Fotografia “in pillole”: 10 errori da evitare (prima parte)

di Antonio Lo Torto

Panning (foto di Ciro Bucci)

Panning (foto di Ciro Bucci)

Tutti sappiamo quanto sia deludente e frustrante riguardare una foto venuta male… soprattutto quando la fotografia è la nostra grande passione e gli altri si aspettano da noi sempre qualche “meraviglia”.

Immagini mosse, sfocate, sovraesposte, sottoesposte, inquadrate male. Chi, almeno una volta, non è mai incappato in una di queste situazioni? Conoscere gli sbagli è il primo passo per evitare di ripeterli (si spera).

Oggi cominciamo con una panoramica “in pillole” degli errori più frequenti che vengono commessi, soprattutto dai fotografi più inesperti, rivelando quei piccoli trucchetti che, chi ha più esperienza di voi ha sviluppato nell’arco di molti anni di lavoro dietro all’obiettivo di una macchina fotografica, pur sapendo che alcuni di essi possono essere provocati intenzionalmente per cercare di dare alla foto un “carattere unico”. Certo è che per sfruttare i difetti a proprio vantaggio risulta indispensabile conoscerli bene prima per imparare ad evitarli e, in un secondo momento, utilizzarli creativamente nel modo migliore possibile.

NOTA: ogni voce trattata riporta i riferimenti ad altri articoli di clubfotografia.com in cui si è ampiamente approfondito l’argomento in questione. Chiunque volesse maggiori delucidazioni sul perché e sul percome di un particolare fenomeno è vivamente pregato di cliccare sul link corrispondente. Sono più di due anni che su questo sito si parla di fotografia a 360 gradi e si tiene conto del livello di conoscenza di tutti i nostri lettori: dai meno esperti ai professionisti.

Teniamo sempre presente che – come tutti i grandi fotografi sanno bene – la fotocamera che maneggiamo in ogni momento altro non è che un semplice strumento di lavoro e mai un fine. Cerchiamo di non diventare sue “vittime”, facendo in modo che sia lei a decidere quello che vuole e, nel caso volessimo cercare l’errore di proposito, allora “spingiamola” a produrre proprio ciò che desideriamo… un esempio tipico è l’effetto di mosso che, di per sé, potrebbe sembrare un errore, ma in moltissime circostanze ci viene in soccorso quando vogliamo conferire il senso del movimento (per approfondimenti vedi: il “panning” e il mosso intenzionale).

Le immagini che accompagnano questa prima parte dedicata agli “errori fotografici” sono un esempio di come si possa controllare dignitosamente la fotocamera e di come si possa sfruttare a proprio vantaggio qualcosa che normalmente potrebbe sembrare brutto… Ringraziamo pertanto gli amici di clubfotografia.com che hanno contribuito con le loro foto.

1. Sovraesposizione

Sovraesposizione (foto di Pietro Ricciardi)

Sovraesposizione (foto di Pietro Ricciardi)

Per definizione, sovraesposta è un’immagine impressionata con un’eccessiva quantità di luce. Più un’immagine è sovraesposta, più questa tende al chiaro. Tutte le aree maggiormente illuminate e le zone più chiare “sbiancano” completamente e la foto, nel suo complesso, appare pallida, senza contrasti e fortemente slavata. E’ passata troppa luce attraverso le lenti dell’obiettivo.

  • Cause: diaframma troppo aperto, impostazione del tempo sbagliata (troppo lungo), sensibilità ISO errata (troppo alta), flash troppo vicino al soggetto o non adeguatamente utilizzato, sistema esposimetrico difettoso
  • Rimedi: se la causa è dovuta al malfunzionamento dell’apparecchio, chiaramente, il consiglio è quello di farlo riparare o di cambiarlo (!). Negli altri casi dobbiamo imparare a giudicare la quantità e la qualità della luce sulla scena. Se non sappiamo come fare, scattiamo più fotografie con esposizioni differenti -> bracketing, a intervalli di 1 o 1/2 stop e confrontiamo i risultati ottenuti. Alternativamente, prendiamoci più tempo ed effettuiamo più letture diverse con l’esposimetro per trovare quella più adatta.

2. Sottoesposizione

Un’immagine sottoesposta è quella impressionata da un’insufficiente quantità di luce. Le zone più scure e quelle d’ombra appaiono nere. Non si distinguono i dettagli. Il sensore è stato colpito da poca luce.

  • Cause: diaframma troppo chiuso, tempo di esposizione troppo breve, sensibilità ISO troppo bassa, flash che potrebbe non aver funzionato, esposimetro ingannato da fonti di luce intensa posizionate, magari, dietro al soggetto.
  • Rimedi: il consiglio più logico è quello di sfruttare la memoria esposimetrica: avviciniamoci al soggetto, teniamo premuto leggermente il pulsante di scatto e, mantenendo il pulsante premuto, ritorniamo nel punto dove volevamo scattare la foto e premiamo fino in fondo. Così facendo, l’effettiva esigenza di luce del soggetto verrà rispettata. L’uso di un esposimetro esterno consentirebbe di evitare quest’operazione.

Sottoesposizione (foto di Marco Donato)

Sottoesposizione (foto di Marco Donato)

NOTA: per quanto riguarda una discussione seria sulla sovra e sottoesposizione, la sezione relativa è quella della Teoria della corretta esposizione, ampiamente trattata sulle pagine di clubfotografia.com.

