6 consigli utili per massimizzare la nitidezza con il teleobiettivo

di Antonio Lo Torto

Il teleobiettivo è sicuramente uno delle prime ottiche da aggiungere al proprio kit, in quanto imprescindibile per molti generi di fotografia. Dei suoi principali vantaggi abbiamo già discusso in precedenti interventi.

340 mm (510 mm EFL), f/5.6, ISO 2500 a 1/320 di secondo [foto di E. Hook, courtesy of digital-photography-school.com]

La portata di cui è capace è fondamentale nelle riprese sportive, naturalistiche e in qualsiasi altro genere di fotografia “d’azione”. Tuttavia, proprio la sua notevole estensione focale può dare non pochi problemi, impedendo alle persone di ottenere buoni risultati in termini di nitidezza.

Ecco sei suggerimenti per aiutarVi a perfezionare la tecnica di massimizzazione della nitidezza quando scattate con il teleobiettivo.

1. Il tempo di scatto

Uno dei primi ostacoli da superare quando si scatta con il tele è il movimento involontario della fotocamera, principalmente cagionato dal non essere in grado di tenerla saldamente ferma per l’intera durata dell’esposizione.

REGOLA – uno dei modi più semplici per ovviare a questo problema è assicurarsi che la velocità dell’otturatore sia maggiore del reciproco della lunghezza focale. Una regola empirica base di cui, da sempre, abbiamo decantato l’efficacia… Ad esempio: per ridurre al minimo il mosso quando scattate con un obiettivo da 300 mm, si consiglia una velocità dell’otturatore superiore a 1/300 di secondo. Questo come concetto in generale, ma vediamo di fare un passo avanti considerando la lunghezza focale effettiva (EFL).

Infatti, moltissime fotocamere in commercio (specialmente quelle uscite negli ultimi dieci anni) sono dotate di sensori le cui dimensioni sono inferiori al cosiddetto full frame (equivalente alla vecchia pellicola 35mm) e, senza specificare i dettagli fisico-ottici del fenomeno, la conseguenza sarà una moltiplicazione della lunghezza focale di qualsiasi obiettivo innestato sulla baionetta della macchina. 

Su di una Canon EOS 600D ad esempio, dotata di sensore CMOS di tipo APS-C (inferiore, quindi, al full frame), quando si utilizza un obiettivo da 300 mm, il fattore moltiplicativo da applicare è 1.5x, per cui la lunghezza focale effettiva risulterà di 450 mm. Di conseguenza, secondo quanto prescritto dalla regola del reciproco della focale, il tempo di scatto non dovrà superare 1/450 di secondo.

Assicuratevi, pertanto, delle dimensioni del vostro sensore prima di sbagliare i calcoli (le dimensioni contano, l’ho sempre detto io…).

2. Lo stabilizzatore d’immagine

Sistema Canon IS di stabilizzazione d’immagine su tele professionale [courtesy of amateurphotographer.co.uk]

Canon e Nikon hanno seguito, almeno finora, un diverso approccio alla soluzione del problema del “mosso”. I due marchi non offrono fotocamere reflex con lo stabilizzatore sul corpo macchina, bensì costosi obiettivi specializzati. Quelli marcati Canon sono contrassegnati dalla sigla “IS” (Image Stabilization); i Nikkor da quella VR (Vibration Reduction).

Utilizzare questi mezzucci tecnologici è utilissimo per recuperare qualche diaframma (consentendoci di chiudere un po’ di più per recuperare ulteriore nitidezza).

Di obiettivi stabilizzati dispongono anche alcune digitali compatte, come la Canon G9 e le Panasonic Lumix (sistema Mega O:I:S, precedentemente sviluppato per le videocamere digitali), ma, specialmente con questo tipo di fotocamere, possiamo riscontrare anche altri generi di soluzioni.

Come scrive il mio amico su dphoto.it: “esistono sistemi più economici di “stabilizzazione”. In realtà non si tratta affatto di stabilizzatori, bensì di un artificio che in qualche modo aiuta a combattere il problema del mosso. Ogni produttore di digitali compatte adopera un proprio termine. Ma, in soldoni, il meccanismo è sempre lo stesso. La cosa funziona così: quando la fotocamera, impostata in completo automatismo, rileva la presenza di un tempo di scatto “troppo” lento (cioè a rischio di mosso) interviene alzando automaticamente la sensibilità fino a valori ISO estremi (1200 ISO e oltre). L’impostazione di un valore alto di sensibilità comporta l’automatica riduzione del tempo di scatto.

foto A: la freccia indica la ghiera in dotazione sul tele Canon EF 100-400 L IS [foto A. Lo Torto]

E’ un po’ un trucco di… Pulcinella: siccome non c’è luce, ti sparo in su gli ISO così porti a casa la foto. I fotografi dilettanti forse neppure se ne accorgono. Hanno la loro foto e vanno a casa felici. Ma questo sistema ha un rovescio della medaglia, pesante per quanti vivono la fotografia come una passione. Alti valori di ISO sono mal tollerati dalle fotocamere digitali compatte (almeno fino ad oggi) e comportano un calo vistoso della qualità dell’immagine (disturbo, riduzione feroce dei dettagli ecc.). Chi ha un minimo di pratica con le macchine fotografiche può, se crede, alzarsi da solo la sensibilità e ridurre il tempo di scatto, sapendo però a cosa va incontro e senza la necessità troppo sbandierato e finto, sistema di stabilizzazione”.

