5 semplici motivi per aggiungere le persone nelle foto panoramiche

di Antonio Lo Torto

Foto n.1: goify trees (courtesy of http://1001archives.blogspot.it)

Foto n.1: goify trees (courtesy of http://1001archives.blogspot.it)

Siete davanti a una scena mozzafiato. Immaginate di avere tutto pronto: selezione della modalità di scatto, apertura del diaframma e tempo di esposizione, luce perfetta e composizione impeccabile. A un certo punto qualcuno s’insinua nella vostra inquadratura… festa rovinata! La cosa più normale che un fotografo fa in questi casi e quella di sorridere con educazione e, se il guastafeste si accorge di aver combinato un guaio, è quella di dirgli “tranquillo, non ti preoccupare!”, ma intanto l’odio serpeggia nell’animo… Oppure possiamo sfruttare la cosa a nostro vantaggio. Come?

1. Le persone consentono di dimensionare gli oggetti

Foto n.2: Capetown, foto di: Kav Dadfar

Foto n.2: Capetown, foto di: Kav Dadfar

L’ho già detto in altre occasioni: un soggetto umano fotografato accanto a qualcosa di cui si fatica a comprendere le proporzioni diventa un ottimo termine di paragone. Pensiamo al caso classico dell’albero, anzi, guardate la foto n. 1: nell’immagine A, in cui ho provveduto a cancellare artificialmente il tizio sulla spiaggia, penso che difficilmente si possa comprendere quanto grande sia quel tronco… provate a fissarla con lo sguardo per un attimo, magari coprendo la B con la mano destra, e poi ditemi o meno se ho ragione. Lo stesso discorso possiamo farlo parlando di distanze relative: se vi trovate in una posizione elevata e scattate verso il basso, la presenza di persone in quella direzione aiuterà gli osservatori a capire quanto in alto voi vi troviate in quel momento (vedi foto n. 2).

2. Le persone ci permettono di “contestualizzare” un’immagine…

Foto n.3: Cappadocia, foto di: Kav Dadfar

Foto n.3: Cappadocia, foto di: Kav Dadfar

Il fatto di avere delle persone in una determinata scena spesso ci aiuta a comunicare meglio il messaggio che vogliamo trasmettere. Ne abbiamo più o meno parlato in questa nostra serie. Pensiamo ai due uomini, armati di zaini e picozze, che camminano verso la montagna sullo sfondo della foto n. 3. Viene naturale intuire una storia di scalate e imprese alpinistiche di varia natura… Spesso queste immagini sono le preferite dalle agenzie di stock, in quanto definiscono un concetto senza raccontare troppo o perdersi in particolari inutili: una scuola di roccia o un’agenzia di viaggi potrebbero benissimo fruire dello stesso soggetto senza bisogno di ulteriori specificazioni, non vi pare?

3. … e di raccontare meglio una storia

Foto n.4: Medjugorje, 2013 (A. Lo Torto)

Foto n.4: Medjugorje, 2013 (A. Lo Torto)

Come ho detto tante volte, per essere completo e, soprattutto, interessante, un racconto narrato per immagini dovrebbe focalizzare l’attenzione degli osservatori tanto sui momenti principali dell’evento, quanto su alcuni particolari significativi degni di nota. Ovviamente non su tutto quello che c’è. Sappiamo bene quanto un’immagine sia “potente” e includere dei soggetti umani all’interno di uno specifico contesto è sicuramente la soluzione migliore se si vuole sbanalizzarlo rendendolo meno generico. Un sacerdote in tenuta “anti-sole” sul Podbrdo di Medjugorje ci racconta la storia di un pellegrinaggio agostano (vedi foto n. 4).

Foto n.5: Indonesia, 2002 (A. Lo Torto)

Foto n.5: Indonesia, 2002 (A. Lo Torto)

4. Le persone creano “punti d’interesse”

Quando guardiamo un’immagine, sia essa una fotografia, un quadro, o qualcosa di digitalizzato su un monitor, il nostro occhio ha bisogno di trovare un punto dove potersi riposare (sarebbe meglio dire “soffermarsi“). Senza di esso, state certi che chi guarderà la foto si stancherà presto; darà un’occhiata, certo, ma dopo pochi istanti tenderà a cercare qualcos’altro che catturi di più la sua attenzione. Abbiamo affrontato l’argomento in questo articolo, chi vuole può andare a dare un’occhiata e approfondire. In ogni caso, l’aggiunta di soggetti umani a un’immagine può essere un buon modo per “generare movimento” specialmente in quelle situazioni in cui la composizione presenta una certa uniformità (cromatica in modo particolare; vedi foto n.5).

5. Le persone creano movimento

Foto n.6: New York City, 2007 (A. Lo Torto)

Foto n.6: New York City, 2007 (A. Lo Torto)

Scattando con tempi piuttosto lunghi (e, per la millesima volta, avvalendosi di un treppiedi) è possibile realizzare quel bell’effetto di mosso che tanto ci ricorda una specie di fiume in piena fatto… di persone! Utilissimo quando si vuole generare nell’osservatore la sensazione di caoticità e affollatezza di un determinato luogo, è possibile migliorarne la tecnica andando a guardare quanto abbiamo detto a proposito del “panning” e dell’effetto di mosso intenzionale.

Detto questo, auguro buone vacanze a chi ancora ci deve andare e a chi ci è già, buon ritorno a chi ha già terminato le ferie e a chi, come il sottoscritto, proprio non ci va… una calorosa stretta di mano e un ricordo nei miei pensieri…

A presto amici miei,

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