Bufale fotografiche: il rullino che trasforma in digitale la vostra vecchia macchina analogica…

di Antonio Lo Torto

L’improbabile “rullino digitale” RE35 (fonte: Internet)

La creazione di un design che esprima un brand in modo convincente e potente è il cuore di quella che tecnicamente, nel mondo del marketing, viene definita corporate identity.

Infatti, l’immagine dell’identità aziendale, di una marca o di un prodotto specifico, rimane nella memoria delle persone. Per questo motivo è necessario studiare e pianificare abilmente le strategie di posizionamento e riposizionamento, lo sviluppo del logo e tutto il materiale istituzionale. Tutto ciò, un tempo, prendeva il nome di styling. Oggi ha nomi diversi, ma il succo rimane lo stesso.

Nell’era di Internet, dove l’aria fritta sembra essere quella che si respira quotidianamente al posto dell’usuale miscela di azoto e ossigeno, sembra che le regole accademiche classiche, quelle che si studiano nelle università o che vengono proclamate dai cosiddetti guru in ponderosi testi specialistici, siano andate tutte a farsi benedire. Il web, infatti, proprio per sua natura, è riuscito a sconvolgere quelle che una volta costituivano le normali fasi di un processo d’acquisto: percezione del bisogno, visita al punto vendita, ricerca dei prodotti più adatti a soddisfarlo, ecc. Oggi più che mai i bisogni si creano, vengono progettati a tavolino e serviti “caldi” direttamente nelle nostre case. Ok, anche prima era più o meno così, ma Internet è riuscito ad esasperare questa formula davvero oltre ogni limite.

Il packaging “inventato” del RE-35 (fonte: Internet)

Il primo aprile 2011 (data di per sé indicativa) rimbalzò sulla Rete una notizia che, per fotografi e appassionati, aveva realmente dell’incredibile: Il rullino che trasforma in digitale la vostra vecchia macchina analogica.

Con tanto d’illustrazioni e di sito web professionalissimo, due americani burloni, esperti di marketing, hanno dato vita a un prodotto immaginario, frutto di un’invenzione a scopo di “esercizio creativo”. Questa loro “proposta” prevedeva “uno speciale rullino con sensore ad estrazione, invece della tradizionale pellicola, in grado di registrare le immagini nella memoria interna del rullino stesso. Una volta finito di scattare le foto, estrarre il rullino e collegarlo al computer via USB” sarebbe stato un gioco da ragazzi.

Il sottoscritto, bocconiano e “grande” conoscitore delle logiche di mercato, ci è cascato come una pera cotta. E con lui decine di migliaia di altri potenziali acquirenti. Tant’è che gli stessi designers, autori della bufala, si sono sentiti in dovere di pubblicare un vero e proprio disclaimer sulla home page del loro fantomatico sito, scusandosi per il polverone sollevato e proponendo a qualche ardito inventore di gettarsi nell’impresa. Potere della creatività.

In effetti bastava rifletterci un attimo. Un sensore digitale è qualcosa di estremamente rigido e dalle dimensioni tutt’altro che trascurabili, difficilmente troverebbe posto, arrotolato, all’interno di un rotolino di plastica portapellicola.

Per lo meno non ancora…

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