Fotografare i bambini: qualche veloce suggerimento iniziale

di Antonio Lo Torto

Amici (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Amici (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Se cerchiamo spontaneità, creatività e meraviglia tutte insieme, i bambini sono sicuramente il miglior soggetto che possiamo trovare ed è forse questo il motivo per cui è praticamente impossibile non amarli…. anche se non li abbiamo fatti noi.

Il punto è che riuscire a fotografare i bambini come vorremmo è, spesso, un compito molto più arduo di quanto pensiamo: corrono, scappano, si muovono di continuo e cercare di farli star fermi per trenta secondi diventa un lavoro! E’ la loro natura.

Allora, vediamo di dare qualche semplice consiglio a chi vuole cimentarsi nell’improbo compito di ritrarli, tenendo sempre presente che la calma è l’arma dei forti.

1. I bambini detestano i “dittatori”

I bambini sono abituati a sentirsi dare degli ordini praticamente tutto il giorno: stai zitto, mettiti là, fa’ i compiti, non disturbare! ecc. E’ probabile che se non si tratta dei vostri figli o di bambini con cui avete una particolare confidenza, sebbene ad essi non piaccia per niente essere comandati a bacchetta, si aspettino da parte vostra lo stesso tipo di trattamento. L’esperienza mi ha invece insegnato che, in molte situazioni, le migliori foto si ottengono provando a stupirli in senso contrario… provate a trattarli come degli adulti! O, per lo meno, come se non fossero poi molto più piccoli di voi.

ph.: A. Lo Torto, Milano 2012

ph.: A. Lo Torto, Milano 2012

Tutti i bambini adorano fare “i grandi”, pertanto provate a dar loro quello che vogliono. Anziché tacciarli con frasi del tipo “siediti, sorridi e guarda verso l’obiettivo!”, provate con “scusa, amico, mi daresti una mano a controllare se l’illuminazione è corretta? Prova a sistemarti in questo modo, guardando verso di me, così riusciamo a capire se la luce è giusta…” Voi sapete sicuramente che la luce va bene e non sarà certo il bimbo a convincervi del contrario (!), ma così facendo, trattandoli da pari a pari, responsabilizzerete i vostri soggetti, aumentando la loro autostima e il coinvolgimento nel lavoro che state facendo. Trovandovi in esterni, potreste pure chiedere una “consulenza” su eventuali preferenze di location: sotto a quell’albero, vicino al laghetto, sul prato, ecc.

Dando ai vostri modelli in erba un minimo di controllo della situazione, ne otterrete sicuramente dei vantaggi… per lo meno nell’espressione (rilassata e serena, piuttosto che triste e corrucciata).

2. Guardare sempre in macchina? Meglio di no…

Nonostante si possano usare le tecniche psicologiche migliori del mondo e più all’avanguardia, bisogna sempre considerare il fatto che i bambini sono sempre bambini. Il loro tempo di concentrazione massima è piuttosto contenuto e, trovandosi di fronte ad un obiettivo, è molto facile che perdano interesse dopo qualche minuto. I cuccioli si muovono, corrono, saltano… non stanno mai fermi insomma. Come in moltissimi casi, anche riprendendo un bambino è facile che le immagini in cui lo sguardo del soggetto non risulta diretto proprio dentro all’obiettivo risultino ugualmente pregevoli. Se non addirittura migliori.

ph.: A. Lo Torto, Bali (Indonesia) 2002

ph.: A. Lo Torto, Bali (Indonesia) 2002

L’importante è realizzare sempre qualcosa che faccia capire all’osservatore di cosa stiamo parlando. Pertanto, anche un piccolo che gioca con un pallone, con un gattino, che strilla aggrappato alla mamma o che guarda con aria voluttuosa il cono al cioccolato che stringe tra le mani, ci consentirà di raggiungere efficacemente il nostro scopo.

