Gli obiettivi fotografici: il grandangolare

di Antonio Lo Torto

prima parte

foto n.1: in quest’immagine scattata dal nostro amico Max Lombardi possiamo notare una classica ripresa dal basso verso l’alto a una focale di 35mm? Dico bene Max?

Se qualcuno mi chiedesse con quale obiettivo – tra grandangolare e tele – un fotografo principiante si troverebbe più a suo agio, non esisterei a rispondere il grandangolare. La visione umana è di “tipo grandangolare” e, inoltre, la maggior parte delle persone inizia le riprese proprio con l’idea d’immortalare tutto ciò che vede.Sfortunatamente, però, questa “tendenza” porta spesso a realizzare immagini piuttosto confuse, in cui il punto d’interesse è in contrasto con altri elementi.

D’altra parte, ai neofiti di solito sfugge l’importanza di trovare un corretto punto di ripresa. In altre parole, è difficile che questi fotografi riescano a comporre un’immagine da una posizione tale che mostri con chiarezza quale sia il vero centro d’interesse e le sue equilibrate e perfette relazioni con il resto della scena. E tutto ciò risulta molto spesso evidente nelle istantanee scattate proprio con un obiettivo grandangolare: troppo affollate e caotiche, dispersive e sovente prive di un soggetto “ben definito”.

NOTA BENE: quando i fotografi poco esperti iniziano ad utilizzare i grandangolari, tutto ciò che possono fare senza preoccuparsi troppo di sbagliare è fotografare gruppi di persone in spazi limitati… una delle rare situazioni in cui difficilmente potranno commettere degli errori.

Per essere sfruttati efficacemente gli obiettivi grandangolari richiedono una migliore conoscenza della composizione e una maggiore esperienza nell’inquadratura rispetto a qualsiasi altro tipo di ottiche. Inoltre, l’uso di obiettivi moderatamente grandangolari (e adesso vediamo di cosa si tratta) non prepara sicuramente i principianti agli effetti molto più drammatici che si possono ottenere con ottiche grandangolari e ultragrandangolari. Infatti, proprio quest’ultimo tipo registra sul sensore un’area molto più estesa rispetto ai suoi fratelli meno esasperati e, di conseguenza, saranno necessarie un’attenzione ed un impegno maggiori nel correlare su un agolo di campo più ampio i vari elementi presenti nell’inquadratura.

Inoltre, se gli obiettivi grandangolari non vengono usati ad un adeguata distanza dal soggetto – e, soprattutto, con riprese frontali alla sua stessa altezza – le distorsioni risulteranno evidenti. Ciò potrebbe incoraggiare alcuni a ricercare effetti esasperati, con risultati inaccettabili a causa della riproduzione innaturale della realtà. Naturalmente, come dicevano i latini, in medio stat virtus

Le caratteristiche dei grandangolari. L’angolo di campo.

foto n.2: l’angolo di campo a differenti lunghezze focali (ph.: J. Meehan, all rights reserved)

NOTA BENE: forse (anzi, sicuramente) ne avremo già parlato, ma in questo momento non mi sovviene quando e come. Ad ogni modo, una volta per tutte, spieghiamo che cos’è l’angolo di campo. L’angolo di campo indica quanto un obiettivo riesce a vedere di una scena e serve come base per definire se una determinata ottica sia normale (50mm), grandangolare (<50mm) o teleobiettivo (>50mm). L’mmagine n.2 ci illustra chiaramente questo concetto: una serie di fotografie che mostra le grandi diversità nell’angolo di campo di differenti obiettivi – dal grandangolare al tele. Tutte le immagini sono state scattate con una fotocamera 35mm, logicamente dallo stesso punto di ripresa.

