Nobuyoshi Araki. A Milano

di Elisabetta Spinelli

Foto di N. Araki (courtesy of max.rcs.it)

Provocazione, sensualità, dissacrazione. A Milano, nella nuova mostra personale, il racconto erotico di Nobuyoshi Araki, artista tra i più controversi e rappresentativi della contemporaneità.

Araki usa la fotografia come mezzo per testimoniare il tempo e per ritrarre, senza filtro, il mondo che lo circonda con tutte le sue contraddizioni. L’atto del fotografare è uno strumento per mostrare tutto, per estrarre l’essenza delle cose e, nel caso delle donne, ciò che esse sono, il loro vivere quotidiano o la loro sensualità. l suoi scatti sono una sorta di diario esistenziale, dove il fluire della vita è segnato dalle immagini. Guidato da una grande passione per la vita, Araki crea sempre una tensione emotiva tra due opposti: bene e male, ironia e mistero, desiderio erotico ed espressione ludica.

L’eros, le donne e tutto ciò che si trasforma nel tempo, come i suoi fiori, sensuali e potenti, o i cieli dove spazio e tempo svaniscono nel nulla, sono i protagonisti delle sue opere. Il bondage e il nudo femminile sono solo una parte del suo lavoro. Con la sua macchina cattura tutto ciò che si trasforma nel tempo: i fiori, le strade affollate di Tokyo, il cielo, il viaggio verso la morte della moglie e del gatto, perché “la morte è il vero tema, la cosa più sacra, le fotografie dei genitali femminili sono solo un passatempo divertente”.

Foto di N. Araki (courtesy of artslope.com)

Araki è il fotografo giapponese più celebrato e conosciuto al mondo, spesso criticato e censurato per le sue opere che superano i limiti della pornografia. Il nudo nelle sue fotografie nasce dal rapporto con la moglie, dove anche l’intimità è rappresentata nei suoi scatti. Dopo la sua morte, Araki ricrea un rapporto fotografico, e qualche volta anche sentimentale, con le modelle che posano per lui. Ritratte nude, in atteggiamenti provocanti e sensuali, lascivamente abbandonate a terra, sedute o coricate su letti disfatti, le sue donne appaiono complici e consapevoli del gioco di seduzione ma allo stesso tempo esibiscono ed offrono la loro bellezza e sensualità con una naturalezza disarmante e con un abbandono assoluto.

E’ l’artista che ha amato ed esaltato di più l’universo femminile. Tutte le donne, belle, brutte, vittime di operazioni, con corpi imperfetti, sono sensuali e misteriose dietro il suo obbiettivo. Mostra la loro bellezza, la loro essenza così com’è, in modo reale, con un linguaggio schietto e onesto che solo la fotografia consente. Le foto di bondage, il kinbaku giapponese, dove lega con corde e fasce donne nude o in sontuosi kimoni, sono quelle che l’hanno reso famoso in tutto il mondo.

L’esposizione si compone di fotografie di grande e medio formato e di polaroid.

Fino al 21 Aprile 2012 alla galleria Zonca e Zonca in via Ciovasso, 4 a Milano. Sito.

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