Il flash incorporato: croce e delizia delle fotocamere compatte

L’altra sera sono stata ad una festa e mi sono portata dietro la mia Nikon Coolpix P7000 perché volevo scattare delle foto ricordo. Il problema però è che c’era poca luce e, per forza, ho dovuto usare il flash incorporato. Come risultato ho ottenuto una sfilza di foto… “bruciate”. Il flash era troppo forte! Che posso fare la prossima volta per rimediare a questo inconveniente?” – Patrizia S.

antonio lo torto

Foto n.1: la "sparata sbiancafaccia" tipica del flash incorporato sulle fotocamere compatte (ph.: A. Lo Torto, 2011)

Il problema di questa ragazza, che mi ha scritto qualche giorno fa, è davero frequentissimo. La “sindrome da foto bruciate dal flash” è quanto di più classico possa capitare al fotografo dotato di macchina compatta e flash incorporato (vedi foto n.1). Come sappiamo, questo tipo di fotocamere non ci permettono le stesse possibilità di controllo dei parametri di scatto consentiteci, invece, da una reflex digitale. Compensanzione dell’esposizione, scelta del punto di messa a fuoco e, soprattutto, regolazione della potenza di emissione del lampeggiatore diventano, con certe compattine, una sorta di “araba fenice”. Tuttavia è bene non perdersi subito d’animo (non tutto è perduto!) e, magari, dare un’occhiata ai suggerimenti che abbiamo preparato per voi nel caso non abbiate a disposizione altre alternative.

Impariamo a considerare il flash incorporato come una sorta di luce secondaria.

Molti anni fa un fotografo con molta più esperienza di me mi disse che la prima cosa da imparare per padroneggiare al meglio un flash portatile (esterno o incorporato) era di considerarlo sempre come una fonte di luce secondaria. Praticamente in ogni situazione in cui ci ritroviamo a dover usare il flash sono sicuramente presenti sulla scena anche altre sorgenti d’illuminazione: la cosiddetta “luce ambiente”. Questo tipo d’illuminazione è fondamentale per il semplicissimo motivo che si tratta della luce che è effettivamente presente in quel momento sulla scena che vogliamo riprendere. Usando il nostro lampeggiatore come sorgente di luce secondaria, riusciremo sicuramente a mantenere un po’ dell’atmosfera originale; contrariamente, correremo il rischio di rendere il tutto molto più “artificiale”, snaturando l’anima stessa della foto (pensate ad un locale in riva al mare, illuminato dalle candele, fotografato con il flash! riuscite ad immaginarlo…?!).

Una volta chiarito questo punto, possiamo affrontare con maggiore cognizione di causa le strategie adottabili per rendere la luce del nostro flash meno invasiva o, se vogliamo, la luce ambiente maggiormente distinguibile.

7 consigli per usare meglio il flash incorporato

antonio lo torto

La "caduta di luce" (elaboraz. www.theredeer.it)

1. Fate un passo indietro (la legge dell’inverso del quadrato). Uno dei mezzi più elementari per ridurre lo “sparo” del flash è quello di allontanarsi un po’ dal soggetto. Sebbene il sottoscritto vi abbia raccomandato in più occasioni di avvicinarvi il più possibile a ciò che dovete fotografare (per “riempire il fotogramma”, come si dice in gergo) quando il flash incorporato sulla nostra compattina è l’unico strumento di luce supplementare a nostra disposizione, distanziarsi potrebbe essere l’unica soluzione plausibile. Infatti, la legge dell’inverso del quadrato (vedi fig.1) – valida per qualsiasi tipo di flash (esterno o incorporato, portatile o da studio) ed in qualunque occasione si faccia uso del lampeggiatore – dice che ogni volta che si raddoppia la distanza flash-soggetto, la quantità di luce che raggiunge la pellicola si riduce della metàper compensare questa caduta di luce, sarà necessario aprire il diaframma di due stop, fino alla portata massima del lampeggiatore (da tenere presente soprattutto nel caso opposto, quando la nostra sorgente di luce supplementare potrebbe non risultare sufficiente. Infatti, una rapida caduta luminosa comporta che soggetti distanziati fra loro, lontani o spazi molto ampi non possano venire adeguatamente illuminati da un unico flash, a prescindere dalla sua potenza).

In ogni caso, il distanziamento dal soggetto non implica una necessaria perdita in termini di resa fotografica: non è detto che allontanandovi non riusciate più a riempire il fotogramma! Il 99% delle compatte digitali è equipaggiato con zoom decisamente potenti, usateli! Altrimenti, potete sempre “tagliare” la foto in fase di post-produzione…

2. Cercate di diffondere la luce. Se la vostra fotocamera non vi consente di controllare più di tanto l’emissione della luce del flash, dovreste cominciare ad affidarvi al vostro lateral thinking, come si dice in America. Parlando di macrofotografia, abbiamo visto come sia possibile reperire sul mercato – o costruirsi per conto proprio – alcuni simpatici aggeggini (pannelli, pellicole colorate, piccoli diffusori, ecc.) in grado di facilitare la diffusione e la riflessione della luce (sia del flash, che ambientale). Ovviamente, i fortunati possessori di lampeggiatori esterni per apparecchi DSLR saranno maggiormente facilitati nell’adattare ed utilizzare certi “marchingegni”, ma anche chi fotografa con le compattine potrà in qualche modo trarne giovamento (magari aguzzando un po’ più l’ingegno). Il consiglio più pratico che posso dare è quello di collocare un oggetto di materiale traslucido o semi-opaco davanti al lampeggiatore: un foglio di acetato, un kleenex, un pezzo di cellophane appallottolato, ecc. Ricordatevi comunque sempre una cosa: il colore del materiale che posizionerete di fronte al vostro flash influenzerà, inevitabilmente, la qualità della luce emessa. Meglio qualcosa di bianco, piuttosto che blu o arancione…

