A presto,

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Seconda Parte

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