Fotografare un anello

This entry is part 3 of 3 in the series Still Life Photography

di Antonio Lo Torto

Cut Princess da 2,98 kt su montatura Tiffany

Cut Princess da 2,98 kt su montatura Tiffany

Se vi è mai capitato di dover fotografare un anello, avrete sicuramente sperimentato sulla vostra pelle quanto sia difficile ottenere un buon risultato. Già trovare il modo giusto per posizionarlo sarà risultato alquanto impegnativo e capire come padroneggiare luce, ombre e riflessi ancora di più.

Per ottenere la composizione finale desiderata i fotografi di gioielli utilizzano speciali obiettivi macro e un mucchio di altri attrezzi di illuminazione il cui scopo, ovviamente, è quello di ottenere il massimo della precisione e della risoluzione. Alla fin dei conti esistono svariati modi per riuscire a fotografare un anello come si deve, in ogni caso, oggi, cercheremo di illustrarne alcuni molto semplici ed efficaci che non richiedono l’utilizzo di attrezzature specifiche troppo sofisticate, in modo da dare a tutti la possibilità di cimentarsi in questo genere di ripresa.

Il set

La versione base del set fotografico

La versione base del set fotografico

Il semplicissimo set che abbiamo composto per realizzare la nostra immagine è costituito da alcuni piccoli elementi, imprescindibili, che è bene procurarsi se si vuole avere vita facile:

  1. un softbox portatile di 100×100 cm, montato su una monotorcia Elinchrome da 500 W/sec (ma possono andar bene anche un softbox di dimensioni più contenute, come un 70×70 cm, e un flash meno potente).
  2. un pannello bianco in schiuma poliuretanica di 120×25 cm acquistato in un qualsiasi magazzino del faidatè per pochi euro; i motivi dell’utilizzo di questo materiale sono sotanzialmente due: la sua opacità (non essendo trattato con alcun tipo di lacca o altra vernice riflettente ci consente di annullare qualsiasi genere di riverbero fastidioso) e la sua relativa facilità di “gestione” (possiamo piegarlo, arrotolarlo e soprattutto inciderlo con un taglierino).
  3. un paio di cavalletti in legno di 80 cm di altezza per sostenere il pannello.
  4. macchina fotografica digitale, treppiedi e flessibile di scatto (quest’ultimo non indispensabile).

Il posizionamento del primo anello direttamente sul pannello di schiuma poliuretanica

Il posizionamento del primo anello direttamente sul pannello di schiuma poliuretanica

Come potete vedere dalla foto qui sopra, il nostro set è composto dal minimo indispensabile e lo spazio che occupa all’interno di un piccolo studio o nel salotto di casa è decisamente esiguo. La facilità di montaggio e smontaggio lo rendono allestibile in meno di un minuto e mezzo. Per questo tutorial, abbiamo scelto di fotografare due pietre differenti: la prima ha un taglio classico a “diamante”, è montata su un anello di oro giallo e abbiamo voluto riprenderla frontalmente, semplicemente incidendo la superficie del pannello con un taglierino e inserendo la parte inferiore del gioiello direttamente nella fessura creata. La seconda (bellissima!) ha un taglio più originale, squadrato, che comunemente viene definito “princess”. Per scattare l’immagine abbiamo semplicemente steso sul pannello di schiuma poliuretanica un tessuto semi-trasparente verde chiaro e abbiamo infilato l’anello su un cono porta-anelli di quelli utilizzati in gioielleria. Un cono di carta fatto a mano andrà benissimo lo stesso.

L’impostazione della fotocamera

Una volta composto il nostro set passiamo al settaggio della fotocamera. Per ottenere la massima risoluzione è necessario impostare un valore ISO piuttosto basso. Se abbiamo a disposizione uno scatto flessibile possiamo addirittura tentare il valore minimo disponibile sulla nostra macchina. Noi proveremo ad impostarla su 64 ISO, poco, ma neppure troppo poco.

Il tipo di flash monotorcia, munito di softbox 100x100 cm, usato per realizzare l'immagine

Il tipo di flash monotorcia, munito di softbox 100×100 cm, usato per realizzare l’immagine

Ora regoliamo il bilanciamento del bianco, operazione che effettueremo tenendo conto della temperatura colore specifica del tipo di illuminazione utilizzata. Come detto sopra, la luce usata dal sottoscritto in questa foto è quella prodotta da un flash monotorcia Elinchrome da 500 W, per cui la temperatura colore impostata sulla fotocamera è stata quella di 5.000 °K. Facciamo notare che lavorando con una fonte ad illuminazione continua tipo-tungsteno (ho detto “tipo” perché le lampade in commercio oggi non sfruttano più questo tipo di materiale, oramai ritenuto obsoleto, ma altri componenti; in ogni caso, rispetto al passato, non cambia praticamente nulla) si sarebbe dovuto regolare il bilanciamento del bianco ad una temperatura più bassa, molto più “calda”, valutabile intorno ai 3.200 °K. In ogni caso, soprattutto se non siamo sicuri di che tipo di luce ci stiamo avvalendo, il consiglio migliore che posso darvi è quello di seguire la procedura di bilanciamento illustrata sul libretto d’istruzioni della vostra fotocamera. E’ importante che la resa cromatica del nostro anello risulti il più possibile fedele.

