Fotografare le persone: il ritratto e i 4 schemi principali con una sola sorgente di luce

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ritratto, www.clubfotografia.com, scuola di fotografia

Luce a 90° gradi rispetto al busto della modella, ma sguardo rivolto in direzione della fonte - ph.: A. Lo Torto, 2007

In fotografia, una solida conoscenza della teoria della luce va di pari passo con la creatività individuale, che adatta le regole alla pratica del mondo reale. Padroneggiare soltanto l’una e non l’altra limita fortemente il repertorio delle immagini realizzabili. La luce è una componente essenziale dell’attrezzatura di ogni fotografo e, in quanto tale, va considerata come uno strumento da padroneggiare e maneggiare con fantasia. Infatti, saperla “usare bene” significa dare carattere alle proprie fotografie, qualunque scopo esse abbiano. La bravura consiste nell’assimilare e rendere istintive le regole base dell’illuminazione; solo così potranno costituire le fondamenta su cui costruire definitivamente la vostra impronta fotografica: la vostra luce sarà la firma, lo stile delle vostre immagini.

Comunque sia, non esiste teoria di sorta che possa rimpiazzare un semplice sguardo nel mirino della fotocamera e l’imparare a vedere l’effetto che la luce ha sul soggetto. Prove ed esperienze sono indispensabili: trovate il tempo di esercitarvi, vi aprirà le porte dell’espressività.

Oggi affronteremo il discorso del posizionamento di un singolo punto luce nella fotografia ritrattistica e vedremo quante cose diverse si possono fare grazie a questi semplicissimi schemi. “Perchè cominciare con una luce sola?” mi domanderete voi , “Perché con una luce sola si possono realizzare dei ritratti fantastici!” vi rispondo io. Non è necessario usare tutta quella luminaria di cui si servono molti fotografi professionisti per ottenere dei ritratti dignitosi, datemi retta. Ricordatevi sempre che, in primis, meno equipaggiamento significa meno spese e soprattutto… meno casini (!); poi, che una volta che avrete imparato a padroneggiare come si deve una singola luce, avrete fatto almeno il sessanta percento della strada necessaria a compiere il vostro percorso di fotografi. Infine, dal momento che molti di voi saranno sicuramente in possesso di almeno una torcia flash da utilizzare come singola fonte d’illuminazione, non sarà necessario dotarsi di sorgenti di luce addizionali.

Quanto segue è un excursus sui principali schemi d’illuminazione ottenibili grazie all’ausilio di una sola sorgente di luce e, al massimo, ad un pannello bianco riflettente utilizzato come luce di schiarita (un pezzo di cartoncino bianco, del polistirolo, un lenzuolo o qualcosa di più “professionale“: va bene tutto, basta che diffonda la luce in modo adeguato… senza esagerare). Vediamoli insieme.

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foto n.1: Ilaria in luce frontale diretta (la luce morbida), ph.: A. Lo Torto, 2007

1. Luce frontale

Posizionando il punto d’illuminazione esattamente in asse con l’ipotetica linea direttiva che congiunge il punto di ripresa (l’obiettivo del fotografo) al soggetto (schema n.1). Per realizzare la foto n.1 è stato utilizzato un soft-box quadrato di 120x120cm montato su un flash monotorcia da 500W posizionato proprio sopra la testa del fotografo e un pannello riflettente bianco all’altezza della vita della modella per schiarirne il busto (ma può essere scattata benissimo anche in luce continua, con l’ausilio di un bank, con un diffusure montato sul flash della fotocamera, con un ombrello riflettente o una parabola di grandi dimensioni, ecc. Non contano qualità e genere d’illuminazione, ma posizione relativa al soggetto e al fotografo). Questo è un tipo di luce usato appositamente per non dare alcun rilievo alla figura, infatti “appiattisce” il soggetto e non crea ombre: è quella che viene comunemente definita luce morbida. E’ un’illuminazione “psicologicamente tranquilizzante”, poiché non drammatizza il ritratto e non tende ad enfatizzare particolari spigolosità nei volti delle persone.

