L’effetto “tilt-shift”: miniaturizziamo il mondo

This entry is part 2 of 2 in the series La fotografia "tilt-shift"

Foto n.1: autore Greg Keene (courtesy of wikipedia.com)

Come abbiamo spiegato l’ultima volta, i movimenti di decentramento e basculaggio effettuabili su apparecchi a corpi mobili consentono il controllo della forma e della messa a fuoco di un soggetto. Grazie allo spostamento del piano pellicola e/o a quello dell’ottica (in accordo al principio di Scheimpflug) è possibile:

  1. modificare la prospettiva per rendere dimensionalmente corretta l’immagine di un oggetto che si trova su un piano NON parallelo a quello del sensore/pellicola;
  2. “isolare visivamente” certe porzioni d’immagine attraverso il fuoco selettivo;
  3. aumentare la nitidezza complessiva dell’immagine, mantenendo a fuoco sia il primo piano, che lo sfondo;
  4. simulare miniaturazzazioni di scene di vita reale, trasformandole in immagini rassomiglianti a veri e propri diorama (!), vedi foto n.1.

Con “fotografia tilt-shift” oggi s’intendono due tecniche – distinte e separate per quanto riguarda gli strumenti, ma più o meno identiche per risultati – con cui è possibile ottenere questi stessi effetti, prima appannaggio soltanto di una camera a corpi mobili, anche con una a corpi fissi: pertanto, con una reflex di piccolo o medio formato possiamo raggiungere gli stessi risultati che conseguiremmo, con maggiore dispendio di tempo e di energie, utilizzando invece un banco ottico o altro apparecchio analago (ovviamente con gli inevitabili limiti del caso).

La prima di queste due tecniche – che vedremo oggi – è la post-produzione digitale mediante Photoshop, o software dedicato, di un’immagine “normale” già in nostro possesso; mentre la seconda prevede l’utilizzo di particolari obiettivi decentrabili, piuttosto costosi, di cui ci occuperemo in seguito (come la serie TS di Canon, o PC-E Nikkor).

Creiamo un “modellino” con Photoshop

foto n.2: A) immagine di partenza B) applicazione dello strumento “Sfumatura” in modalità “Maschera veloce” (ph.: A. Lo Torto, 2007; elaboraz. www.theredeer.it)

1. Quando scegliete una foto a cui applicare l’effetto tilt-shift, tenete presente che ciò che volete creare dev’essere qualcosa che dia l’idea di un modello in miniatura, una specie di plastico. Tutti sanno che, di solito, i plastici si ammirano più o meno dall’alto per cui, logicamente, la vostra scelta dovrà ricadere su di un’immagine scattata da un punto di vista elevato: edifici, ferrovie, strade, traffico, ecc. sono tutte scelte eccellenti, l’importante è che il punto di ripresa (l’angolo di visualizzazione) della foto sia adeguato a quello che vogliamo realizzare.

2. Una volta aperta l’immagine in Photoshop (foto n.2A), passate alla modalità maschera veloce premendo il tasto “Q” e create una selezione appropriata per mezzo dello strumento Sfumatura (premendo il tasto “G”) e dell’opzione Reflected Gradient (ho la versione americana di Photoshop, non so come si traduce in italiano! comunque ho cerchiato di rosso l’opzione nella foto n.2B).

3. Tracciate una linea: il punto di partenza della linea dovrebbe coincidere con il centro dell’area che vogliamo mantenere a fuoco, mentre la sua fine nella zona di transizione tra area a fuoco e area sfocata. Vi dico subito che questa è l’operazione che richiede maggior perizia, per cui è probabile che effettuerete molti tentativi prima di ritenervi soddisfatti della selezione. Al massimo tornate sui vostri passi e riprovate finché la cosa non vi andrà bene. Una volta lasciato il tasto sinistro del mouse l’area di fuoco vi apparirà come una maschera rossa sfumata che ricopre la fotografia (vedi foto n.2B).

www.theredeer.it

foto n.3: l’immagine dopo l’applicazione del filtro “sfocatura con lente” e la deselezione (elaboraz. www.theredeer.it)

4. Prima di procedere, date uno sguardo all’immagine e alla posizione della maschera: l’area centrale del fotogramma – non coperta dal rosso della maschera – corrisponde, all’incirca, all’area che ho voluto mantenere a fuoco ed è stata determinata dal posizionamento della linea di sfumatura lungo lo spigolo centrale del Flatiron Building (partendo dal tetto, fino quasi al livello del terreno). Premendo un’altra volta “Q”, ritornerete in modalità Standard e la maschera di selezione rossa verrà sostiuita dalle usuali linee tratteggiate.

