Bianco&Nero in Digitale: i “secondi” 10 consigli (più uno)

This entry is part 2 of 3 in the series Bianco&Nero: tecniche e segreti

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“Damm a trà” by A. Lo Torto, 2003 – polaroid grande formato

Eccoci alla seconda serie di suggerimenti: datemi retta, anzi damm a tra’! Con un po’ di pazienza e di costanza si ottiene tutto.

1.  La giusta chiave. High-Key e Low-Key sono due diversi tipi di contrasto in cui la distribuzione dei toni dà all’immagine un’aurea di delicatezza unica. High-Key si definisce di solito una fotografia dai toni molto chiari e dal contrasto moderato, rafforzabile attraverso un’ulteriore apertura dei valori di esposizione (allungamento del tempo di scatto dell’otturatore e/o apertura del diaframma). Nelle immagini Low-Key predominano invece le tonalità scure, per cui il risultato complessivo è dato da un forte senso di drammaticità, quasi di mistero. Per enfatizzare quest’effetto si fa esattamente il contrario di quanto detto prima: si accorcia il tempo e/o si chiude il diaframma. Logico.

2. Solarizzazione. E’ una tecnica che trae origine da una procedura che tradizionalmente si effettuava in camera oscura, durante lo sviluppo della pellicola[1]. La solarizzazione crea l’effetto di un’immagine rovesciata, in tutto o in parte, nelle sue tonalità; cioè: schiarita delle aree scure e  oscuramento di quelle chiare. Oggi è facilmente ottenibile in quanto costituisce una funzione presente in qualsiasi

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Erice (TP) by A. Lo Torto, 2004 – solarizzazione in digitale

programma di fotoritocco anche a buon mercato (in Photoshop è nei Filtri Stilizzazione).

3.  Il Corpo Umano. Le forme umane potrebbero essere il “materiale” ideale per divertirsi con la monocromia. Ne abbiamo ampiamente parlato anche nella nostra serie di tutorials sulla composizione nel nudo fotografico: la sezione aurea, guidare l’occhio, disegno e forma, struttura, superficie e diagonali e simmetria e asimmetria. I contorni muscolari e le curve femminili vengono infatti particolarmente esaltati dalle ombreggiature del b/n. E in un certo senso, la trasformazione del colore serve anche a sottrarre il corpo dalle sue connotazioni squisitamente erotiche, collocandolo in una sfera decisamente “più artistica”. Il corpo femminile, più di quello maschile, si trova a suo agio con luci tenui e diffuse. Bastano un paio di riflettori di poca potenza per creare atmosfere uniche…  

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4. Il Ritratto.   Il ritratto è sicuramente una delle ragioni d’essere della fotografia in b/n. “Perché” mi domanderete voi?! Perché – rispondo io – dal momento che noialtri, persone comuni (non normali, badate! Ho detto comuni), non abbiamo a disposizione tutti i giorni delle top-model da fotografare, ma delle belle ragazze alla nostra portata, grazie al b/n abbiamo la possibilità di esaltare, migliorare e rendere interessanti tutti quei piccoli difetti (rughette, pieghe, ecc.) che nella “super-fotografia di moda” dei nostri giorni vengono evitati come la peste (invece di pensare a imparare il congiuntivo e a leggere qualche libretto in più, i “super, mega, iper fotografi di fashion” si struggono per la cellulite e i nei… ah! che disdetta!). Come fare? Sottraete lo sfondo alla messa a fuoco (cioè: non mettete a fuoco lo sfondo!) scattando con un diaframma f/8, in modalità Av ovviamente. Inoltre, tenete sempre presente che: 1) il b/n è anche sinonimo di fotografia documentaria, perfetto per cogliere i “momenti nascosti”; 2) è possibile rendere le solite, noiose e scontate fotografie di bambini molto interessanti: infatti, i volti espressivi dei nostri nanerottoli possono generare una vera e propria sensazione di meraviglia in un quadro particolarmente carico dal punto di vista emotivo. 

5.  Luci e Ombre. A volte è possibile che la trasformazione del colore in scala di grigi possa generare delle immagini un po’ piatte… che fare?!? Provate a contrastare di più la vostra foto e, se la cosa non fosse ancora sufficientemente efficace, seguite i consigli dei nonni, fate come si faceva una volta in camera oscura: dodging e burning (“schermare e bruciare“, “sbiancare e bruciare” aree selezionate ben precise). Adobe Photoshop, Corel Paint Shop pro, Photoimpact, Microsoft Digital Imaging, Studio Line Photo Classic, ecc. hanno tra i loro strumenti praticamente tutto quello che occorre per eseguire questa tecnica nel modo migliore (in Photoshop esistono proprio gli strumenti scherma e brucia, il primo caratterizzato da una specie di oliatore a pompetta e il secondo da una manina scottata…. che ironia!). 

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6. Minimalismo. La semplicità è il segreto della bellezza di molte immagini in b/n. Cercate d’impostare l’inquadratura in modo da avere una buona porzione in ombra (per generare un certo “impatto”) e poi associatela ad alcuni dettagli sporadici con ombra opposta. Ad esempio: un tratto di spiaggia parzialmente illuminato che si mette in contrasto con un gruppo isolato di rocce, o alcune alghe che formano un disegno sull’arenile. Esaltando con perizia questi particolari (mettendo a fuoco forme, sagome e superfici) la vostra immagine acquisirà una qualità astratta inaspettata, praticamente impensabile in una foto a colori. 

