Impariamo a “vedere la luce” e come essa agisce sul paesaggio

Notate come la "luce di taglio" evidenzi le forme e separi gli elementi del soggetto l'uno dall'altro (Fiery Furnace - ph.: A. Lo Torto, Utah - 1992)

Nei giorni scorsi, scrivendo l’articolo sulle foto autunnali, ho riflettuto su un argomento che molti di noi danno per scontato, ma che invece così scontato non è: l’incidenza della luce nella fotografia di paesaggio. La luce rende possibile il “miracolo” della fotografia. E’ il primo elemento creativo, che trasforma l’ordinario e condiziona la nostra percezione. Prima di arrivare a scattare qualsiasi foto, è necessario imparare a vedere la luce. Essere consapevoli della sua natura e di come le sue qualità influenzino la conoscenza di qualunque soggetto è la differenza che c’è tra un dilettante e un professionista.

La direzione di provenienza della luce

Il modo in cui la luce cade sui soggetti è essenzialmente definito dalla posizione relativa della fotocamera rispetto alla sorgente luminosa e al punto da fotografare. Sappiamo benissimo che l’illuminazione può, in buona sostanza, essere di tre tipi:

  1. diretta (o frontale)
  2. contraria (il cosiddetto “controluce” classico)
  3. laterale (fino a 90 gradi rispetto al soggetto).

La sua angolazione influisce sull’esposizione della scena, sull’impatto visivo della ripresa e sulle sfumature emotive di chi osserva il risultato finale.

Sembrerò esagerato, ma sono convinto che la luce diretta non vada proprio bene per fotografare i paesaggi: troppo piatta, amorfa, priva di emozioni... (ph.: A. Lo Torto - St. Moritz, 2011)

1. Luce Diretta. Purtroppo, l’illuminazione diretta è quella che molte persone considerano come “la normale luce fotografica”. Ma non è così. Leggetevi ciò che abbiamo detto a proposito della fotografia in controluce e capirete il motivo. L’lluminazione diretta è quella che ha ispirato il vecchio adagio “tenete il sole alle spalle”, nato ai tempi in cui mio nonno era un bambino e le emulsioni fotografiche erano mooolto poco sensibili – e con le pesanti macchine “a cassetta”, tutte in legno, si scattava a mano libera. Il suo pregio è che, ai fini dell’esposizione, è l’illuminazione migliore perché ogni elemento della scena riceve la stessa quantità di luce, ma nella fotografia di paesaggio, è sbagliata. La luce diretta, infatti, elimina completamente le ombre, il che non va bene per fotografare tutto ciò che abbia un volume e una forma, cioè sia tridimensionale (vedi: la composizione fotografica). E’ troppo piatta, amorfa, priva di emozioni.

2. Controluce. E’ l’esatto opposto della luce diretta: il sole si trova alle spalle del soggetto, di fronte all’obiettivo del fotografo. Indirizzandovi alla sezione specifica, possiamo dire che la sensazione che le scene fotografate in controluce riescono a trasmettere è una variabile dei parametri di esposizione adottati: il nostro soggetto può apparirci come una silhouette, oppure come una “forma evanescente”. Comunque sia, vogliamo ricordare che nessun sensore (né tantomeno pellicola) è per ora in grado di registrare la stessa gamma di contrasti percepita dall’occhio umano: l’occhio decifra una quantità di contrasto che è almeno il doppio rispetto al miglior sensore digitale in commercio. Ne abbiamo ampiamente già discusso qui.

3. Laterale. Detta anche illuminazione di taglio, è una via di mezzo tra la luce diretta e il controluce: la sorgente luminosa è posizionata ad angolo – compreso tra 0 e 90 gradi – rispetto alla direzione verso cui si fotografa. L’illuminazione laterale dà risalto alle ombre e sono proprio queste a definire la forma e il dettaglio del soggetto. Più di qualsiasi altro tipo di luce, questo genere d’illuminazione è in grado di rendere, su un supporto bidimensionale come la fotografia, l’impressione di tridimensionalità. Albe e tramonti, tipicamente, creano questo tipo di condizioni.

Ancora sul “carattere” della luce: dura e morbida

Una luce non troppo "dura" aiuta ad evidenziare i dettagli (Grand Canyon, ph.: A. Lo Torto - California, 1992)

Oltre a mutare la sua direzione, la luce manifesta un suo carattere a seconda della sorgente luminosa da cui proviene. Ad esempio, quando il sole splende alto nel cielo terso, esso, di fatto, costituisce una sorta di sorgente luminosa puntiforme, ossia è come se irradiasse la propria luce da un singolo punto. Questo tipo d’illuminazione è tesa e dura e le ombre appaiono nere e spigolose. In questi casi si creano delle grosse differenze espositive fra zone illuminate e zone in ombra (con tutte le conseguenze e le esasperazioni del caso… vedi qui).

Una luce può anche essere morbida, cioè con un basso livello di contrasto, come accade in quelle tipiche giornate nuvolose in cui il cielo coperto è una specie d’immensa sorgente luminosa, uniforme e avvolgente. Le ombre appaiono diffuse o, addirittura, inesistenti. Gli oggetti sembrano non avere profondità… Anche se è possibile apprezzarne molto bene le sfumature di colore. Questo tipo d’illuminazione è abbastanza tipico nei momenti che precedono il sorgere del sole o seguono il tramonto. L’esempio classico resta comunque quello della giornata nebbiosa.

Se v’interessa la differenza tra luce morbida e luce dura nel caso specifico del ritratto, vi consiglio di dare un’occhiata alla sezione dedicata.

La luce cambia

Fotografie scattate a pochi istanti l'una dall'altra. I nuvoloni neri presenti nell'immagine a sx. sono stati attraversati, a un certo punto, da un raggio di sole, a dx. (ph.: A. Lo Torto - Arizona, 1992)

E’ importante considerare un aspetto: non ci sono regole, né valori prestabiliti. La luce che illumina una scena tende a variare a seconda dei momenti e produce, in chi guarda l’immagine, una diversa risposta emotiva. Molto spesso, scattata l’immagine, i fotografi tendono ad affermare che “così appariva il soggetto”. Secondo il sottoscritto, una risposta migliore potrebbe invece essere “così è come appariva il soggetto con quella data luce”.

La luce cambia di attimo in attimo, di giorno in giorno, di stagione in stagione. E il paesaggio cambia con lei. In quanto fotografi virtuosi e appassionati della materia, è necessario diventare il più possibile sensibili a questi cambiamenti e al modo in cui la luce “modella” il paesaggio che vogliamo riprendere. Imparate a vedere cosa accade intorno a voi. Sarete pronti a valutare i sottilissimi cambiamenti d’illuminazione. Grazie al costante esercizio arriverete ad interpretare le “differenze emotive” prodotte dall’interazione tra luce e paesaggio.

Una volta, chiacchierando con una mia amica pittrice, sono stato colpito da una sua frase “eh sì – mi ha detto – in autunno le ombre si allungano”… la cosa mi ha fatto riflettere.

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