5. A questo punto selezionate [Filtri -> Sfocatura -> Sfocatura con lente] e, mantenendo i valori di default, dovreste ottenere una sfocatura più che soddisfacente – che, nel caso di Photoshop CS5, corrispondono ai seguenti: nel campo Iride, tutti a zero, ad esclusione del Raggio che è a 35 e la Forma a “6 esagoni”; nel campo Luci speculari, Luminosità uguale a 11 e Posterizza quasi al massimo, cioè 254; infine Disturbo = 0 e Distribuzione “uniforme”. In ogni caso, il mio consiglio è come sempre quello di sperimentare anche altre impostazioni, fino a che non sarete soddisfatti del risultato. NOTA: se la posizione dell’area sfocata non dovesse piacervi, ritornate al punto 3 e ricominciate daccapo tracciando una linea in un punto diverso dell’immagine.

foto n.4: “miniaturizzazione” completata dopo la modifica dei valori di Saturazione e Luminosità/Contrasto (elaboraz. www.theredeer.it)

6. Deselezionate [Selezione -> Deseleziona]. Ciò che dovreste aver ottenuto corrisponde all’incirca alla foto n.3. Ora, per incrementare l’effetto miniaturizzazione e dare all’immagine il tocco finale, agite sulla Saturazione dei colori (in questo caso ho aumentato il valore a +40) e sui valori di Luminosità e Contrasto (che io ho portato rispettivamente +16 e +24). Il risultato – abbastanza buono, ma non eccezionale – è visibile nella foto n.4.

Risorse on-line per la fotografia tilt-shift

Una volta appresa la tecnica e fatta un po’ di esperienza, il tempo che impiegherete con questo metodo a elaborare una qualsiasi fotografia potrà variare tra il minuto e il minuto e mezzo. In ogni caso, per i più pigri, è possibile trovare sul web alcuni siti che mettono gratuitamente a disposizione un software in grado di provvedere alla completa trasformazione-miniaturizzazione dell’immagine di cui avrete fatto l’upload. Il più noto e accreditato di tutti si chiama Tiltshiftmaker . Potete vedere il risultato nella foto n.5… sinceramente preferisco i frutti del mio lavoro. Soprattutto perché se una cosa deve sembrare finta, penso sia giusto che lo sembri fino in fondo. Comunque giudicate voi.

tilt-shift photography

foto n.5: elaborazione ottenuta grazie al software disponibile su www.tiltshiftmaker.com (ph.: A. Lo Torto, NYC 2007)

On-line esistono un’infinità di pagine dedicate alla fotografia tilt-shift (soprattutto in lingua inglese, ma anche moltissime in italiano), comunque sia il sito di riferimento resta sempre Tiltshiftable.com, creato e gestito da Patrick Ashley, un ragazzo newyorkese pioniere in questo campo. Scorrendo i numerosissimi esempi in bella mostra (vedi foto n.6, decisamente efficace), rimarrete sicuramente a bocca aperta nel vedere che cosa sia possibile fare e fin dove ci si possa spingere grazie a questa semplice e divertente tecnologia.

Rispetto all’uso di obiettivi specifici e dedicati – che, come ho già detto, ci riserviamo di commentare quanto prima – la post-produzione digitale delle immagini con la tecnica tilt-shift manifesta tutti i suoi limiti: primo fra tutti, l’estrema “sofisticazione” della foto di partenza, tanto da renderla quasi surreale e ai margini del buon gusto. Potrà piacere o non piacere – e su questo non discuto! I puristi, molto probabilmente, staranno dando segni di cedimento – ma a chi si diletta di fotoritocco e gli piace sperimentare nuove soluzioni, consiglio vivamente di provare. Almeno una volta.

Photo courtesy of www.tiltshiftable.com

Infine, per i possessori di tablet computers e di smartphones tipo I-phone, Patrick Ashley riserva una serie di “prove sul campo” della miriade di programmi e programmini, più o meno a basso costo, che consentono di fare fotografia tilt-shift anche se siete in metropolitana o in mezzo alla strada. A chi è interessato ai pro e ai contro di queste applicazioni, consiglio di dare un’occhiata alla pagina di digital-photography-school dedicata all’argomento.

A presto, ALT

 

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