La Temperatura Colore (la pellicola)

Fissare su pellicola o raccogliere tramite sensore la luce che vogliamo nel modo migliore possibile dipende da molti fattori: la temperatura colore è uno dei più importanti.

Fotografia Analogica: la pellicola. Senza andare troppo per il sottile, in relazione alla temperatura colore è possibile individuare due tipi fondamentali di pellicola: quelle tarate per luce diurna e quelle tarate al tungsteno per uso “notturno” (in condizioni di scarsa illuminazione esistono, o esistevano, anche pellicole al neon, ma la loro diffusione era minima, erano difficilissime da trovare e molto care)

  1. Le pellicole per luce diurna (negative o invertibili), daylight film, sono studiate e prodotte per rendere al meglio in condizioni di alte temperature colore (oltre il bianco e nella zona del blu per intenderci) ed esposte nel modo corretto permettono la miglior resa possibile proprio in queste situazioni. Molti fotografi lavorano con questo tipo di pellicole sia che scattino in luce ambiente, sia con l’ausilio di luci stroboscopiche o flash; infatti quest’ultime sono in grado di emettere un’illuminazione la cui temperatura colore è in un range di 5.000-5.500°K, quindi la stessa del sole diretto a mezzogiorno. Alcune marche di flash e strobe particolarmente buone consentono di agire sulla temperatura della luce prodotta con uno scarto di ± 400°K… eccezionale (soprattutto una volta che, non esistendo il digitale, si trascorreva un mucchio di tempo a testare pellicole di ogni tipo….). Piccolo consiglio: volete sapere quale marca di pellicole funziona meglio con toni più caldi o più freddi? Come sosteneva un mio amico fotografo americano, guardate la scatola! Infatti, in linea di massima, la resa cromatica dei prodotti Fujifilm è massima con temperature alte e colori tendenti al freddo: verdi e blu in particolare (perciò è l’ideale nella fotografia di paesaggio); mentre Kodak, da sempre, è lo specialista del “caldo” (temperature colore basse, ovviamente!): rossi e gialli (i tramonti, il ritratto, ecc.). Stiamo naturalmente parlando per grandi linee…
  2. Le pellicole per il tungsteno risultano invece bilanciate per sorgenti di luce a 3.200°K, pertanto i riflettori cinematografici, le luci di scena e le alogene ad esempio (anche i lampioni stradali ai vapori di mercurio e ai vapori di sodio ad alta e bassa pressione). Le lampadine “casalinghe” sono fabbricate con bulbi che emettono solitamente una luce a temperatura ancora più bassa delle fonti al tungsteno. Scattando una foto con una pellicola di questo tipo all’interno di una casa illuminata otterremo perciò una luce meno calda di quella effetiva (“bluastra”, o meglio “di un pallido azzurognolo”- quant’è bello l’italiano! concede certi virtuosismi linguistici addirittura pindarici!), mentre facendolo con una daylight, la tonalità complessiva arriverà addirittura ad assumere una dominante arancione…. porte aperte alla creatività.

Antonio Lo Torto, www.theredeer.it

1: pellicole per luce diurna, Fujichrome Velvia 50 ISO

Veniamo alle foto. Stesso posto, pellicole differenti: l’immagine n.1 è stata scattata utilizzando una pellicola “super daylight”, la Fujichrome Velvia (invertibile a 50 ISO; la migliore emulsione di sempre), La n.2 con una pellicola per luce al tungsteno: una vecchia Kodak EchtaChrome 64T che avevo ancora in frigorifero…. bei tempi! CVD: come volevasi dimostrare.

Continueremo parlando di un argomento molto stimolante: i filtri… fantastico! A presto.

antonio lo torto, www.theredeer.it

2: pellicole luce tungsteno, Kodak EchtaChrome 64T

 

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