L’obiettivo

Distanza di ripresa corretta

Distanza di ripresa corretta

Un obiettivo macro è sicuramente il più indicato in questa situazione: sulla Canon EOS 1Ds Mark III ho usato il 100 mm f/2.8 fisso. Un obiettivo di questo tipo consente riprese ravvicinate molto spinte e chiusure di diaframma tra f/11 e f/16 come “un pezzo di torta”! (è un modo di dire americano per intendere un gioco da ragazzi..). Perché ho detto f/11 e f/16 e non f/22 ad esempio? Perché a queste chiusure di diaframma la nitidezza è massima per il 99% degli obiettivi in commercio… indipendentemente che siano macro o no (cfr anche quanto detto a proposito della ripresa per il modellismo). L’immagine dell’anello che vogliamo ottenere dovrà assolutamente rispettare anche questa caratteristica.

Il soggetto è troppo "distante"... troppo piccolo rispetto alle dimensioni del fotogramma

Il soggetto è troppo “distante”… troppo piccolo rispetto alle dimensioni del fotogramma

La messa a fuoco dovrà quasi sicuramente essere effettuata manualmente (non esistono sistemi di fuoco automatico in grado di lavorare a distanze tanto ravvicinate) e la misura che ci consentirà di ottenere il miglior compromesso tra messa a fuoco e inquadratura è valutata all’incirca in 20 cm. Infatti, tenendoci troppo distanti dal soggetto, il risultato non sarà sicuramente soddisfacente (vedi foto qui accanto); invece, esagerando in senso opposto, la porzione di profondità di campo utile finirà per essere troppo contenuta. Come sempre, il giusto sta nel mezzo.

Una breve digressione: ricordo che quando mi cimentai per la prima volta nella fotografia ravvicinata di gioielli con fotocamere reflex 35 mm l’errore più grossolano che commettevo era quello di chiudere esageratamente il diaframma (f/18, f/22…). Finché, su consiglio di quell’uomo saggio che è il nostro Nando Rondinelli, contattai lui… l’indiscusso maestro della macrofotografia naturalistica del litorale versiliese: Arcangelo Manoni. Ovviamente i suoi consigli non furono solo preziosi, di più! Gli abbiamo dedicato un portfolio. Vi consiglio di dare un’occhiata alle meraviglie che è in grado di realizzare quest’uomo..

La luce

Schema di ripresa del diamante "cut princess"

Schema di ripresa del diamante “cut princess”

Come potete notare anche dalla foto qui sopra, l’esposizione dell’anello è insufficiente. Mentre la montatura in oro appare correttamente illuminata, il resto dell’immagine è decisamente sottoesposto. Lo possiamo notare dal colore dello sfondo: grigio anziché bianco; ma soprattutto dalla scarsa luce riflessa dalla pietra. Trattandosi di un diamante, potete ben immaginare l’importanza di farne risaltare le caratteristiche di lucentezza e, ovviamente, brillantezza (!). Il motivo è abbastanza semplice: la luce del nostro softbox non riesce ad illuminare la pietra frontalmente. Posizionando invece l’anello nella fessura ritagliata sulla superficie del pannello di schiuma poliuretanica, come abbiamo visto sopra, consentiremo alla sorgente di luminosa d’investire il diamante secondo una direzione trasversale, andando così a raccoglierne tutti i riflessi interni.

Nel caso del secondo anello, la fonte di luce principale è stata posizionata sulla sinistra del set. Si è usata poi un’ulteriore lampada alogena da 300 W con lente di Fressnell per illuminare lo sfondo verde chiaro, posizionata sulla destra (vedi schema).

La copertura del softbox non consente l'illuminazione adeguata del soggetto e dello sfondo

La copertura del softbox non consente l’illuminazione adeguata del soggetto e dello sfondo

Dal momento che la natura traslucida del diamante consente il passaggio della luce in modo relativamente facile, il consiglio più pratico che posso darvi è quello di orientare l’anello con movimenti micrometrici fino a quando la luce del softbox non colpirà la pietra nel modo desiderato. Un soggetto piccolo e “comodo” come questo si presta senza problemi a questo genere di aggiustamenti. Al limite, se proprio non potete toccarlo perché il set che avete composto non lo consente, potete agire sulle fonti di illuminazioni, spostando le lampade del necessario, ma sempre senza esagerare, ovviamente…

Rimuovendo le tendine di diffusione e rendendo la luce più "dura" è possibile ottenere il risultato sperato

Rimuovendo le tendine di diffusione e rendendo la luce più “dura” è possibile ottenere il risultato sperato

Un’ultima notazione prima di concludere: i softbox in commercio vengono provvisti di alcuni accessori più o meno utili alla diffusione della luce. Quelli per luce flash, come in questo caso, presentano una superficie interna argentata e due “tendine” in materiale traslucido da agganciare, una dietro all’altra, nella parte anteriore, proprio di fronte alla lampada.

Quanto più desideriamo che la luce risulti “diffusa”, tante più “tendine” dobbiamo frapporre tra il soggetto e la fonte d’illuminazione. Nel caso specifico, trattandosi appunto di un oggetto piccolo che necessita di un luce piuttosto “dura” affinché le sue caratteristiche vengano valorizzate adeguatamente, troppa diffusione potrebbe non essere indicata. Come potete notare dalle immagini, la ripresa effettuata con entrambe le tendine non consente di illuminare correttamente né l’anello, né lo sfondo (che risulta grigio). In questa situazione, la luce diretta del flash si è dimostrata sicuramente la soluzione migliore.

Come dicevano i latini, usus nos plura docebit… la pratica val più della grammatica. Una serie razionale di tentativi di fine tuning è, come sempre, la via da seguire: piccoli spostamenti delle luci e/o del soggetto, regolazione dell’intensità luminosa delle lampade, aperture di diaframma differenti e così via.

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