NOTA BENE: è importante che la sorgente di luce sia vicina al punto di ripresa, ovviamente condizionato dalla focale utilizzata (come abbiamo già detto, il “medio tele” è quella consigliata). Il problema principale quando s’illumina un soggetto in questo modo è l’arrotondamento del viso. Fotografate in luce diretta i volti scavati: il riempimento degli zigomi addolcirà non poco i loro tratti.

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Schema n.1: la luce diretta

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Gli occhi non mentono mai... guardate un po' dov'è posizionata la sorgente di luce! ph.: A. Lo Torto, 2007

Trucchetto: volete scoprire che luce ha usato il fotografo? vi piacerebbe sapere in che punto ha posizionato la sorgente principale d’illuminazione? avvicinatevi agli occhi della modella…. (vedi foto qui accanto).

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foto n.2: Luce a 45° a destra del punto di ripresa, ph.: A. Lo Torto, 2007

2.  Luce laterale a 45°

Una sorgente di luce posta a 45 gradi di lato rispetto al punto di ripresa è ottima per dare consistenza al viso (vedi schema n.2). Se la luce diretta illumina completamente la porzione di viso rivolta verso la fotocamera, quella laterale (“speculare” rispetto alla precedente) esalta le linee del contorno andando a evidenziare i tratti più lontani meno illuminati. C’è però il rischio che proietti una brutta ombra del naso e, pertanto, nella maggior parte dei casi necessita di una schiarita di supporto. Nella foto n.2, l’utilizzo di un pannello bianco sul lato destro della modella ha eliminato questo problema. NOTA BENE: in questo caso la distanza della sorgente luminosa dal soggetto non è così importante come per la luce diretta. Sperimentate.

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Schema n.2: luce laterale a 45°

La luce laterale è uno schema che mi piace e che utilizzo spesso, specialmente nella sua variante più “classica”…

3… la Luce Rembrandt

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Schema n.3: Luce Rembrandt

Bellisima… quanto mi piace! Il Maestro dipingeva i suoi capolavori come se una lampada proiettasse la sua luce dall’alto, a destra dei soggetti, a circa 75°-90° alla sinistra dell’osservatore (vedi schema n.3). E’ facilissima ed efficacissima. Per quanto mi riguarda è l’ideale per i ritratti in bianco e nero. Nella foto n.3 è stata controbilanciata dal solito pannello riflettente bianco, posizionato sul lato opposto rispetto all’ombrellino diffusore montato su un flash monotorcia da 1000W, usato come sorgente principale.  Una caratteristica di questo tipo d’illuminazione è la  “durezza” che è in grado di conferire al volto dei soggetti fotografati proprio in virtù della posizione relativa della luce nei cfr del punto di ripresa. Per questa ragione è particolarmente indicata nei ritratti maschili, o quando vogliamo “smagrire” un viso un po’ troppo tondeggiante (l’uso del pannello laterale di schiarita serve proprio ad attutire questo effetto che, nel caso della foto n.3, sarebbe risultato un po’ troppo marcato).

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foto n.3: Luce Rembrandt e pannello di schiarita laterale per il mio amico Andrea (ph.: A. Lo Torto, 2010)

NOTA BENE: Luce dura e luce morbida. Man, mano che “ruotiamo” la nostra singola sorgente di luce rispetto al punto di ripresa, andiamo conseguentemente ad aumentare il grado di durezza dell’illuminazione complessiva. Più una luce è dura, più questa accentuerà le ombre andando a marcare contorni, linee e profili di quello che stiamo fotografando. Un effetto più o meno simile si ottiene regolando la distanza del punto luce dal soggetto: più avviciniamo la sorgente d’illuminazione al soggetto, più questa risulterà diffusa/morbida e viceversa. Gli schemi qui sotto sono chiarissimi per spiegare entrambe le situazioni considerate: A: grado di morbidezza/durezza della luce in base all’angolazione della fonte di luce rispetto al soggetto; B: grado di morbidezza/durezza della luce in base alla distanza luce – soggetto.