3. Provate a cambiare l’orientamento del lampo. Sempre vita facile per i proprietari di apparecchi reflex e unità flash separate. Infatti, quasi tutti i modelli di lampeggiatori in commercio sono dotati di parabola orientabile e, pertanto, ruotare, inclinare o puntare il flash verso l’alto è un gioco da ragazzi. E noi, poveri e tapini possessori di compatte?! Come potete fare?! Come dice il proverbio se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da lui, se non è logicamente possibile puntare il flash verso il soffitto bianco di una stanza – per creare in questo modo quello che in gergo si definisce flash di rimbalzo – potete sempre “spostare il soffitto”! Come?! Con uno stupidissimo cartoncino bianco posizionato ad angolo rispetto alla fotocamera. In questo modo, con un po’ di pratica, diventerete bravissimi a convogliare il lampo dal cartoncino al soffitto (o verso un muro) in modo da creare il tanto agognato rimbalzo di luce. La perdita di luminosità complessiva sarà maggiore, ma vi consentirà di avvicinarvi molto di più al soggetto. Anche in questo caso vi ricordo l’importanza delle tinte delle pareti e dei cartoncini che usate… sempre meglio qualcosa di chiaro.

Foto n.2: immagine realizzata in "modalità notturna" (ph.: Smokingmoney, courtesy of digital-photography-school.com)

4. Modalità “notturna”. Molte fotocamere compatte consentono di scattare con una divertente opzione detta modalità notturna. Questa funzione avanzata predispone la macchina fotografica a scattare col flash, ma in sincronizzazione lenta (slow sync flash). Vediamo di spiegare che cosa significa. Anche i bambini sanno che per scattare con poca luce possiamo avvalerci di due alternative: o usiamo il flash, o aumentiamo il tempo. La sincronizzazione lenta ci consente di fare entrambe le
cose. Perché? Per ottenere la giusta esposizione del primo piano e dello sfondo. Infatti, quest’ultimo risulterà adeguatamente illuminato grazie al tempo di esposizione prolungato, mentre il soggetto, in primo piano, beneficerà di un lampo di schiarita – dosato ad hoc dal processore della fotocamera per evitare l’eventuale mosso. Per ottenere uno sfondo ben esposto e un primo piano perfettamente a fuoco, una sincronizzazione lenta nel vero senso della parola imporrebbe l’utilizzo del treppiedi e l’immobilità del soggetto. Diciamo che la modalità notturna si propone come una sorta di compromesso: tempi lunghi, ma non lunghissimi; intensità del lampeggio attenuata, ma non troppo. Risultato: un bilanciamento dell’esposizione fondo-primo piano non impeccabile, ma sempre ad effetto (vedi foto n.X). Comunque sia, se la vostra compattina ne fosse provvista, vi consiglio vivamente di farne uso.

5. Compensazione dell’esposizione flash. Non è neppure il caso di dirlo, se la vostra fotocamera compatta consente di ridurre (o aumentare) l’entità dell’emissione del lampeggiatore incorporato, avete risolto il problema… quasi. Certo, è una prerogativa di apparecchi e accesori di fascia superiore, ma non è detto che non sia possibile farlo anche con quelli meno cari. Per quanto ne so io, oggi, sono moltissimi i modelli dotati di questa funzione. Sicuramente non si tratta di un settaggio immediato, una regolazione a cui potete accedere premendo un solo tastino; molto probabilmente dovrete smazzarvi un po’ di libretto d’istruzioni ma, una volta imparato il meccanismo, le vostre fotografie ne guadagneranno sicuramente.

susan mccartney

Foto n.3: ecco cosa si può ottenere dosando magistralmente luce flash e luce ambiente (ph.: Susan McCartney)

6. Aggiungere qualche luce ambiente/spostare il soggetto. Se siete ad una festa o in un locale pubblico potrebbe non essere una cosa fattibile comunque, accendere qualche luce in più per evitare di usare il flash potrebbe, anche in questo caso, rivelarsi un ottimo escamotage. Sfruttare la capacità riflessiva di una parete bianca, potrebbe essere un altro. Al limite, sempre seguendo la filosofia di Maometto e della montagna, potete chiedere a chi volete ritrarre di spostarsi vicino a qualche fonte luminosa che possa venirvi in soccorso. Tentar non nuoce.

7. Agire sui parametri di esposizione. Potete trovare tutto quello che vi serve in merito all’esposizione in uno degli articoli
dedicati all’argomento
. Ne abbiamo parlato e straparlato. Comunque, molto velocemente, in conclusione di quanto abbiamo detto quest’oggi voglio ricordavi quanto segue:

  • Sensibilità ISO: aumentando la sensibilità ISO della vostra fotocamera, renderete il sensore più “ricettivo” nei confronti della luce ambiente e, pertanto, l’emissione del lampo verrà automaticamente ridotta dal processore della macchina fotografica. Con tutti i pro e i contro.
  • Apertura del diaframma (f): a una maggiore apertura (minore numero f/) corrisponde una quantità di luce maggiore che colpisce il sensore della fotocamera, ma una profondità di campo inferiore. In ogni caso, sarà necessaria un’emissione flash più ridotta.
  • Tempo di scatto (T): più tempo tenete aperto l’otturatore, più esponente alla luce il sensore della fotocamera e meno luce supplementare (flash o altro) vi sarà necessaria. Il treppiedi è d’obbligo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Connect with Facebook