Nino Migliori, “La materia dei sogni”. Alla Fondazione Forma

di Elisabetta Spinelli

ph.: Nino Migliori, 1957 (courtesy of Fondazione Forma)

Ho iniziato a fotografare nel 1948, poco Più che ventenne. La guerra era stata molto dura e dopo un periodo di bombardamenti, sirene e rifugi, desideravo recuperare la mia identità, comprendere altre culture e scoprire il mondo. Lasciare la strada vecchia per la nuova – continua – negli anni ’70 provai anche la Polaroid. Mi piaceva intervenire sulle immagini appena scattate con piccole pressioni per modificare colori e contorni. Per renderle Più vicine alla mia traduzione mentale di ciò che avevo davanti.”

Nino Migliori sorprende chiunque decida di conoscere il senso e la mole del suo lavoro. Sorprende certo per la sua produzione, per la diversità dei progetti realizzati, per gli scarti continui di linguaggio che ha saputo imprimere alle sue ricerche. Ma la vera sorpresa risiede nell’assoluta coerenza che in tanti anni di lavoro ha saputo mantenere. Se le sue ricerche si intersecano e dialogano fra loro, il labirinto visivo costruito dal fotografo bolognese appare intricato ma allo stesso tempo lineare, perché tutto il suo lavoro – dalle sperimentazioni, alle immagini figurative, alle installazioni più ardite e nuove – si fonda su un unico, solo linguaggio da esplorare: la fotografia – la materia prima per creare i suoi sogni visivi.

Nino Migliori inizia a scattare alla fine degli anni Quaranta a Bologna: scopre un’Italia fatta di una nuova quotidianità che riprende con poesia e precisione. Sono gli anni del realismo e Migliori crea alcune tra le più celebri e significative immagini di questa stagione. In questi stessi anni, comincia anche le sue sperimentazioni: nascono i “Muri”, i lavori “off-camera”; interviene sulle lastre e sulle pellicole con graffi e incisioni (cliché-verre), usa la luce di un fiammifero per impressionare i negativi (pirogrammi), disegna sulla carta fotografica con i liquidi di fissaggio e di sviluppo (ossidazioni).

La locandina della mostra

Un viaggio orientato dalla voglia di rompere con gli schemi, in cui sperimenta con materiali vari, giocando anche con l’oro e con il bronzo, e inventera installazioni sorprendenti e innovative. In un incessante lavoro di esplorazione fotografica.

Fotografare, dice, significa scegliere e trasformare. Nei suoi lavori la materia di cui si avvale si trasforma sempre in qualcosa d’altro. In un brandello di memoria per i posteri, in un interrogativo per i contemporanei. In una strada nuova da percorrere. Come le tante che Migliori ha percorso, e continua ancora a percorrere, nella sua ricerca.

La mostra di Forma è la prima grande retrospettiva dedicata a Nino Migliori e in un insieme di immagini celebri e di grandi inediti, presenta le fotografie realizzate negli anni Quaranta e Cinquanta, la serie dei Muri, le sperimentazioni off camera, le celebri polaroid, fino alle installazioni più recenti.

Fino al 6 gennaio 2013 alla Fondazione Forma per la fotografia – piazza Tito Lucrezio Caro, 1 a Milano.

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