HDRI: 6 consigli per ottenere il massimo

This entry is part 5 of 7 in the series Gli scatti multipli e l'HDR

Brooklyn Bridge, www.clubfotografia.com

foto n.1: Brooklyn Bridge, elaborazione in HDR (ph.: A. Lo Torto, New York City - 2011)

In queste ultime settimane ho “sperimentato” parecchio, come non mi capitava di fare da alcuni anni. Ammetto che questa tecnologia HDR ha assorbito molto la mia attenzione e l’entusiasmo che ho messo nell’applicarmici ha stupito persino me stesso… che non sono più un ragazzino.

Ad ogni modo, grazie al piccolo bagaglio esperienziale che sono riuscito ad accumulare, ho scoperto alcuni tips&tricks che probabilmente chi è più esperto di me conoscerà sicuramente, ma che invece spero possano essere d’aiuto a chi lo è di meno. Vediamoli insieme.

Times Square, www.clubfotografia.com

foto n.2: Times Sq., elaborazione in HDR (ph.: A. Lo Torto, New York City, 2008)

1. Diciamo subito che i metodi per realizzare le immagini in HDR sono più di uno. Quello principale lo conosciamo: esposizioni multiple di un soggetto (tre è il numero minimo perfetto) dallo stesso punto di ripresa e l’unione di queste in fase di post-produzione per creare una singola fotografia. Ma è anche possibile partire da una singola immagine e ricavare più fotografie dalla stessa per mezzo di un qualunque programma di fotoritocco: alcune sotto e altre sovraesposte. Successivamente, si possono “mixare” le immagini ottenute per realizzare una singola foto in HDR. Sconsigliato, ma in mancanza d’altro

Perché? “La produzione di immagini HDR da una singola immagine presenta maggiori limitazioni poiché la gamma tonale non è tanto flessibile quanto quella ottenibile con esposizioni multiple” (e questo è preso paro, paro dal sito della Nikon…!). In ogni caso, le foto n.1 e n.2 sono state realizzate in questa maniera e il risultato sembra un accettabile HDR in versione Harry Potter. Avendo a disposizione soltanto uno scatto correttamente esposto (l’immagine centrale, B, nella foto n.3), ho applicato la seguente procedura, creando ex-novo due file Jpeg: (A) sottoesposta: ho duplicato il livello e applicato il metodo fusione Moltiplica per due volte, poi, ho regolato Luminosità/Contrasto fino ad ottenere ciò che volevo; (C) sovraesposta: ho duplicato il livello e applicato il metodo fusione Scolora.

2. Comunque sia, l’effettivo utilizzo di immagini veramente differenti l’una dall’altra, cioè frutto di reali esposizioni multiple, è la strada da seguire se si vogliono ottenere risultati di qualità con la tecnica HDRI. Infatti, ogni fotogramma mantiene tutte le informazioni necessarie ad un’elaborazione ottimale da parte del software HDR. Meglio ancora se i files a nostra disposizione sono in formato raw.

Times Square, www.clubfotografia.com

foto n.3: A e C sono, rispettivamente, una sotto e una sovraesposizione realizzate ad hoc con Ps CS5 (A. Lo Torto, 2011)

3. Vi domanderete perché ho scurito la foto (per ottenere l’immagine sottoesposta A) molto di più di quanto non l’abbia invece schiarita (C)… Vi rispondo subito: sappiamo che non è possibile avere un buon risultato HDR senza effettuare delle esposizioni multiple ma, se quello che abbiamo a disposizione ci viene da immagini troppo sovraesposte, i pixels “bruciati” non consentiranno al software di recuperare le informazioni di cui ha bisogno. Infatti, una sovraesposizione esagerata, con conseguente “bruciatura” dei toni più alti, determina un’irrimediabile perdita dei dettagli (e delle informazioni relative) nelle aree già di per sé sufficientemente luminose. Risultato: il programma di elaborazione HDR non sa dove prendere i dati e, quindi, è costretto ad “inventarseli” per mezzo di un’interpolazione (un procedimento matematico-statistico ancora molto “primitivo” che consente di stabilire le caratteristiche di un pixel in funzione di quelli circostanti). Perciò meglio lavorare con fotografie sotto, piuttosto che sovraesposte, in quanto ciò che conta è assicurarsi che l’immagine di base abbia una buona leggibilità delle alte luci.

