La Sezione Aurea in fotografia: canone artistico, naturale o psicologico?

 

antonio lo torto. www.clubfotografia.com, www.theredeer.it

La conchiglia del Nautilus, cortesia di wikipedia.org

La sezione aurea è un canone di bellezza nell’arte e in natura? Quella della sezione aurea è definibile come una “pretesa superiorità estetica”. Infatti si è sempre creduto che lo schema rappesentato da questo rapporto si configurasse come migliore degli altri. Cioè: una qualsiasi opera d’arte (pittorica, scultorea e persino musicale) composta secondo i canoni definiti dal concetto di sezione aurea sarebbe più piacevole di un’altra dal punto di vista estetico, in altre parole l’occhio umano vedrebbe più bello ciò che è concepito secondo le proporzioni della sezione aurea“.

Da sempre ritenuto un rapporto di grande armonia, si è creduto (e si crede ancora) che fosse capace di conferire intrinseca bellezza alle figure (soprattutto nella sua versione “rettangolare”). Perciò si pensa che gran parte dei capolavori più famosi e meglio riusciti della storia dell’arte e dell’architettura sarebbero stati realizzati, consapevolmente o inconsapevolmente, secondo lo schema della regola aurea. Un primo eclatante esempio in questo senso è forse costituito dal Partenone la cui facciata potrebbe essere interamente inquadrata in un ideale rettangolo aureo (sembra che il simbolo “phi” sia stato dato al rapporto aureo proprio in onore del grande Fidia, l’architetto appunto del Partenone). Eccezionale poi il caso della Piramide di Cheope: Erodoto stesso notò che nella geometria architettonica del monumento è riscontrabile una quantità incredibile di rapporti aurei estremamente precisi e ne aveva attribuita la presenza sì alla casualità progettuale, ma connessa al fatto che tali rapporti siano esteticamente migliori di altri[1].

Alcuni sostengono addirittura che sia riscontrabile nell’operato di madre natura e pertanto costituisca una sorta d’ideale divino, da imitare e da rappresentare da parte dell’uomo. A quanto pare infatti, il rapporto phi ricorre, con precisione quasi “divina”, anche nella struttura fisica di molte creature viventi: le circonvoluzioni del guscio di certe conchiglie, come il Nautilus ad esempio, seguono alla perfezione lo schema della spirale aurea (in sezione, ovviamente) e pertanto vengono considerate l’esempio più elevato di sezione aurea tradotta in natura; ancora: “i petali del fiore di geranio sono distribuiti ed uniti tra loro a formare un perfetto pentagono regolare, la figura geometrica madre della sezione pitagorica. Anche le foglie della robinia contengono la sezione aurea, essendo distanziate sui rami da spazi che hanno tra loro la proporzione di phi , come anche le rose nella disposizione dei petali e le mele in quella dei semi. La sapienza matematica della natura si traduce poi in diverse specie di margherite e girasoli, che presentano petali in numero aureo e stami e corolle che si succedono secondo gli schemi di spirali auree“[2] e via discorrendo…

A questo punto io mi domando: perché geranei, rose e margherite e non gardenie, ortensie e orchidee? Perché i semi delle mele e non quelli delle pere? Perché la conchiglia del nautilus, mentre quella della vongola è buona solo come guarnizione sugli spaghetti?! Alcuni studiosi, come risposta a quest’ultimo dilemma, sostengono che il nautilus in quanto “fossile vivente”, sulla Terra da oltre 250 milioni di anni, “abbia avuto il tempo di perfezionarsi e il segreto di tanta longevità risieda proprio nel “perfetto equlibrio delle sue forme“[3]. Una risposta che non mi convince troppo… ma andiamo avanti.

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Il Loti Vitruviano!

Proprio perché ideale divino da imitare e rappresentare (come ho detto poc’anzi), il vero trionfo della sezione aurea nell’arte si ebbe durante il Rinascimento, quando costituì per gli autori di quel periodo un canone di bellezza cui ispirarsi“. A tutto questo contribuì in modo determinante l’opera di frà Luca Pacioli, il De Divina Proportione, stampata a Venezia nel 1509 e diffusasi in tutta l’Europa. Al centro di tutto: l’uomo, misura di tutte le cose, “sospeso tra un quadrato ed un cerchio”[4] nell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. E tra tutte le proporzioni possibili, quella aurea sembra porsi come la vera ispiratrice del concetto di bellezza, del Creato, di Dio stesso (“l’uomo perfetto” concepito da Leonardo ha un rapporto tra altezza e distanza tra la terra e il suo ombelico uguale a…. secondo voi?! E l’ombelico è proprio il centro del cerchio in cui è circoscritta la figura umana).

