Allo Spazio Oberdan, gli emozionanti scatti in bianco e nero di Izis, “il poeta della fotografia”

di Elisabetta Spinelli

 

"La pesca", ph.: I. Bidermanas (courtesy of labrouge.com)

“La pesca”, ph.: I. Bidermanas (courtesy of labrouge.com)

Si dice spesso che le mie fotografie non sono realiste. Non sono realiste, ma è la mia realtà“. Così diceva Izraëlis Bidermanas, soprannominato Izis, fondamentale ritrattista e reporter del secolo scorso. Un vero e proprio “poeta dell’immagine”, spesso (e a torto) posto in secondo piano rispetto a colleghi come Cartier-Bresson e Doisneau. I suoi scatti, in mostra allo Spazio Oberdan dal 12 febbraio al 6 aprile, raccontano scorci cittadini densi di emozione e umanità.

L’autore si sofferma soprattutto sull’amata Parigi, onirica, atemporale e sognante, cogliendo tutto il fascino e l’atmosfera dei quartieri popolari, delle rive della Senna e delle fiere. Il percorso espositivo include anche scatti di Londra, che documentano la dura vita dei miserabili e le ferite indelebili della guerra, e di Israele, dove Izis si recò per un reportage. Completano la mostra i ritratti a famosi intellettuali e artisti dell’epoca, la serie sul circo e quella sulla realizzazione del soffitto dell’Opéra di Parigi da parte di Marc Chagall.

La mostra “IZIS. Il Poeta della Fotografia” propone una selezione di oltre 140 fotografie curata dal figlio Manuel Bidermanas con Armelle Canitrot e la proiezione a ciclo continuo all’interno dello spazio espositivo del film “Aperçus d’une vie (Scorci di vita)”. E’ l’occasione di una vera e propria scoperta, l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo autore che, esiliato da giovane, ha cercato di trovare riposo nel sogno. A distanza di tempo le sue fotografie, con il loro taglio affilato della luce e la loro particolare sensibilità all’atmosfera, sono sempre testimonianze di una grande poesia. La mostra arriva a Milano, arricchita di 25 nuove fotografie, dopo il successo di Firenze, dove è stata ospitata lo scorso autunno al Museo Alinari.

Biografia

Parigi, Place Victor-Basch (1950) ph.: I. Bidermanas (courtesy of neuramagazine.com)

Parigi, Place Victor-Basch (1950) ph.: I. Bidermanas (courtesy of neuramagazine.com)

Nato a Marijampole in Lituania, nella Russia zarista, il 17 gennaio 1911, negli Anni Trenta, Izis a diciannove anni scappa dalla miseria della sua terra per raggiungere la ‘Parigi dei sogni’, capitale dei pittori e degli Impressionisti. Da qui, durante la guerra, è costretto a rifugiarsi con la famiglia nella regione del Limousin. Dopo la liberazione di Limoges, nel ‘44 si arruola nelle Forze Francesi dell’Interno (FFI) e, affascinato dai giovani della Resistenza, realizza dei ritratti straordinari.
Finita la guerra, Izis ritorna a Parigi dove prosegue la sua attività di ritrattista, fotografando artisti, poeti, scrittori e pittori che animano la vita culturale della città. Nel 1953 pubblica il libro “Paradiso terrestre”, realizzato con Colette, in cui i suoi scatti traducono in immagini le parole della scrittrice, la quale descrive i luoghi che amava frequentare prima di essere immobilizzata dalla malattia, come i Désert de Retz o il giardino zoologico di Clères. Dal 1949 inizia a lavorare per Paris Match, collaborando fin dal primo numero come specialista del ritratto, e rimane nella rivista per vent’anni, rivelandosi un reporter atipico dell’anti-avvenimento che fotografa i soggetti più improbabili. A quel periodo risalgono le sue fotografie di Marc Chagall al lavoro, rare testimonianze della sua preziosa capacità di riuscire a cogliere l’animo e l’ispirazione che muovono gli artisti durante la creazione. Nel 1969 dedica un’intera opera, “Le Monde de Chagall”, all’amico pittore. E’ soprattutto, però, il ‘sogno’ di Parigi che Izis non smette di cercare nelle sue fotografie, tra i quartieri popolari, le rive della Senna e le fiere. Nelle tre opere “Paris des revês” (1950), “Grand Bal du printemps” (1951) e “Paris des poètes” (1977) delinea l’immagine di una città eterna e astorica. Nel 1952 pubblica “Charmes de Londres”, frutto della sua fuga in Inghilterra con Jacques Prévert e l’anno successivo “The Queen’s People”, sull’incoronazione della Regina Elisabetta II. Nel 1955 realizza “Israël” e dieci anni più tardi “Le Cirque d’Izis”, la migliore opera della sua ricca bibliografia, che rivela la sua passione per il mondo circense.

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