7. Trama e dettagli. “Decolorando” certe immagini, soprattutto se la ripresa è ravvicinata, vi accorgerete quanto certi particolari saltino immediatamente all’occhio in maniera quasi inaspettata: provate con la buccia di un’arancia, con la cappella di un fungo, o con una foglia di acero canadese. Laddove il colore avrebbe potuto costituire una sorta di distrazione, il b/n permette di affidarsi agli aspetti più nascosti di una trama superficiale, arrivando addirittura a svelare l’essenza di un soggetto. Focalizzando l’attenzione dell’osservatore su disegni astratti, su linee e forme riprese molto da vicino, la fotografia in b/n offre un elevato senso di profondità (e anche d’intrigo). L’unica accortezza è la presenza di una gamma piuttosto dinamica di tonalità di grigio, altrimenti l’immagine risulterà piatta (vedi punto n.5). Se la vostra intenzione è quella di “scavare” nell’anima di un soggetto, anzichè ricercare i colori, concentratevi sulle forme, le trame e le superfici; scovate i dettagli; individuate i particolari. Ottime occasioni per sviluppare un buon “occhio monocromatico”.

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8. Colore e B/N insieme? Perché no! Quando né il colore, né il b/n ci soddisfano perché non provare ad usare entrambi per ottenere ciò che cerchiamo?! Vuoi per “esigenze sceniche”, vuoi per motivi commerciali (la riuscita di una campagna pubblicitaria, ad esempio) a volte è possibile ottenere effetti a dir poco stupefacenti grazie all’utilizzo di questa combinazione. Come fare? Usando Photoshop&co. ci sono un miliardo di modi diversi; uno di questi è copiare l’immagine originale, trasformarla in b/n, sovrapporla alla versione a colori e con lo strumento Gomma cancellare con cura l’area prescelta per rivelare il colore dello strato sottostante. 

9.  Aggiungere un po’ di grana (e non di parmigiano!). Nel’era del digitale la tendenza è quella di eliminare il più possibile la grana dalle immagini, ma chi di voi (pochi) si ricorda come si fotografava nell’età della pietra, con la pellicola, è possibile che rimpianga quel bell’effetto grana tipico delle alte sensibilità. E’ comunque possibile ricrearlo in fase di post-produzione in molti modi differenti. Sempre facendo affidamento sul nostro Photoshop proviamo ad usare il filtro Aggiungere Rumore. – Nota: per le immagini specificatamente in b/n, ci si deve assicurare di aver selezionato l’opzione Bianco e Nero – poi è necessario modificare le impostazioni relative a quantità e distribuzione affinchè si adattino alla nostra foto (senza esagerare, ovviamente. Altrimenti si corre il rischio di eccedere un normale realismo). Un primo metodo alternativo potrebbe essere quello di valersi direttamente del filtro Grana che è in grado di garantire un maggiore controllo sul grado complessivo dell’effetto attraverso le regolazioni di intensità e contrasto. Un secondo ed ultimo modo per ottenere un effetto grana dignitoso può essere quello offerto dal filtro Tessitura grazie alle opzioni Tela, Mattone e Sabbia.

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Campagna pubblicitaria per Ori e Fiori di Milly De Maria by A. Lo Torto, 2001

10. Tocco Finale. La semplicità della fotografia in b/n può essere enfatizzata aggiungendo una sorta di cornice. Provate a creare una “tela” più ampia della vostra immagine (in altezza e in larghezza) della misura di cui volete che sia il vostro bordo: aggiungete un livello e tra quello originale e la copia inseritene un altro riempito con un colore chiaro (preferibilmente bianco). Una perfetta cornice…

11.  Un nuovo colore. Usare i termini monocromatico e bianco e nero è sbagliato. E’ intuitivo che dire bianco e nero sia un’indicazione evidente al contenuto cromatico della nostra immagine, mentre  monocromatico no. Infatti, un’immagine monocromatica  contiene bianco, nero e ombre variabili di un altro colore, come il blu, il verde, il rosso o qualsiasi altro. Agendo sulla funzione Tonalità/Saturazione e attivando l’opzione Colora è possibile sperimentare diverse alternative. Giocando infine con qualche filtro colorato di Adobe Photoshop e testando la gamma di effetti freddi e caldi otterrete risultati davvero inaspettati. Provare per credere. 


[1] [Secondo i crismi della fotografia tradizionale, la solarizzazione viene anche definita “effetto Sabatier“, da Andrea Sabatier che descrisse questo processo per primo, nel 1862. Più propriamente, nel caso che stiamo descrivendo, si fa riferimento alla inversione di pseudosolarizzazione di cui fu maestro il grande Man Ray. Tale procedimento è ottenibile sia agendo direttamente sulla pellicola esposta, che sulla carta fotografica su cui si effettua la stampa dell’immagine. Per approfindire l’argomento: http://it.wikipedia.org/wiki/Solarizzazione_(fotografia)]

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Chicca e Giordano by A. Lo Torto, 2010

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