4. Un altro consiglio importante che voglio darvi è di disattivare la funzione ISO automatica quando scattate per HDR. Infatti, se disponibile (e ormai lo è praticamente su tutte la macchine digitali, dalle compattine in su), l’opzione ISO auto effettuerà tutte le regolazioni esposimetriche che consentono di compensare le condizioni di ripresa e, nel caso specifico della fotografia HDR, ciò non è necessario. Con l’HDR è importante registrare sul sensore il range dinamico più ampio possibile, piuttosto che consentire il controllo in automatico da parte della fotocamera delle condizioni di illuminazione.

Nota per i possessori di fotocamere DSLR Nikon: un’altra funzione che sarebbe meglio disattivare in questa situazione è la D-Lighting attivo che, sebbene riduca il problema della perdita dei dettagli nelle aree con alte-luci e ombre, modifica comunque le impostazioni della fotocamera sia nell’esposizione che nel bilanciamento complessivo dei toni.

5. Proprio in attinenza a quest’ultimo punto e come già approfondito in un precedente articolo, dal momento che la fotografia HDR tende, per forza di cose, ad accentuare il rumore complessivo dell’immagine, è meglio scattare le foto con un valore ISO che sia il più basso possibile. Tenetelo sempre presente.

foto n.4: un'elaborazione in HDR "poco convincente" a causa della tonalità monocromatica dominante (ph.: A. Lo Torto, 2011)

6. Non tutti i soggetti sono idonei all’elaborazione delle immagini con la tecnica HDR. OK, abbiamo detto che le scene devono presentare un certo contrasto luminoso, ma non solo: è importantissimo anche il contrasto cromatico. Più colori riuscirete ad includere nell’inquadratura, meglio riuscirà la foto in HDR. Un esempio: guardate la foto n.4. Sebbene ricavata da ben cinque files raw differenti, la presenza del verde (anche se in tonalità diverse e abbastanza contrastanti), a mio avviso, impoverisce un po’ la resa complessiva. Questione di gusti, probabilmente, ma il sottoscritto la trova assai poco convincente.

Per concludere: come abbiamo già accennato, esistono una miriade di softwares, tutti più o meno simili, che consentono di realizzare immagini in HDR direttamente sulla macchina fotografica, supporto palmare o cellulare (come per l’I-Pod o il Samsung Galaxy), ecc. Nel testo scaricabile che abbiamo in preparazione, stiamo includendo una serie di test dei più significativi. Da non perdere!

Buona Pasqua, amici miei. A presto, ALT 

 

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5 Responses to HDRI: 6 consigli per ottenere il massimo

  1. a che schifo

  2. Certi commenti proprio non li capisco. Comunque ottima analisi ed articolo davvero utile… mi sto cimentando anche io in questo mondo e sono pieno di entusiasmo.
    Bravo per il tempo perso e lo sbattimento nel descrivere il processo!

  3. Grazie Valerio. Continua a seguirci. ALT

  4. chiaro ed efficace, complimenti. anch’io mi ero cimentato da “autodidatta” nell’impresa di imparare ad usare queste diavolerie utilizzando gimp 2 ma ho desistito a causa della difficoltà e del tempo necessario unito alla perdita di saturazione e di credibilità (gimp non ha questa funzione e si deve fare tutto manualmente sottraendo e sommando le foto sbilanciate a quella con esposizione ottimale) in poche parole mi hai semplificato parecchio la vita 😀
    thanks 😉

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