La Fondazione Feltrinelli anche per la fotografia…. “a prescindere” dai tweet

di Elisabetta Spinelli

Panoramica della Fondazione Feltrinelli vista da Porta Volta (courtesy of dailybest.it)

Panoramica della Fondazione Feltrinelli vista da Porta Volta (courtesy of dailybest.it)

A Milano ha aperto la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, un edificio che già nella sua architettura è il manifesto del ruolo che la Fondazione presieduta da Carlo Feltrinelli si propone di giocare da Milano. “La Fondazione Feltrinelli nella nuova versione in viale Pasubio è la nostra offerta per aiutarci a navigare nei tempi che verranno” è stato il messaggio affidato da Carlo Feltrinelli alla platea subito dopo una citazione da Nobel: “The times they are a-changin”.

Nel cuore della città, in un quartiere in grande fermento, l’edificio pensato dagli architetti svizzeri Herzog e De Meuron svetta in tutto il suo verticalismo, in un’alternanza tra vetro e cemento che coniuga l’apertura alla città alla solidità del sapere che custodisce. “Spero che la gente abbia capito quanta passione, entusiasmo e utopia abbiamo messo in questo sogno – ha detto Inge Feltrinelli – Spero funzioni per tanti anni a Milano, questo che è un centro per la cultura, anzi per qualcosa di più grande del concetto cultura, la parola cultura è troppo banale e usata“.

Nell’edificio a cinque piani, la Fondazione ha creato uno spazio per la lettura all’ultimo piano proprio dove il verticalismo si coglie meglio e fa bella mostra di sè la bandiera della Comune di Parigi custodita da Giangiacomo Feltrinelli. Nei due piani centrali ci sono gli uffici, le aule didattiche e una sala polifunzionale appositamente studiata per ospitare grandi mostre di fotografia. Scendendo poi al piano terra c’è la nuova libreria, un unicum rispetto alle 120 librerie del gruppo con 15 mila titoli affiancata dal Babitonga caffè; infine il piano interrato dove è custodito l’archivio, compresa l’edizione del 1518 dell’Utopia di Tommaso Moro, e la prima edizione dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert. Un vero e proprio patrimonio di 270mila volumi e 16mila periodici, che se messi in fila sarebbero lunghi oltre 12 chilometri.

Questo progetto – ha detto il presidente della Fondazione – è tutto fuorché autoreferenziale“, sottolineando l’ostinata apertura alla città: “Questa sede è nata sotto i migliori auspici, adesso si tratta di farne uno spazio di cittadinanza vero, fruito, fruibile, in grado di fare ricerca, sviluppare il pensiero critico. La partecipazione è il motivo per cui abbiamo fatto questo salto nella Fondazione, per andare oltre al narcisismo dei tweet“.

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