Mostra di Varie Arti Visive di Elad Lassry. Al PAC di Milano

di Elisabetta Spinelli

“Woman, Man” di Elad Lassry, 2010 (courtesy of joshuaabelow.blogspot.com)

ll PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta la prima mostra monografica che un’istituzione museale italiana dedica al lavoro di Elad Lassry (1977, Tel Aviv; vive e lavora a Los Angeles) a cura di Alessandro Rabottini.

Il lavoro di Lassry è caratterizzato da una riflessione sull’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative. A partire dalla sua recente comparsa sulla scena internazionale, il lavoro di Elad Lassry ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica tanto per la forza visiva quanto per il rigore concettuale che lo contraddistinguono.

Le fotografie di Elad Lassry presentano soggetti all’apparenza familiari (persone, animali, luoghi e oggetti più o meno banali), ma è il modo in cui l’artista li ritrae a produrre un effetto ambiguo e straniante. Le pose delle persone sono artefatte, gli animali e, più in generale, la natura appaiono del tutto artificiali mentre gli oggetti – molti dei quali sono arrangiati in composizioni che ricordano la fotografia pubblicitaria – sembrano non appartenere al dominio della funzionalità, nonostante non sia chiaro se abbiano un significato simbolico.

L’universo visivo di Elad Lassry è privo di parole: non soltanto i suoi film sono muti ma, più in generale, la perfezione formale delle sue immagini e la loro elaborata costruzione fanno sì che la possibilità che un’immagine significhi o racconti qualcosa venga per un attimo sospesa. Più che lo spazio di una narrazione, le immagini di Lassry sono una superficie sulla quale si riflettono seduzione e repulsione, ambiguità e straniamento.

Una serie di stratagemmi formali messi in atto creano ulteriori forme di ambiguità a livello percettivo: tra l’immagine e la sua cornice, infatti, Lassry stabilisce corrispondenze cromatiche che rafforzano l’oscillazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, trasformando l’immagine stessa in un oggetto che sembra prossimo alla scultura, mentre l’assenza di luce naturale produce un’intensità cromatica che acuisce la tattilità delle immagini.

“Woman camera” di Elad Lassry, esposta al MOMA nel 2010 (courtesy of blog.calarts.edu)

Nel lavoro di Lassry tutto esiste all’interno di un regime di orizzontalità, all’interno del quale ogni gerarchia tra figura, oggetto e ambiente è eliminata: persone, cose, animali e luoghi sembrano provenire da un universo dove la spontaneità è bandita e dove la memoria si confronta con un senso di fine imminente.

Gran parte del lavoro di Elad Lassry consiste in una riflessione sull’atto stesso del vedere, sulla costruzione della rappresentazione e su come noi stessi guardiamo le immagini, proiettando su di esse significati che sono loro estranei e che provengono dalla nostra stessa esperienza autobiografica e culturale. Per Lassry, infatti, l’atto dell’inquadratura non è soltanto un dispositivo formale nelle mani dell’artista ma è anche, e soprattutto, un dispositivo interpretativo che fa appello alla posizione dello spettatore: è per questo motivo che le sue immagini non sono accompagnate da una precisa spiegazione né la loro origine è in alcun modo chiarita.

In questa mostra verranno presentate un’ampia selezione di opere a parete, quattro film, nuove opere di scultura e un’installazione che fonde fotografia, scultura e architettura realizzata appositamente per il PAC.

In mostra saranno inoltre presenti “interventi spaziali” che rafforzano il discorso sulla visione come forma di costruzione, tanto nella produzione delle immagini quanto nella loro lettura. Nella sua pratica artistica Lassry conduce a una nuova sintesi le premesse contenute in una serie di esperienze ormai storicizzate: dalla fusione tra otticità e tattilità presente nelle fotografie di László Moholy-Nagy, fino alla natura concettuale dell’immagine che attraversa il lavoro di artisti come Richard Prince, Louise Lawler e Sharon Lockhart, passando per la frizione tra iper-realismo e finzione che caratterizza certe forme di Robert Gober e Richard Artschwager.

Alcune opere di Elad Lassry (fonte: Internet)

Mostre personali di Elad Lassry sono state allestite presso prestigiose istituzioni internazionali come il Whitney Museum of American Art di New York, la Kunsthalle di Zurigo e il Contemporary Art Museum di St. Louis. Lassry ha inoltre preso parte all’ultima edizione della Biennale di Venezia e a mostre collettive presso il MoMa e il New Museum di New York, la Schirn Kunsthalle di Francoforte, il CAPC di Bordeaux, l’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, la GAM di Torino.

La mostra è accompagnata da un testo critico del curatore Alessandro Rabottini. Sponsor del PAC Padiglione d’Arte Contemporanea TOD’S Group. Sponsor delle attività didattiche Gruppo COOP Lombardia.

Fino al 16 settembre al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, in via Palestro 14 a Milano.

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