Considerate che al tempo che fu della pellicola questo concetto risultava d’importanza fondamentale. Infatti, le dimensioni del supporto utilizzato (35mm, 120mm, 4×5″, ecc.) influivano in modo determinante sull’apertura dell’angolo di campo, tanto che un obiettivo “normale” per una fotocamera di medio-formato (120mm) veniva considerato un 90mm e non un 50 come per un piccolo formato…

Ma non complichiamoci inutilmente l’esistenza, in quanto vi basti pensare che gli equivalenti moderni delle antiche emulsioni, i sensori digitali, nell’utilizzo che ne viene fatto sugli apparecchi di fascia media, tendono a conformarsi anche per dimensioni e struttura (sono più o meno tutti uguali, in poche parole), per cui il problema delle misure non ci tocca più di tanto. State tranquilli.

foto n.3: una classica ripresa con “fish-eye” realizzata dal nostro amico Massimo Cervi (forse un po’ “esagerata” con Photoshop…)

Ma passiamo a concetti un po’ più pratici… qualsiasi obiettivo con lunghezza focale inferiore ai 50mm può chiamarsi grandangolare. In questa “macrocategoria” troviamo una marea di tipi di ottiche, dal 35 al 6mm, compresi i fish-eye che coprono un angolo visivo di 180°. Gli obiettivi da 20mm in giù vengono comunque detti ultragrandangolari.

Consideriamo alcuni fattori comuni a tutti i tipi di grandangolari, tenendo sempre presente che più e corta la lunghezza focale, più risulterà accentuata una delle seguenti caratteristiche:

  1. Orizzonti più ampi. Un obiettivo da 28mm ha un angolo di campo (75°) grosso modo paragonabile al campo visivo dei nostri occhi. Passando a una focale più corta, come un 15mm, la differenza è sostanziale: l’angolo di campio è decisamente più esteso (110°) e il panorama ultra-ampio include molti più elementi di quanti gli occhi possano registrare senza muovere lo sguardo.
  2. Prospettiva allargata (o esasperata). Il grandangolare può creare un’illusione ottica che distorce la dimensione relativa degli oggetti e fa sì che gli stessi sembrino più lontani fra loro. Quelli più vicini all’obiettivo sembrano insolitamente grandi o esageratamente “preponderanti”. Tutto quello che si trova in secondo piano appare come “spinto all’indietro”, o molto più piccolo di quanto percepito dall’occhio umano.
  3. foto n.4 (Peter K. Burian)

    Distorsione occasionale delle linee. Inclinando l’obiettivo verso l’alto o verso il basso le linee verticali dell’immagine convergono. Provate, ad esempio, a puntare l’obiettivo verso l’alto per fotografare un palazzo e l’intera struttura sembrerà cadere all’indietro, con un effetto, appunto, detto delle linee cadenti. Ovviamente anche questa distorsione potrà venire utilizzata per scopi creativi.

  4. Osservate la foto n.4: per riprendere l’intera chiesa da vicino (sopra) il fotografo ha utilizzato un obiettivo da 28mm inclinato verso l’alto. Decidendo poi di eliminare l’effetto linee cadenti, è arretrato fino a una posizione in cui, grazie ad un 70mm, è riuscito a scattare con il corpo macchina parallelo al soggetto, producendo quindi un’immagine con linee dritte e prospettiva “normale”.
  5. Iperfocale (profondità di campo estesa). Un’intera inquadratura può essere ragionevolmente nitida dal primo piano allo sfondo. Con un 24mm, ad esempio, potete riprendere una nave da crociera, da poppa a prua, praticamente tutta a fuoco… anche se sembrerà molto più lunga dell’originale! (naturalmente, minore l’apertura del diaframma, maggiore la profondità di campo).

NOTA BENE: per massimizzare la profondità di campo, mettete a fuoco a un terzo dal bordo inferiore del fotogramma, aprendo il diaframma non più di f/16. Se la vostra macchina è dotata di pulsante di controllo della profondità di campo, potrete verificarne l’effetto a diverse aperture. Lo schermo di messa a fuoco si oscurerà, pertanto fate passare qualche minuto tra una chiusura e l’altra, per dare il tempo ai vostri occhi di abituarsi alla luminosità inferiore.

Nella seconda parte vedremo qualche specifico suggerimento per ottenere il massimo da questo tipo di ottiche. Contiunuate a seguirci. A presto, ALT

Ringraziamo gli amici di clubfotografia.com Massimo Cervi e Massimo Lombardi per il loro contributo a questo articolo.

 

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