“Benedette foto!” Carmelo Bene visto da Claudio Abate

di Elisabetta Spinelli

Claudio Abate, Carmelo Bene e Lydia Mancinelli nel lungometraggio "Salomè" (courtesy of insideart.eu)

Claudio Abate, Carmelo Bene e Lydia Mancinelli nel lungometraggio “Salomè” (courtesy of insideart.eu)

Nel decimo anniversario della scomparsa di Carmelo Bene, il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, a Roma, ha inteso valorizzare l’ingente archivio delle fotografie di Claudio Abate dedicate al grande artefice del teatro italiano contemporaneo. Immagini, le più incisive delle quali compaiono ora in mostra e che si riferiscono, nella maggior parte dei casi, a opere di cui non si conoscono altre memorie visive.

Claudio Abate e Carmelo Bene si sono incontrati, giovanissimi, nel 1959, in uno dei ritrovi, rari all’epoca, della vita notturna romana. Bene aveva al suo attivo alcuni significativi spettacoli, tutte promesse mantenute di quella felice e radicale stagione che nel corso degli anni sessanta ha visto assurgere il teatro a espressione esemplare dell’arte. Abate già fotografava e frequentava pittori e scultori, soprattutto quei giovani che stavano per mettere in discussione tecniche e modi tradizionali del fare arte. Forte di questa esperienza, colse subito l’eccezionalità del teatro di Carmelo Bene e ne divenne il fotografo di scena.

Benedette foto!“, ha scritto Carmelo Bene nell’autobiografia, ricordando lo spettacolo Cristo 63 per il quale venne accusato di oltraggio e scagionato grazie alle fotografie di Claudio Abate.

Sono tutte sue le foto scattate a Roma nell’arco di dieci anni, dal 1963 al 1973, con Carmelo Bene davanti e dietro le quinte di nove opere teatrali – Cristo 63, Salomè da e di Oscar Wilde, Faust o Margherita, Pinocchio ’66, Il Rosa e il Nero, Nostra Signora dei Turchi, Salvatore Giuliano, Arden of Feversham, Don Chisciotte – e del lungometraggio Salomè.

Tutte le immagini esposte sono frutto di un accurato lavoro di ripristino. Le fotografie in bianco e nero sono stampate a mano da negativi su carta baritata ai sali d’argento e ritoccate (ad eccezione di quelle di Cristo 63, i cui negativi vennero sequestrati dalla magistratura). Le immagini a colori sono acquisizioni digitali da diapositive, stampate a getto di inchiostro su carta baritata.

Lydia Mancinelli e Franco Gulà in "Arden of Feversham" (courtesy of insideart.eu)

Lydia Mancinelli e Franco Gulà in “Arden of Feversham” (courtesy of insideart.eu)

Le foto in mostra sono raggruppate per spettacoli e ordinate in sequenza cronologica. Ogni gruppo è preceduto da un testo redatto da Francesca Rachele Oppedisano per introdurre i visitatori alle tematiche di ciascuna messa in scena e, in alcuni casi, alle vicende che l’hanno accompagnata o all’accoglienza ad essa riservata dalla critica. Nelle didascalie sono riportati i nomi degli attori e tra parentesi il ruolo interpretato, procedendo da sinistra verso destra e omettendo quelli che dispiace di non aver potuto identificare. Laddove il nome del personaggio è stato omesso, perché non è stato possibile assegnare all’interprete – come spesso accade nel teatro di Bene – un carattere individuale e definito.

Le immagini, nel loro complesso, restituiscono il teatro di Bene fissandone con esemplare chiarezza, come è nella maniera del fotografo, le figure e gli oggetti e la loro relazione con lo spazio; permettono di verificare alcune celebri invenzioni del teatro di Bene, le luci, l’importanza data ai costumi, alcuni trucchi, come quello più volte adottato delle maschere mosaicate, la presenza in scena di letti, manichini, cornici. Ma soprattutto, come ha scritto Jean-Paul Manganaro nel testo in catalogo, testimoniano gli istanti particolari in cui Carmelo Bene ha assunto la potenza delle sue decisioni sceniche destinate in seguito ad essere riproposte attraverso un programma di rielaborazione e di ricerca continui.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira, con testi di Daniela Lancioni, Jean Paul Manganaro e Francesca Rachele Oppedisano, con le tavole delle immagini esposte e gli apparati redatti da Manuela Carpaneto per Claudio Abate e da F. R. Oppedisano per Carmelo Bene.

Fino al 3 febbraio 2013 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, via Nazionale 194

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