Portfolio: le “geometrie esistenzialiste” di Danilo Mazzanti.

di Antonio Lo Torto

Danilo Mazzanti

Danilo Mazzanti

Parlando di composizione fotografica abbiamo accennato agli ottimi risultati ottenibili concentrando la nostra attenzione su trame, motivi e colori della realtà che ci circonda. Così pure tante volte abbiamo insistito su quanto geometria e fotografia, molto spesso, vadano a braccetto, a causa, forse, di quell’innata disposizione umana a seguire determinati “sentieri psicologici”. Le linee sono ovunque intorno a noi. Danno una direzione alla nostra vita. Alcune linee, come le strade (insieme agli orizzonti, le linee più tipiche, forse), ci portano a casa, ci guidano verso qualcosa di meraviglioso; altre, come la via verso la salvezza, ci tirano fuori dai pericoli. Chissà…?!

Danilo Mazzanti è un ragazzo di 42 anni che, grazie ai suoi lavori, ci fa riflettere su questi argomenti forse un po’ astratti, ma decisamente concreti, a livello iconico, attraverso un attento studio del particolare. La sua specialità, a quanto pare.

Autore di un pregevole testo di filosofia edito da Aldenia (di cui spero mi farà presto omaggio ;-), Danilo ha sfruttato la sua produzione fotografica per illustrarne i concetti più importanti. Ciò dimostra le sue poliedriche doti di osservatore analitico dell’esistenza umana. Vi rimando al suo sito, www.danilomazzanti.it, per informazioni più dettagliate, ma vorrei soffermarmi ancora un attimo su quest’aspetto della personalità del Mazzanti.

Una volta, infatti, scrissi che linee e forme riconoscibili contribuiscono a conferire una struttura all’immagine, ma che il pericolo per il fotografo era quello di “rimanere vincolato” a determinati clichés, andando a ricercare sempre questi allineamenti. Devo ammettere che Mazzanti sembra aver superato questo problema, riuscendo a distinguersi, creandosi, cioè, una sorta di trademark personale. Certo, non è né il primo, né l’ultimo, ma le sue opere manifestano il pregio di non apparire mai noiose… non sembrano “la solita minestra”, insomma.

Apprezzandone anche le spiccate doti di percezione dell’accostamento (consentitemi di coniare un nuovo concetto…!) debbo pacificamente ammettere che Danilo Mazzanti mi ha favorevolmente colpito e, pertanto, di concerto al nostro Nando Rondinelli, si è deciso di dedicargli questa pagina nella nostra sezione Portfolii.

Resta solo che il pubblico ammiri i lavori di questo ragazzo e, da parte nostra, segnalare alla critica, alle gallerie e forse anche a qualche collezionista, non solo Danilo, ma tutti gli autori che abbiamo presentato nell’arco di questi cinque anni e che, ne siamo convinti, apportano un significativo contributo (anche se modesto per numero) al mondo dell’arte emergente e alla reciproca conoscenza.

Danilo MazzantiSono nato il 15 Agosto 1973 a Genova e sono figlio unico.
 Ho una passione per le materie scientifiche, alle quali mi sono accostato negli anni successivi a quelli degli studi scolastici. Esse mi hanno condotto a riflettere sull’uomo e sul significato della sua esistenza all’interno di un Universo illimitato ed in gran parte misterioso. Il pensiero filosofico rappresenta, quindi, il sostrato delle mie riflessioni, che pongono l’essere umano al centro delle proprie tematiche.
Ho una grande passione per la fotografia, la cui produzione si impernia proprio sull’uomo, di cui tento di trasmettere il messaggio più profondo. Quest’ultimo si definisce nel suo intimo rapporto con se stesso e con il proprio Mondo e si manifesta attraverso il suo sentimento, il suo pensiero e la sua attività introspettiva. Questi sono gli elementi che ne individuano l’essenza e che, proprio tramite la fotografia, mi propongo di comunicare. La loro astrattezza li rende trasmissibili soltanto attraverso la “sensazione”, che dovrebbe generarsi nell’animo di chi osserva le mie immagini, indipendentemente dal loro contenuto figurativo.
Questa “impronta emotiva”, che marchia la mia fotografia, rappresenta l’espressione del mio pensiero, del mio sentimento e del mio modo di vedere il Mondo. 
La mia produzione fotografica si sviluppa, principalmente, sulla base di due tematiche predominanti: in una di queste tento di esprimere il dramma umano, quale inevitabile condizione derivata dall’attività introspettiva e filosofica dell’uomo, rivolta alla costante ricerca di una verità sulla propria natura; nell’altra, in antitesi alla prima, tento di raffigurare “la bellezza”, ricercandola nella Natura, nelle piccole cose, in quei giochi di forme nei quali luci e colori attuano i propri straordinari incantesimi. Una “bellezza” che cerco di scorgere ovunque, tentando di distillarla nella sua rappresentazione più elementare, per poterla proporre come straordinario ed insostituibile valore della vita.

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