“Io non sono Padano” di Giuseppe Di Piazza

di Elisabetta Spinelli

La nebbia, la campagna immersa nel silenzio e nella foschia, il gelo dell’inverno, paesaggi ripresi come da un finestrino di un’auto o di un treno in movimento… Giuseppe Di Piazza, giornalista direttore di Sette, il settimanale del Corriere della Sera, palermitano di nascita e milanese di adozione, coglie con le sue fotografie lo spirito della pianura padana. Immagini mosse o in movimento per fissare un attimo, un paesaggio che è negli occhi di chi lo cattura.

Foto di Giuseppe Di Piazza (fonte: corriere.it)

Quattro presentatori dell’esordio di Giuseppe Di Piazza come fotografo, lo descrivono così: “Di Piazza – scrive Giovanni Gastel – “fa sapientemente uso di tutti gli specifici della fotografia: il mosso, la sfocatura, la grana, le tonalità cromatiche, con quella capacità di creare il giusto sommando “errori cercati”, in cui risiede per me l’anima stessa della vera fotografia creativa. Le sue materie, i suoi paesaggi, le sue strutture architettoniche sfumano nel rapimento del visto di sfuggita, dell’intravisto attraverso il vetro di quel treno in corsa che è sempre la nostra esistenza, aiutandoci a capire che, delle nostre vite, l’intravisto è forse l’essenza più vera”.

Beppe Severgnini, riferendosi al titolo della mostra – Io non sono padano – nota che “sono spesso gli ospiti – per un giorno, per un anno, per un pezzo di vita – a prestarci gli occhi, e a spiegarci le cose. Ritrarre la pianura padana è difficile, ma i risultati possono essere emozionanti. Una bellezza privata e svelata, per nulla evidente. Ci sono riusciti il reggiano Luigi Ghirri e il lodigiano Valerio Sartorio: ma loro giocavano in casa”. Insomma: “Un bel fegato questo palermitano”.

Foto di Giuseppe Di Piazza (fonte: corriere.it)

“Tra gli obiettivi di Giuseppe Di Piazza – scrive poi Denis Curti – sembra prevalere il desiderio di cogliere un mutamento. Costruisce un piano dialogico. Mette se stesso in relazione con il paesaggio. Riporta in luce elementi costanti di luoghi spesso dimenticati o trascurati. Approfondisce, appunto, il riflesso dell’inconscio”.

“Giuseppe Di Piazza – conclude Camilla Baresani – ha colto in queste foto lo spirito, più ancora che la concretezza, della pianura padana. Un paesaggio che a lui, palermitano, non può che risultare estraneo, come estranei erano per i nostri migranti i gelidi venti furiosi del New England. L’anima padana, che è sempre con una s privativa avanti a sé – spersa, sconfinata, scolorata, stinta -, lui l’ha catturata con una verità che commuove. Potrei avvolgermi in queste foto, farne un lenzuolo, sono sue ma sono mie”.

Dal 20 ottobre al 13 novembre 2011 presso Barbara Frigerio Contemporary Art in via Fatebenefratelli, 13 a Milano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Connect with Facebook