Quindi, sempre meglio affidarci alla soluzione n.3

3. Il solito treppiedi

Non ci stancheremo mai di elogiarlo… vedi qui, anche se non proprio tutti si divertono a trascinarsi dietro un treppiedi in ogni momento. Comunque sia, l’uso di un sostegno stabile e affidabile è un modo davvero semplice e rapido per ridurre al minimo le vibrazioni della fotocamera e consentirci maggiore flessibilità nell’uso di tempi di posa più lenti.

foto B: il sistema 293 di Manfrotto [courtesy of digital-photography-school.com]

La cosa è ancora più avvalorata dal fatto che, di solito, i teleobiettivi sono strumenti grossi e pesanti che, in alcune non rare occasioni, vengono venduti provvisti di una ghiera specifica, appositamente concepita per il montaggio degli stessi direttamente sul treppiedi (vedi foto A).

Gli zoom-tele più piccoli, invece, ne sono sprovvisti, ma ciò non implica che il loro peso sia del tutto trascurabile, il che significa che la fotocamera è montata sul treppiedi e gli obiettivi sono costretti a “penzolare” nel vuoto, suscettibili di subire piccole vibrazioni. Alcuni produttori di treppiedi creano dei laccetti speciali per sopperire a tale inconveniente, consentendo di montare gli obiettivi più piccoli sul treppiedi diventando conseguentemente più stabili (vedi foto B).

4. L’apertura del diaframma

Per tutto quello che che concerne la Teoria della Corretta Esposizione Vi consiglio di leggere la nostra serie di successo. Specialmente l’articolo su tempo e diaframma.

Qui di seguito vi basti sapere che:

  1. REGOLA – maggiore è l’apertura del diaframma, meno nitida risulterà l’immagine finale. Se potete, scegliete sempre diaframmi più chiusi! Meglio un f/7.1 di un f/5.6… è il solito adagio della nonna
  2. una componente chiave della fotografia naturalistica e d’azione è la profondità di campo (ovvero la zona in cui gli oggetti nell’immagine appaiono ancora nitidi e sufficientemente focalizzati, nonostante il piano di messa a fuoco sia uno soltanto). Spesso e sovente si scatta con un’apertura ampia (numero f/ più piccolo) per cercare di isolare il soggetto e ottenere un piacevole sfondo soffuso e sfocato. Tuttavia, lavorando con lunghe focali e con il soggetto relativamente vicino, la profondità di campo può anche essere di pochi millimetri, il che vuol dire che piccoli errori di messa a fuoco comporteranno grandi aree poco nitide. Esistono moltissimi siti web e app per dispositivi mobili che aiutano a calcolare la profondità ottimale, il diaframma e la lunghezza focale (SetMyCamera per iOS, ad esempio); quindi assicurateVi di conoscere quale sia l’apertura effettivamente necessaria per avere sufficiente profondità di campo.

5. La sensibilità ISO

Elliot Hook ci fa notare che “anche scattando a f/9, non c’era una profondità di campo sufficiente a rendere tutte le penne della testa di quest’aquila calva, completamente nitide” [foto di E. Hook, courtesy of digital-photography-school.com]

Anche di questo argomento abbiamo parlato tante e tante volte. 

La fotografia naturalistica e quella sportiva sono un continuo compromesso tra tempo di posa e apertura del diaframma per garantire che si stia utilizzando una velocità dell’otturatore sufficientemente elevata a immortalare il movimento e, nel contempo, superare il tremolio della fotocamera. Per ovviare a questo inconveniente, è possibile aumentare la sensibilità del sensore innalzando il suo valore ISO. Ciò ci consentirà di utilizzare velocità dell’otturatore più elevate a parità di apertura ed esposizione.

Aumentando la sensibilità ISO si rischia, ovviamente, di incrementare il “rumore” dell’immagine finale, ma qualcuno sostiene anche che sia meglio avere una foto nitida ma rumorosa, piuttosto che essersi fatti sfuggire l’attimo… e forse non ha tutti i torti. Oggigiorno, poi, la qualità delle macchine fotografiche è in crescita esponenziale e i produttori fanno a gara a chi fabbrica la fotocamera meno “rumorosa”.

6. Moltiplicatori di focale

Ne ho uno. Un 1.4x che, a essere sinceri, in vita mia ho usato veramente con grande parsimonia. 

Diciamo pure che i moltiplicatori di focale sono ideali per estendere la lunghezza focale degli obiettivi quando abbiamo a disposizione un budget limitato. Questo incremento, in ogni caso, ha comunque un costo, poiché comporta un necessario aumento dell’apertura massima dell’obiettivo di uno o due stop: uno stop per i moltiplicatori 1.4x e due per i 2.0x (sono questi i formati “classici” solitamente in commercio).

L’ultimo modello di moltiplicatore prodotto da Canon: l’EF 1.4x III [courtesy of canon.it]

Da notare che praticamente tutte le reflex di fascia media, una volta innestato il moltiplicatore sulla baionetta, perderanno probabilmente la funzione automatica di messa a fuoco con aperture inferiori a f/8 limitando, di fatto, le combinazioni moltiplicatore-ottica utilizzabili. Per massimizzarne l’utilizzo sarà meglio avere a disposizione un obiettivo piuttosto “luminoso”, meglio un f/2.8… lo so, costoso, impegnativo, ecc. Nemmeno a dirlo… così è la vita. In ogni caso l’autofocus risulterà generalmente più lento.

A presto, ALT

 

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