Lomografia: fotografia? Non proprio…

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di Antonio Lo Torto

(prima parte)

Rullino da 800 ISO in formato 35mm venduto direttamente col marchio Lomography (fonte: Internet)

Lomografia è un termine coniato relativamente di recente da un gruppo di ragazzi viennesi, all’epoca ancora studenti che, in vacanza a Praga e bighellonando per mercatini dell’usato, s’imbatterono in una “piccola ed enigmatica macchina fotografica russa” del 1984, la Lomo LC-A. Come recita il testo sul loro incredibile sito, “la usarono per scattare foto spontanee, senza pensare, e usando il mirino solo raramente: i risultati furono sorprendenti! Colori vibranti, forte saturazione e una vignettatura a incorniciare il tutto… non si era mai visto niente di simile prima!“.

Come spesso accade a chi ha 20 anni e spirito imprenditoriale da vendere, alcuni di loro decisero di volare a San Pietroburgo per negoziare un contratto di distribuzione mondiale di questa piccola fotocamera. Era il 1991. Questa partnership commerciale, decisamente ben studiata a livello di marketing dagli austriaci, fu portata avanti in un modo un po’ insolito, tanto da costituire un vero e proprio case history.

La Lomo Fisheye2 (fonte: Internet)

La definizione che ne da wikipedia è la seguente: “La lomografia è un particolare approccio all’arte della fotografia, riassumibile nel motto «non pensare, scatta!» e caratterizzato dall’impiego di una macchina fotografica 35 mm compatta, la LOMO. Nel corso degli anni novanta e duemila ha assunto le dimensioni di fenomeno di moda e di culto a livello mondiale“. In effetti, pare sia più o meno proprio così: infatti, dire “lomografia” è un po’ come dire “canongrafia” o “nikongrafia” per intenderci… non significa molto. Si tratta sostanzialmente di un acronimo, ricavato dal nome di un tipo di obiettivo, il Lomo (Leningradskoe Optiko-Mechaničeskoe Ob”edinenie) appunto. Comunque un nome azzeccato. Anche questo.

Alcune fonti riportano che il progetto dell’ottica sia il prodotto di uno studio sovietico svolto durante il secondo conflitto mondiale, mentre altre (tra cui lo stesso sito di lomography) che si tratti di una creazione molto più recente (dell’inizio degli anni ’80). In ogni caso, pare che “questo tipo di obbiettivo, grazie ad un particolare rivestimento delle lenti usate, abbia un’ottima capacità di rifrangere le fonti luminose su contrasti medio-scuri, rilevando così soggetti distanti (in particolare da prospettive aeree), tanto che l’esercito sovietico ne dispose come supporto fotografico impiantandolo sotto gli aerei di ricognizione” (Barbara Bono, photorevolt.com). L’obiettivo in questione è un grandangolare medio di 32mm. Il suo pregio principale è la luminosità relativa decisamente buona (f/2.8) “che unita alle piccole dimensioni della lente fornisce immagini estremamente sature e con una vignettatura da sottoesposizione tutto intorno, che crea una sorta di effetto tunnel” (it.wikipedia.org).

L'interno del Lomography Gallery Store di via Mercato, a Milano (courtesy of lomography.com)

Ma veniamo al succo: che cos’è oggi la lomografia? Diciamo che comunque la si voglia raccontare e da qualunque prospettiva la si voglia vedere, oggi lomography è un dato di fatto. Nato come fenomeno underground, tipicamente mitteleuropeo, in poco meno di vent’anni, si è sviluppato in una rete commerciale a livello globale, sfruttando al meglio le possibilità offerte da Internet. Oltre all’ottimo on-line store, attraverso cui è possibile acquistare tutti i prodotti in catalogo, i ragazzi di lomography hanno aperto 30 negozi, i Lomography Gallery Stores, praticamente sparsi in tutto il mondo (Cina, Italia, Germania, Brasile, USA, Francia, ecc.), in cui commerciano le loro macchinette analogiche di plastica, le pellicole e un’infinità di gadgets legati al brand o al prodotto in particolare.

Uno dei loro motti (ne hanno davvero a decine!) recita: “The future is analogue“, il futuro è in analogico. Ci pare proprio una bella trovata, soprattutto per quel tipo di target “alternativo” a cui le Lomo si rivolgono: giovani artisti un po’ fuori dalle righe, globetrotters, ragazzi dallo “spirito libero” insomma.

Un pontile a Torre del Lago Puccini in una foto del nostro Ferdinando Rondinelli. L'emulsione usata è di 100 ISO e la macchina una "Sardina".

Lomography non è fotografia, ma piuttosto una forma di arte, che sfrutta uno strumento tecnologicamente obsoleto, come le analogiche di fabbricazione cinese, per realizzare una forma di espressione complessivamente piacevole. Non penso che Canon e Nikon si sentiranno minacciate dalla presenza della società austriaca…

Lomography è un sorta di “movimento culturale-commerciale”, abilmente disegnato a tavolino da un team di esperti del marketing, capaci di riposizionare sul mercato un prodotto apparentemente morto e sepolto, e di ridargli lustro, ubicandolo all’interno di una nicchia creata ad hoc. Niente di male, anzi, tanto di cappello. In un mondo sempre più globalizzato come il nostro, in cui creare qualcosa di veramente innovativo è sempre più difficile, bisogna essere capaci d’inventarsi (o re-inventarsi, come in questo caso) soluzioni sempre nuove, utilizzando strumenti anche “vecchi”, se si vuole avere successo. I ragazzi di Lomography pare proprio che ci stiano riuscendo, considerati i risultati.

Marina di Vecchiano fotografata da Beppe Baglini con una Lomo Fisheye2 e pellicola da 100 ISO

“Movimento internazionale che usa la fotografia come approccio creativo per catturare e diffondere il mondo in cui viviamo”,  “idea che racchiude modi di vivere interattivi, democratici, sociali, culturali, ecc.” sono tante belle parole che servono, in buona sostanza, a vendere un prodotto. Le Lomo non sono strumenti per fotografi, ma gadgets, relativamente a buon mercato, su cui alcuni uomini d’affari hanno investito nella speranza di ottenere un ritorno remunerativo.

Comunque sia Lomography promette e mantiene. Ci siamo rivolti al Lomography Gallery Store di Milano, in via Mercato 3. Martina Romanini, pr e marketing manager del negozio, è stata gentilissima e ci ha messo a disposizione una decina di macchinette differenti con tanto di pellicole. Le abbiamo messe in mano ad alcune “vecchie volpi” del nostro clubfotografia.com che, nell’ultimo fine settimana di aprile, si sono divertiti a scattare alcuni rullini allo scopo di realizzare un test delle piccole fotocamere. Nei prossimi giorni pubblicheremo sul sito e sulla nostra pagina di Facebook i risultati completi della prova, mostrandovi quanto realizzato. Per oggi concluderemo facendovi vedere due scatti, a nostro avviso particolarmente riusciti, ottenuti dal nostro Ferdinando Rondinelli e dall’amico Giuseppe Baglini, entrambi ottenuti con due Lomo.

Come abbiamo detto, lomografia non significa fotografia, né pretende di significarlo. Siamo nel 2012 e tutti sappiamo cosa vuol dire “fare fotografia oggi”. Lomografia è un’espressione artistica nuova, in primis, come potrebbero esserlo la pittura o la digital art. Le Lomo sono i suoi “vecchi” strumenti creativi.

 

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