3. Il tele ci salva dal “sorriso finto”

Ottenere un bel “sorriso finto” da un bambino è un compito davvero faticoso. Sto parlando di quei sorrisi che noi adulti, quando ci scattano una foto, siamo soliti sfoggiare perché “è giusto sorridere quando veniamo ripresi” (chi l’avrà detto poi?! Mah..?). Quando chiedo a mio figlio Giordano di sorridere perché gli voglio scattare una foto, se ne esce con un’espressione ebete che mi verrebbe voglia di prenderlo a schiaffi… allora ci rinuncio. Molto meglio farlo ridere veramente, magari raccontandogli qualche storiella buffa o mettendomi a fare il pagliaccio…

Qui il sorriso "ebete" ci stava... una fototessera (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Qui il sorriso “ebete” ci stava… una fototessera (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Comunque sia, bisogna ammettere che anche gli adulti manifestano un certo disagio nell’esternare il “sorriso finto”, specialmente se non sono personaggi pubblici, attori, politici o chiunque sia abituato a farsi ritrarre piuttosto di frequente. La presenza del fotografo disturba la spontaneità tipica dei bambini, facendoli spesso sentire imbarazzati. Pensate a quando siete in viaggio in un paese del terzo mondo e voi recitate la parte dei fotografi-turisti, sinonimo, per i locali, di polli da spennare. In queste situazioni il meglio che vi possa capitare è quello di trovarvi circondati da nugoli di ragazzini che implorano la mancia… e la spontaneità se ne vola via insieme ai vostri spicci.

Il modo migliore, allora, è quello di farvi notare il meno possibile: scattate dalla distanza utilizzando un bel tele. Brevemente, ricordatevi sempre che un 200 mm ci consentirà di rimanere già ad una discreta distanza di ripresa. Un 300 andrà ancora meglio. Focali maggiori risulteranno troppo impegnative e andranno utilizzate solo in casi particolari (molto spesso abbinate ad un cavalletto). Come sempre, attenti al mosso.

4. Bambini? Meglio dei professionisti!

Come abbiamo detto sopra, la maggior parte dei bambini, in particolare quelli più piccoli, detesta venire comandata a bacchetta: fai questo, fai quello, mettiti là, ecc. Se state cercando di metterli in posa dando loro le stesse indicazioni che dareste ad un adulto, vi ritroverete con dei bambini a dir poco confusi, arrabbiati e totalmente incapaci di tirar fuori quello che vorreste voi.

ph.: A. Lo Torto, Bali (Indonesia) 2002

ph.: A. Lo Torto, Bali (Indonesia) 2002

Provate, invece, a mostrar loro direttamente come volete che si mettano! I piccoli sono come gli “scimpanzè”: possono imitare gli adulti come dei veri e propri attori professionisti! Se li volete seduti a gambe incrociate, con i gomiti sulle ginocchia, fateglielo vedere! E ciò vale ancora di più con le espressioni facciali. Volete un bel sorriso a trentadue denti? Sorridete prima voi e poi fatevi scimmiottare! Certo, i bambini tenderanno ad “interpretare”, dando magari la loro propria versione della posa, ma vi assicuro che quasi certamente otterrete i risultati che andate cercando. Oltre che divertirvi come dei matti…

5. La ricreazione è un diritto di tutti… specialmente dei piccoli

Dategli tregua! Non insistete troppo. Se vedete che i vostri piccoli modelli sono stanchi e stufi, fate una pausa. La cosa migliore sarebbe quella di lavorare molto velocemente. Come si dice? Via il dente, via il dolore!

Le "Ranocchie" (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Le “Ranocchie” (ph.: A. Lo Torto, Milano 2014)

Il sottoscritto realizza magnanimamente le foto natalizie per il calendario dell’asilo di suo figlio (vedi foto). D’accordo, oramai per me è diventato un rito annuale e mi presento in classe sempre con la stessa fotocamera settata nello stesso modo, con i bambini già posizionati ad hoc dalle maestre e, in meno di cinque minuti, ho già scattato 40 foto. L’esperienza insegna. Cercate pertanto di fare delle prove prima di affrontare i bambini e, magari, farli aspettare mentre risolvete le vostre magagne tecniche. Non è detto che la foto migliore non salti fuori proprio durante la pausa, la merenda, il play-time…

Prossimamente affronteremo più da vicino le problematiche relative ai dettagli tecnici: quali obiettivi usare, le luci, il loro posizionamento e così via. Un abbraccio a tutti,

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