Ma come stanno effettivamente le cose? È vero che la mente umana possiede un meccanismo che genera sensazioni piacevoli di fronte al rapporto aureo?“[5]

I primi contestati studi in campo psicologico, il cui scopo era quello di “attestare su base scientifica la pretesa superiorità estetica della sezione aurea”, iniziarono nella seconda metà dell’800 grazie al contributo di Gustav Fechner, fondatore della cosiddetta psicologia sperimentale. “Fechner pubblicò i risultati dei suoi esperimenti condotti sia sulle persone, testando le loro preferenze estetiche, sia sul campo, misurando migliaia di oggetti d’uso quotidiano per far emergere la testimonianza di una tendenza inconscia verso la proporzione aurea (cioè a produrre e utilizzare utensili che presentavano questa caratteristca, piuttosto che altri).  Sebbene una sola delle ricerche confermasse la sua tesi, Fechner non esitò dall’asserire che vi fosse una dimostrata preferenza per il rettangolo aureo e, di conseguenza, per la sezione aurea. Subito vennero mosse una serie di critiche alla correttezza e ai metodi usati da Fechner nel condurre i suoi esperimenti, non ultimo quello di aver influenzato i soggetti (in buona o in mala fede). Inoltre non mancarono sospetti che nel caso fosse stata confermata la genuinità degli esperimenti, il risultato positivo non venisse attribuito ad altre cause non prese in considerazione e impossibili da confutare (vista appunto la poca chiarezza riguardante le modalità dell’esperimento).

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"Quale di questi due rettangoli vi sembra più bello?", ecco un tipo di Test condotto da Fechner... mah?!?

In ogni caso, nei secoli successivi, l’ipotesi fechneriana è stata ripetutamente oggetto di verifica, a volte trovando risultati che parzialmente sembravano convalidarla, altre volte confutandola del tutto. Risulta comunque interessante far notare come avvicinandosi ai nostri tempi la casistica favorevole si sia pian piano diradata: man, mano che venivano vagliate tutte le ipotesi e adottate le accortezze sperimentali necessarie a prevenire eventuali contaminazioni, i risultati oltre la media ottenuti nel passato tendevano ad adeguarsi ai valori normali[6]. Tutto questo fa riflettere…


[6] [http://it.wikipedia.org/wiki/Sezione_aurea]

[5] [Alessandro Zocchi, http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101948]

[4] [Erman Di Rienzo, op. citata]

[3] [Erman Di Rienzo, La Divina Proporzione; pag 15]

[2] [ibidem]

[1] [http://thepiraz.interfree.it/favola/la%20favola%20della%20sezione%20aurea.htm]

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4 Responses to La Sezione Aurea in fotografia: canone artistico, naturale o psicologico?

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  3. Roberto Baglioni

    La sezione aurea e’ cosi “estetica” come ci dicono?

    Per rispondere a questo interrogativo mi sono andato a leggere alcune parti del libro di Mario Livio “La sezione aurea – Storia di un numero e di un mistero che dura da tremila anni”.

    Tralasciando tutte le questioni matematiche e tutte quelle relative alla presenza del numero fi nei fenomeni naturali, ho letto le parti che trattano della sezione aurea nel mondo dell’arte.

    La lettura e’ istruttiva e alla fine deludente: la sezione aurea non ha quel significato cosi’ importante nella storia dell’arte. Gran parte della fama del numero fi e’, per cosi’ dire, a posteriori, frutto degli sforzi di appassionati di numerologia che sono andati a misurare lunghezze e rapporti di una grande quantita’ di opere d’arte, pitture dipinti e opere archittettoniche per scoprire in esse il rapporto aureo. Lo stesso sforzo numerologico che e’ stato applicato, per esempio, alle piramidi.

    Per quanto se ne sa, ovvero basandosi su dichiarazioni di prima mano e documenti, solo in pochissimi casi i pittori hanno applicato consapevolmente il rapporto aureo. Solo nell’ottocento, a seguito di alcuni studi matematici/estetici, l’applicazione consapevole del rapporto aureo e’ stata praticata da alcuni artisti in modo sistematico.

    Ma ci si e’ anche chiesti se sia vero che questo rapporto sia particolarmente piacevole dal punto di vista estetico.
    Nell’ultimo secolo sono stati condotti numerosi esperimenti percettivi che una volta depurati da tutti gli errori metodologici ci dicono che in realta’ il rettangolo i cui lati stanno tra di loro nel rapporto “fi” non viene affatto preferito in modo sicuro rispetto a tutti gli altri rettangoli possibili. Insomma si tratta piu’ di un affascinante rapporto matematico che una sicura guida estetica. Cosi’ in pratica e’ stato in qualche modo ribaltato il concetto:
    un interessante concetto matematico viene adottato dal mondo dell’arte e spacciato per un criterio estetico che invece e’ tutt’altro che assodato.

  4. Sono d’accordo con te, Roberto. Forse dalle mie parole non traspare più di tanto, ma la penso anch’io cosí. Ciao e grazie, ALT

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