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Schemi A e B: Luce morbida e luce dura (schema B, courtesy of BH, New York City)

4. Luce laterale a 90°

Penso che non siano necesarie tante spiegazioni per intuire la “durezza” di questo schema d’illuminazione (!). Con la sorgente di luce a 90° rispetto al soggetto, avremo una metà illuminata e l’altra logicamente al buio. Nella circostanza in cui il nostro ritratto si limitasse al volto, la metà illuminata presenterebbe una texture decisamente marcata della pelle, mentre l’occhio resterebbe in penombra a causa della sporgenza dell’arco sopracigliare. A meno di non far girare il soggetto verso la luce, ma con il busto sempre rivolto verso l’obiettivo (come ho fatto io nella foto all’inizio di questo articolo); a quel punto però le cose cambierebbero, perché non si tratterebbe più di una vera e propria illuminazione ad angolo retto… Ho cercato un po’ nel mio archivio, ma sinceramente non ho trovato niente di significativo in questo senso. Se qualcuno ha qualche esempio da mostrare agli altri è cortesemente pregato di postarlo sulla nostra pagina di Facebook.

In questo post abbiamo parlato della qualità della luce da usare nei ritratti ad una sola fonte d’illuminazione; la prossima volta discuteremo invece della quantità (parlando ancora di distanze e punti di ripresa), vedremo qualche altro schema interessante e affronteremo un argomento nuovo: l’illuminazione dello sfondo e il bianco luce. A presto amici, ALT

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8 Responses to Fotografare le persone: il ritratto e i 4 schemi principali con una sola sorgente di luce

  1. Sto cercando di contattarvi ma alla mail avete un Delivery to the following recipient failed permanently: perenne…

  2. mi sembra strano, ora controllo. Cmq se vuoi mandare una mail fallo a: info@theredeer.it
    grazie e ciao, ALT

  3. Fantastico… spiegazioni chiare e semplici…
    perfette.
    Grazie mille ho appreso tanti commenti utili.
    Maria Teresa

  4. C è tanta pratica da fare e ci vuole un bel borsone sempre pronto x portare l attrezzatura dietro 🙂

  5. Articolo molto interessante, con tanti spunti utili e test da fare: grazie e… complimenti per la modella!
    Paolo

  6. Bell’articolo semplice ma allo stesso tempo chiaro, pratico e utile. Ho solo un dubbio: con la Luce laterale a 45° ho bisogno di un softbox e un pannello di polistirolo dalla parte opposta. Posso usare anche un ombrello? Poi in teoria di altre due luci per illuminare lo sfondo, giusto?. Se non le ho (o non ho spazio) in praticami viene l’ombra anziché und background totalmente bianco, giusto?

    Grazie 😉

    • Tutto giusto quello che hai detto… una cosa soltanto che riguarda l’ombrello: gli ombrellini fotografici sono fabbricati in materiali MOLTO riflettenti, per trova la distanza giusta tra soggetto e ombrellino se non vuoi esagerare col riflesso. Il polistirolo è meno “forte”. Ciao e continua a seguirci, ALT

      • Grazie per avere risposto 🙂 I miei ombrellini sono bianchi semi riflettenti quindi non dovrei avere problemi di luce. Piuttosto, non é chiaro quanta luce (lampade di che potenza) sia necessaria. Mi sa che devo fare un pó di prove. OK, dipende dalla distanza fra luce del softbox e soggetto, ma in pratica? Sarebbe interessante avere una formula o qualcosa per calcolare la potenza delle lampade in base alla distanza e questo sia per il softbox che per il “bianco luce” dello sfondo. Probabilmente dipende anche dal tipo di foto che si vogliono fare? Casomai scrivessi qualcosa a riguardo sarebbe interessante.
        BTW, ho delle lampade “foto” a risparmio energetico cinesi da 135W che secondo me sono proprio a risparmio cioé mica sono 135W. Pensavo di prenderne a LED da 25W a luce “calda” e poi fare il bilanciamento del bianco direttamente sulle raw…

        Insomma, se per caso fai un articolo proprio sulle lampade in sé, sarebbe utile!

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