In ogni caso, brevemente, ricordate sempre che la quantità di luce che colpisce il sensore viene regolata da due elementi meccanici fondamentali: l’otturatore e il diaframma. Per capire come funzionano ci serviremo del solito esempio, trito  e ritrito, del rubinetto e del recipiente (un classico in tutti i libri di tecnica della fotografia). Immaginiamo che il rubinetto sia il diaframma dell’obiettivo e il sensore un recipiente. Per riempirlo possiamo agire su due elementi diversi: l’apertura del rubinetto (tanto o poco) e il tempo in cui lo lasciamo aperto (lungo o breve. E questo sarà il tempo di apertura del nostro otturatore, il tempo di esposizione, insomma). Esporre correttamente significa regolare ad hoc il rapporto apertura del diaframma/tempo di esposizione.

Fonte: Internet

Fonte: Internet

Per riempire il recipiente con la stessa quantità d’acqua (cioè, per colpire il sensore con la stessa quantità di luce) le possibilità sono due:

  1. se teniamo molto aperto il rubinetto (cioè: apriamo molto il diaframma) il tempo di riempimento del recipiente (il tempo di esposizione) diminuirà;
  2. se il rubinetto sarà poco aperto (diaframma poco aperto), per ottenere lo stesso risultato, sarà necessario aumentare il tempo di esposizione.

In pratica, nel caso in cui volessimo immortalare un soggetto in movimento, come una macchina in corsa ad ex., saremmo costretti ad aprire tutto il diaframma, in modo che il breve tempo di esposizione ci consenta di “bloccare” l’immagine. Nel caso, invece, volessimo fotografare qualcosa di statico, un paesaggio, e ottenere la massima nitidezza possibile, un diaframma più chiuso sarà l’unica soluzione possibile e, di conseguenza, un tempo di esposizione più lungo. Pertanto per riuscire ad avere un’immagine corretta, non esiste un unico rapporto tempo/diaframma. Tutte le combinazioni, in teoria, sono ugualmente valide e la scelta dipende unicamente dal tipo d’immagine che vogliamo ottenere.

3. Il “mosso” (l’immagine intera)

Mosso (foto Parodi)

Mosso (foto Parodi)

Si verifica quando la foto non è nitida in tutte le sue parti.

  • Cause: la causa tipica di un’immagine interamente mossa è il movimento accidentale della fotocamera, dovuto in molti casi anche alla scarsa luce presente nell’ambiente che ci costringe ad utilizzare tempi di scatto lunghi rispetto alla lunghezza focale. Il rischio di mosso aumenta con la lunghezza focale… Voglio ricordarvi quel vecchio adagio fotografico, dei tempi di mio nonno: non impugnare mai a mano libera un obiettivo se il tempo di scatto è più lungo dell’inverso della focale utilizzata, altrimenti la foto uscirà mossa (scattando con un tele da 200mm, quindi, il tempo più lungo di scatto che vi sarà concesso sarà di 1/250 di secondo, ecc.).
  • Rimedi: in linea di massima, se i tempi salgono sopra 1/60 di secondo, premere con dolcezza il pulsante, trattenere il respiro e scattare la foto. Altrimenti usate un treppiedi! Scomodo da trasportare, ma efficacissimo.

4. Il soggetto mosso

A differenza del caso precedente, qui è soltanto il soggetto a non essere nitido rispetto allo sfondo che, invece, risulta ben visibile.

  • Cause: si è scattato con un tempo di esposizione troppo lungo che non ha consentito d’immortalare il movimento del soggetto.
  • Rimedi: se la quantità di luce presente lo consente, possiamo impostare un tempo di scatto più breve in modo da “congelare” il movimento del soggetto. Utilizziamo una focale più corta (come detto in precedenza, il rischio di mosso aumenta con la lunghezza focale). Oppure aumentiamo la sensibilità ISO, che ci consente di utilizzare tempi di esposizione più brevi. Se la distanza dal soggetto è inferiore a una decina di metri, possiamo scattare con il flash.

NOTA: il caso del soggetto mosso, più di ogni altro, è sfruttabile a livello creativo grazie alla tecnica del panning.

5. La foto sfocata

Foto Sfocata (foto di Catia Menacci)

Foto Sfocata (foto di Catia Menacci)

In linea di massima, una fotografia può considerarsi ben fatta quando risulta nitida, ossia quando è perfettamente a fuoco. Mettere a fuoco significa intervenire sulla distanza obiettivo/sensore, per fare in modo che l’obiettivo proietti sul sensore un’immagine nitida del soggetto inquadrato. Generalmente una foto è a fuoco quando almeno il soggetto principale lo è.

  • Cause: il soggetto si trova più vicino o più lontano rispetto al piano ideale di messa a fuoco.
  • Rimedi: usando l’autofocus è sempre meglio accertarsi, prima di scattare, che il soggetto sia effettivamente nitido sullo schermo LCD; la maggior parte delle fotocamere indica con un led luminoso, oppure un beep, l’avvenuta messa a fuoco. Con il fuoco manuale è necessario girare la ghiera di messa a fuoco affinché l’immagine risulti nitida… abbastanza ovvio.

 

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