Migrazioni. Il lungo viaggio di Uliano Lucas. A Genova

di Elisabetta Spinelli

"Migrazioni" di U. Lucas, 1968 (courtesy of corriere.it)

Gli scatti di uno dei più grandi fotoreporter italiani. Oltre sessant’anni di immagini per raccontare i popoli e le loro storie: momenti e percorsi dell’emigrazione italiana e straniera nelle immagini di Uliano Lucas.

Dalle grandi migrazioni al Nord degli anni ‘50/60, agli italiani nelle fabbriche di Germania, Svizzera e nelle miniere belghe, alle nuove migrazioni del Sud del mondo: un racconto per immagini di uno dei più grandi fotoreporter italiani. Dai primi nordafricani arrivati agli inizi degli anni ’70 in Sicilia e ingaggiati nell’attività della pesca ai primi immigrati in Italia dall’Africa subsahariana impiegati nell’edilizia alla fine degli anni ’80, fino ai nuovi nuclei familiari di un flusso migratorio imponente e vario faticosamente avviati ad un pieno inserimento nel paese d’adozione.

Uno sguardo composito, che ha cercato di restituire la complessità del fenomeno: le diversità culturali, i luoghi e i modi dell’aggregazione fra cittadini provenienti dallo stesso paese, il mondo del lavoro e le battaglie per i diritti, il rapporto con il luogo d’origine, il quadro sociale ed economico e le storie individuali, in un racconto che libera il migrante dai luoghi comuni in cui è molto spesso imprigionato.

"Migrazioni" di U. Lucas, 1972 (courtesy of corriere.it)

Fino al 20 maggio al Palazzo Ducale di Genova.

Uliano Lucas. Nato a Milano nel 1942 da una famiglia operaia, Uliano Lucas cresce nel clima di ricostruzione civile e intellettuale che anima il capoluogo lombardo nel dopoguerra. Prende a frequentare, ancora diciassettenne, l’ambiente di artisti, fotografi e giornalisti che vivevano allora nel quartiere di Brera e qui decide di tentare la via del fotogiornalismo, ravvisandovi, come altri giovani della sua generazione, uno strumento di impegno civile e insieme una professione indipendente, libera dalle costrizioni, viatico per quella scoperta di mondi diversi che infatti caratterizza poi tutta la sua esistenza. Colto e visionario, lavora in quel giornalismo fatto di comuni passioni, forti amicizie e grandi slanci che negli anni ’60 e ’70 tenta di opporre una stampa d’inchiesta civile all’informazione consueta del tempo, poco attenta ad una valorizzazione della fotografia e imperniata sulle notizie di cronaca rosa e attualità politica.

Per testate come Tempo viaggia lungamente in Spagna e Portogallo ben esprimendo nelle sue immagini il clima asfittico della dittatura; per L’Espresso fotografa nel 1982 gli scrittori israeliani e marocchini e firma corrispondenze sulla mafia dalla Sicilia, dalla Puglia e dalla Calabria; per L’Europeo documenta il disastro di Seveso e racconta in diversi servizi le molte realtà del mondo cattolico e ancora attraverso Grazia Neri collabora con L’ExpressLe Nouvel ObservateurTime con servizi di attualità, politica e costume. La chiusura della maggior parte dei giornali con cui collabora fra gli anni ’80 e i ’90 e i cambiamenti nel sistema dell’informazione e della distribuzione della notizia, lo portano a diradare nell’ultimo quindicennio le corrispondenze giornalistiche per dedicarsi a un’attività di studio e di ricerca intorno alla fotografia che del resto ha da sempre accompagnato la sua professione di reporter e a inchieste di ampio respiro condotte insieme a giornalisti, sociologici e storici (dal sito dell’Autore).

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