Portfolio: Io, Lucio Valerio Pini

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di Antonio Lo Torto

Lucio Valerio Pini

Lucio Valerio Pini

Un ambito abbastanza particolare sul rapporto tra pittura e fotografia, sul lavoro, sul divertissement è quello in cui gli artisti intervengono su immagini loro o di altri artisti e i segni della manualità del pigmento si sovrappongono a quelli dell’emulsione. E’ il caso proprio della Pop art (come non ricordare i lavori di Rauschenberg) o della cosiddetta Mec Art italiana (Bertini, Tagliaferro e, più di tutti, Schifano), ma non entrando in queste espressioni complessive, cerchiamo di restare sulla situazione occasionale in cui queste tipologie diverse s’incontrano in connubi speciali di lavoro, anche momentanei.

Emblematico è il caso di Ferroni che, verso la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo, faceva fotografare le sue opere a Cattaneo e su queste, poi, procedeva ulteriormente; spesso il fotografo ritraeva scenografie prodotte da Ferroni e il risultato costituiva, attraverso l’ingrandimento delle immagini, la base su cui lavorare. Una sorta di canovaccio…

Con queste premesse e come per Arcangelo Manoni, ma, soprattutto, per Mario Bocci, oggi ospitiamo le immagini di un amico fotografo non più, per così dire, in “tenera età”, ma la cui originalità di forme e contenuti fanno apparire il suo prodotto alla stregua di quello di un neo diplomato di una scuola d’arte… Si tratta di Lucio Valerio Pini, un signore romano di ottant’anni che, sfogliando le pagine del nostro sito, ha deciso di contattarci e di proporci le sue foto. Ne siamo lieti.

Il suo “curriculum scolastico” per quanto riguarda la fotografia è degno di nota: Lucio, nel corso degli anni, ha infatti seguito corsi tenuti da maestri come Franco Fontana, di cui si considera allievo, Giuseppe Pino, Giorgio Lotti, Ferdinando Scianna, Ralph Gibson, Alberta Tiburzi, Alberto Schommer e Maurizio Galimberti. Egli stesso, poi, si è a sua volta dedicato all’insegnamento della tecnica fotografica e di storia dell’immagine, arrivando persino alla Seconda Università di Roma, a Tor Vergata.

Come potete ammirare nella galleria qui sotto, i lavori proposti da Pini fanno, in un certo senso, storia a sé; infatti sono “collocabili” in una sorta di confine tra la fotografia in senso stretto e le arti figurative più in generale, come la pittura appunto, o il collages.

Il sottoscritto si è permesso di selezionare soltanto sedici immagini tra quelle proposte, ma è possibile ammirare molte altre opere di Lucio su cfcontroluce.it, lorislorenzini.it e yasni.info.

Vediamo ora, con le sue parole, come l’Autore descrive se stesso e il suo lavoro.

L’apparente irrealtà delle mie immagini inizialmente, spingerebbe a pensare ad un lavoro di ricerca essenzialmente pittorico ed il ricorso al computer per realizzarle, solo come mezzo contingente. Il fatto che si tratti del contrario mette in luce l’elemento più interessante della mia ricerca creativa che è tanto psicologica quanto estetica. Cerco di avvalermi di quel desiderio naturale nell’essere umano di sottrarre alla corruzione del tempo la realtà che avanza inesorabilmente e fissarla per sempre così come io l’ho trasformata.

Essenzialmente sono un fotografo ma alle mie foto faccio seguire un destino di manipolazione, di alterazione, di sottrazione del vero. Il mio scopo è quello di sollevare la foto dalla sua proprietà specifica di catturare la realtà per trasportarla, manipolata, nel regno della fantasia, del sogno e della creatività. Io desidero rappresentare storie di un mondo alternativo alla realtà, improbabile. Io sostengo che tra il reale e l’irreale tra il probabile e l’improbabile esiste una meravigliosa nicchia che si chiama il possibile. Ed il possibile si trova nel regno dei sogni.

Questa convinzione è una delle prerogative dell’arte e di tante creazioni artistiche. Attraverso l’utilizzo della macchina fotografica e successivamente mediante l’uso del computer io cerco di sostituire l’universo conosciuto con un universo mio fatto di altri segni e di altri colori. Ho sperimentato le ampie ma pur sempre limitate possibilità di manipolazioni della pellicola a sviluppo istantaneo Polaroid. Non mi bastava ed allora ho cercato ancora un mezzo diverso per raggiungere il mio scopo. Ho scoperto l’elaborazione digitale. Il computer mi fornisce un sconfinata gamma di possibilità di stravolgere la reale composizione della fotografia da me ripresa e crearne un’ altra diversa da sé.

Non più foto ma immagine. Ora posso sconvolgere i rapporti cromatici che sarebbe legittimo aspettarsi. Ora posso inserire nella foto originale altre immagini che in qualche modo abbiano attinenza, anche vaga, con il soggetto principale. Ora posso trasportare il soggetto fotografato in un luogo, in luoghi diversi da quelli in cui è stato ripreso collocandolo in spazi e tempi magari antitetici tra loro.

Il soggetto iniziale è quasi sempre la figura della donna nelle sue infinite modalità di essere e di apparire. Cerco di rappresentare così le donne che ho incontrato, quelle che ho conosciuto, quelle che non ho conosciuto e quelle che non ho potuto conoscere ma che avrei voluto conoscere.

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