Fotografia di paesaggio: i “cieli bianchi”. Vediamo come affrontarli.

Quante volte abbiamo tessuto le lodi dell’illuminazione diffusa? In quante occasioni abbiamo decantato i pregi del cielo coperto parlando di ritratto, di macrofotografia e quant’altro? Cento? Mille volte, forse?! Ebbene, ci siamo sbagliati! No, non fraintendetemi. Ascoltate, invece, ciò che abbiamo da dirvi…

foto n.1: tempo uggioso e cielo grigio? accade anche in Sicilia... non solo a Milano (ph.: A. Lo Torto, Saline di Paceo presso Trapani - 2004)

Anche se il cielo coperto produce una bella luce morbida e poco contrastata, ahimè, spesso e sovente è proprio il cielo che, in queste condizioni, non ha una buona resa fotografica. Chi vive in pianura, poi, condivide pienamente queste considerazioni: quel “bel” cielo grigio milanese che, specialmente in autunno e in inverno, affligge oltrechè i nostri animi, anche le nostre fotografie… quante volte vi sarà capitato, eh?!

Per il fotografo si tratta di scegliere (come sempre, nella vita): esponendo per il paesaggio in primo piano, il cielo, molto più luminoso, uscirà probabilmente dalla gamma tonale registrabile dal sensore (e ancor più dalla pellicola), apparendo pertanto lattiginoso, piatto e slavato (sull’argomento vedi: range dinamico e latitudine di posa). Ok, alcuni sensori – così come, una volta, alcune pellicole – sono in grado di padroneggiare una gamma di contrasti maggiori di altri e, quindi, possono registrare le sottili sfumature di tono e di colore presenti nel cielo coperto ma, nonostante tutto, una vasta superficie uniforme di cielo sbiadito rovina qualsiasi immagine… anche un capolavoro di Avedon o di Cartier-Bresson! Il “cielo bianco” sovrasta tutto ciò che d’altro c’è in un fotogramma. La sua luminosità è troppo intensa.

Alcune soluzioni al problema dei “cieli bianchi”

foto n.2: basterebbe una bella coltre di nubi basse per cambiare le cose (ph.: A. Lo Torto, Milano - 1999)

1. Prima soluzione: comprimere la gamma tonale. Come? Usando, ad esempio, un filtro digradante neutral density (ND). Ne abbiamo parlato a proposito della fotografia in controluce. Diciamo subito che il sistema a volte funziona, ma se il cielo è realmente troppo uniforme e troppo chiaro, il filtro si limiterà solo a renderlo più grigio… Inoltre, i filtri digradanti non vanno bene soprattutto se il nostro soggetto si protende verso l’alto e al di sopra della linea dell’orizzonte – come un albero o il campanile di una chiesa; infatti, abbassando il tono del cielo, si rischierà di scurire anche il soggetto. Esempio: Immaginate di riprendere un albero la cui metà inferiore si trova sotto l’orizzonte e l’altra si staglia contro il cielo. Usando un filtro digradante per abbassare di 1 o 2 stop la luce diffusa dalla coltre nuvolosa, abbasseremo della stessa quantità anche la tonalità della metà superiore dell’albero che, alla fin dei conti, risulterà mezzo chiaro e mezzo scuro. Una bella boiata, direi.

2. Una soluzione migliore, invece, potrebbe essere quella di ridurre al minimo la parte di cielo che si vede nel mirino; anche questo è un sistema abbastanza efficace, specialmente se la sottile fetta di cielo che rimane nell’inquadratura ha anche una leggera sfumatura di colore. Cercate, perciò, di comporre l’immagine con estrema precisione; tenete la fotocamera sul treppiedi e muovetela con scrupolosi movimenti della testa (del treppiedi, ovviamente, non la vostra!). Tutto dovrebbe andare bene.

3. L’ultima possibilità – probabilmente quella più produttiva – è quella di eliminare del tutto il cielo dall’inquadratura. In questo caso la scelta dell’obiettivo appropriato risulterà determinante perché un grandangolare, a meno che non lo puntiate verso il terreno (!), inquadrerà sempre una parte più o meno ampia di cielo. Per cui, maggiore è l’angolo di campo dell’ottica utilizzata, peggiore sarà il problema. Optate per un tele dai 200mm in su e cercate di isolare una parte del paesaggio; in questo modo fotograferete direttammente dentro la scena, non al di sopra di essa. Inoltre, la luce diffusa dal nostro brutto cielo bianco ci aiuterà ad illuminare uniformemente i soggetti che vogliamo riprendere e, da nemica, si trasformerà in una preziosa fonte d’illuminazione naturale.

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foto n.3: acero canadese d'autunno (ph.: A. Lo Torto - Vermont, USA 1992)

Osservate le foto n.3A e 3B: un acero canadese ripreso in un campo del Vermont. Due fotografie scattate a pochi giorni di distanza; dopo un lungo periodo di cielo coperto il tempo era finalmente cambiato. Guardate cosa accade quando nelle nostre immagini compare una grande estensione di cielo slavato (3A): esso si impone praticamente su tutta la fotografia, che risulta piatta e decisamente molto meno interessante. Bastano pochi tocchi di azzurro per cambiare le cose e trasformare tutto. Che ne dite?

2 Responses to Fotografia di paesaggio: i “cieli bianchi”. Vediamo come affrontarli.

  1. Un aiuto può arrivarci da photoshop che ci permette addirittura di sostituire il cielo!!!

  2. ok in poche parole non c’è un cazzo da fare

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