Nitidezza e Photoshop: binomio indissolubile (la maschera di contrasto)

foto n.1: scansione da negativo prima dell'applicazione della maschera di contrasto

L’utilizzo della funzione maschera di contrasto presente in Adobe Photoshop (o strumenti analoghi in altri programmi di fotoritocco) è diventata pratica comune per chiunque si diletti a elaborare le immagini in fase di post-produzione. Non mi è mai capitato di vedere una foto digitalizzata (scattata o acquisita tramite uno scanner) che non avesse bisogno anche solo di un leggero aumento della nitidezza: sia per recuperare parte della vivacità originale perduta durante il processo di ritocco, sia per correggere una fotografia lievemente fuori fuoco, possiamo dire che la finestra di dialogo maschera di contrasto sia diventata, un po’ per tutti, una sorta di passaggio obbligato (anche se molti stentino ancora ad ammetterlo…). Per chi ha una certa familiarità con le “cose vecchie”, forse si ricorderà che con il termine “maschera di contrasto ” s’intendeva una tecnica utilizzata in camera oscura con cui si creavano una versione “sfocata” e una “non sfocata” della stessa immagine; quest’ultima, poi, veniva sovrapposta alla prima e si stampava la foto. Come risultato avevamo un’immagine che presentava dei bordi più chiari, più nitidi (un po’ come se avessimo posizionato una specie di luce di contorno dietro ogni elemento della scena). Ma queste sono cose che non si fanno più… vediamo invece che si combina di questi tempi.

Impostazioni generali della maschera di contrasto

fig.1: ingrandimento di un contorno al 1200% (elaboraz. www.theredeer.it)

Semplificando molto il concetto, possiamo dire che parlando di nitidezza digitale non facciamo riferimento ad una messa a fuoco nitida, bensì ad un filtro presente nei softwares di eleaborazione delle immagini che è in grado di accentuare l’impressione di nitidezza aumentando il contrasto tra pixels adiacenti. Provate ad osservare un contorno leggermente sfocato ad un forte ingrandimento. Probabilmente vedrete almeno uno o due pixels “intermedi” tra la parte scura e la parte chiara del contorno. In fig.1 abbiamo ingrandito un’immagine al 1200% e la freccia indica l’area di pixels grigiastri proprio sul contorno tra le due zone. Quest’area di pixels grigiastri è la sfocatura. A questo punto, la funzione del filtro “maschera di contrasto” è facilmente evincibile: eliminare i pixels grigi e, di conseguenza, incrementare la sensazione di contrasto/nitidezza complessiva dell’immagine.

(Tutto ok, d’accordo. Recuperare la nitidezza è possibile, ma i dettagli persi a causa della messa a fuoco imprecisa? Forse è possibile… ne parleremo presto)

fig. 2: per immagini piuttosto pesanti, 50% di livello ingrandimento è il valore più indicato (elaboraz. www.theredeer.it)

1. Quando ci troviamo di fronte ad un’immagine di cui vogliamo aumentare il grado di nitidezza, dobbiamo sempre tener presente che Photopshop visualizza la foto in modo differente a seconda dei diversi valori d’ingrandimento, pertanto scegliere l’ingrandimento giusto (o il fattore di zoom) per effettuare tale operazione non è, quello che si dice, un vero e proprio gioco da ragazzi. Le attuali fotocamere digitali producono file molto grandi per cui, in linea di massima, l’ingrandimento accettato per effettuare un corretto aumento di nitidezza sarà, all’incirca, del 50% (vedi fig.2).

fig.3: la finestra di dialogo "maschera di contrasto" (elaboraz. www.theredeer.it)

2. Una volta visualizzata la fotografia al 50%, apriamo il menù [Filtro > Contrasta > Maschera di contrasto]. Nella finestra di dialogo relativa noteremo la presenza di tre simpatici cursori (vedi fig.3):

  • Fattore (Amount), con cui stabiliamo la quantità di nitidezza da applicare alla fotografia; cioè, l’intensità che vogliamo dare all’effetto. Meglio: quanta differenza (contrasto) vogliamo che ci sia tra i vari elementi sulla scena? Maggiore sarà il valore che daremo al Fattore, più contrasto ci sarà tra il bordo di ciascuno di essi.
  • Raggio (Radius), che determina il numero di pixels su cui influisce il contrasto a partire dal bordo di ciascun elemento, “l’area di azione” del fattore contrasto. Minore è il suo valore, meno visibili saranno le modifiche apportate alla foto. E viceversa.
  • Soglia (Threshold), per mezzo di questo parametro stabiliamo il livello di differenza tra i pixels a cui vogliamo applicare l’effetto. In buona sostanza, diciamo a Photoshop quale dev’essere la differenza di contrasto minima tra pixels adiacenti su cui agire; perciò più basso sarà il suo valore, maggiore sarà l’effetto visibile (ex: soglia = 2, dico al programma di includere nella sua elaborazione tutti quei pixels che differiscono tra loro di un fattore 2 e che sono tanti; soglia = 7, dico al programma di includere nella sua elaborazione tutti quei pixels che differiscono tra loro di un fattore 7 e sono molti di meno!).

foto n.2: foto dopo intervento con maschera di contrasto

3. A questo punto la domanda sorge spontanea: quali sono i parametri più corretti che dobbiamo inserire nella maschera di contrasto per rendere più nitida una foto? Vi rispondo in questo modo: dipende. Affrontare alcuni casi specifici può, forse, venirci in aiuto in modo da vedere se sia possibile stabilire una regola per determinare con esatezza i valori di contrasto/nitidezza. Dalla prossima volta affronteremo nei particolari i settaggi con cui impostare il nostro filtro per soggetti “tenui”, nel ritratto, se vogliamo un contrasto moderato o particolarmente accentuato e per il web. Per ora, vi basti sapere che le impostazioni che ho dato alla mia maschera di contrasto nel caso dell’auto da corsa sono le seguenti: fattore = 200, raggio = 1.5 e soglia = 2. La differenza è piuttosto evidente.

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