Lomografia: le foto.

This entry is part 1 of 4 in the series Lomography

di Antonio Lo Torto

(seconda parte)

Il titolo dell’articolo precedente ci sembra decisamente calzante: Lomografia: fotografia? Non proprio Soprattutto, poi, quando a testare le macchinette sono un gruppo di fotoamatori assatanati come Ferdinando Rondinelli, Massimo Lombardi e Giuseppe Baglini. Gente che scatta foto da più di trent’anni e, non avendo esigenze di carattere professionale a pesargli sul groppone, lo fa con lo spirito libero e l’animo tranquillo. Quello che ci vuole per assecondare la passione nel migliore dei modi.

Ferdinando, Massimo e Giuseppe amano la vita all’aria aperta e gran parte del loro lavoro fotografico manifesta questa scelta. Le “zingarate”, come si definiscono le gitarelle campali in gergo monicelliano, sono un ottima occasione per provare l’ultimo acquisto in fatto di attrezzatura, oltre che un momento di svago in compagnia. Vita di club, insomma. Questa volta ci ha pensato il “presidente”… ALT. Provvedendo a rifornire gli “zingari” di Lomo con tanto di pellicole. Non che mi aspettassi chissà che cosa, soprattutto quando personaggi che in vita loro sono stati abituati a maneggiare apparecchi tecnicamente e storicamente importanti si ritrovano a dover scattare delle immagini con delle vere e proprie “diavolerie di plastica”. Comunque, alla fin dei conti, le cose non hanno dato dei risultati così pessimi come temevo.

Grazie a Martina Romanini del Lomography Gallery Store di Milano e ai suoi collaboratori gli apparecchi a nostra disposizione erano i seguenti: Sardina equipaggiata con flash per Nando Rondinelli, Fisheye 2 per il Baglini, SpRocket in mano mia e Spinner 360° a Massimo Lombardi. Una volta superata qualche difficoltà iniziale con il caricamento dei rullini nelle fotocamere, l’uso si è rivelato piuttosto semplice, per non dire elementare. Si carica la pellicola girando la rotella, s’imposta la ghiera di messa a fuoco dopo aver valutato a spanne la distanza dal soggetto e si scatta la foto.

In ogni caso, come potete vedere con i vostri occhi, i “capolavori” sono ben pochi. Bisogna prenderci la mano. Soprattutto con la Spinner, l’aggeggio girevole in dotazione al nostro “duca-conte Max”, ottenere qualcosa di esteticamente piacevole la prima volta che la si usa è praticamente impossibile. Inoltre (e questa è tutta colpa mia che mi sono preso la responsabilità di portare i rullini in laboratorio) è fondamentale avvisare lo sviluppo che si è scattato utilizzando una camera panoramica di questo tipo, altrimenti si finisce per vedersi restituita una serie di 36 scatti “singoli”… quello che è capitato a noi. D’altronde l’iter che si seguiva una volta, quando eravamo abituati a fare fotografie con le macchine analogiche, era proprio questo. Uno cominciava a produrre qualcosa di decente soltanto dopo un po’ di prove, usando emulsioni di sensibilità differenti e, soprattutto, scattando, scattando, scattando.

Un caso fortunato ha voluto che proprio in questi giorni alcuni allievi dell’Istituto Italiano di Fotografia (una scuola che ho frequentato anch’io qualche anno fa) presentassero dei lavori realizzati proprio utilizzando la Spinner 360°. La mostra, Spinning Milano, è infatti ancora in corso presso il Gallery Store di via Mercato. Nella galleria a fondo pagina potete ammirare due ottimi esempi realizzati proprio da due allievi (meno male…!). Ecco, in questo senso penso che le Lomo siano un’ottima occasione per gli studenti delle scuole di fotografia. In tempi come questi, dove il 70% degli adolescenti non sa neppure cosa sia un rullino, comprendere le dinamiche del funzionamento di una macchina analogica risulta sicuramente molto propedeutico.

La fotografia chimica è destinata a sparire d’accordo (o per lo meno restare appannaggio di uno sparuto gruppo di eccentrici appassionati), comunque sia, Lomography, pur con tutti i suoi limiti ed il suo “look” decisamente commerciale, si sta bene o male impegnando per tenere in vita una parte fondamentale del nostro passato. Sinceramente non so come potrà finire quest’avventura. Non sono ottimista, questo è certo, e sono quasi sicuro che i suoi creatori, abili uomini d’affari, prima o poi rivolgeranno i loro investimenti in altre direzioni (fa parte delle naturali leggi del business). Inoltre, non so fino a che punto quest’impegnativa opera di market-driven management sortirà gli effetti sperati: creare un bisogno è già di per sé piuttosto duro; coi tempi di crisi che corrono, poi, la cosa diventa ancora più difficile. Figuriamoci quando il target a cui vogliamo rivolgerci è una nicchia piuttosto ristretta e il bisogno che vogliamo creare è di natura “artistica”… Comunque queste sono cose che sanno benissimo anche loro e, intelligentemente, stanno operando sull’onda dei recenti successi commerciali (messi a segno, per la verità, con una metodologia molto efficace).

Vabbè, bando alle ciance. La galleria che segue è il contributo, piuttosto scarso, di clubfotografia.com al mondo della lomografia. Esempi decisamente più edificanti sono visibili un po’ dappertutto on-line, ma il sito di lomography è sicuramente la fonte più accreditata. Per ottenere dei successi sicuri con queste fotocamere, come ho già detto, è importante testare ed esercitarsi: provare emulsioni differenti, impratichirsi con la stima della distanza di messa a fuoco, ecc. Forse, se anche noi avessimo avuto più tempo per acquisire maggiore confidenza, avremmo ottenuto risultati migliori… Personalmente continuerò a scattare con queste simpatiche macchinette. Mi piacciono.

 

 

 

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