3 semplici motivi per cui l’autofocus delle mirrorless è meglio di quello delle reflex

di Antonio Lo Torto

Molto è stato detto (e scritto) a proposito di difetti e magagne che accompagnano la tecnologia mirrorless, specialmente per quanto riguarda l’autofocus e la profondità di campo. I soggetti in movimento, specialmente, rimangono, a detta di molti, terreno di esclusiva pertinenza delle DSLR.

Il sistema di messa a fuoco automatica delle fotocamere mirrorless funziona in modo differente rispetto a quello delle reflex. In queste ultime, infatti, il 90% della luce che attraversa l’obiettivo viene riflesso dallo specchietto, passa attraverso il pentaprisma e giunge, infine, nel mirino (vedi qui). Il restante 10% viene invece deviato verso il fondo della fotocamera e raggiunge un delicato sensore collegato, a sua volta, al sistema di messa a fuoco automatica, l’autofocus insomma.

Attraverso un processo detto phase detection (“rilevamento di fase”, in italiano), un microprocessore comunica all’obiettivo la distanza che intercorre tra la macchina fotografica e il soggetto inquadrato e, regolando lo spostamento orizzontale delle lenti lungo l’asse centrale del barilotto, determina finalmente il piano di messa a fuoco ottimale (tutto questo in pochissimi secondi, o anche meno).

Punti di messa a fuoco "a croce" contrassegnati in rosso e arancione (gli altri si configurano come "singoli")

Punti di messa a fuoco “a croce” contrassegnati in rosso e arancione (gli altri si configurano come “singoli”)

Il phase detection nelle DSLR

Questo processo manifesta un solo problemino: la mancanza di precisione nella messa a fuoco. I motivi sono fondamentalmente due:

  1. la maggioranza delle SLR, infatti, è dotata di un sistema di messa a fuoco misto: “a croce” e per singoli punti di messa a fuoco (quei rettangolini rossi che si accendono all’interno del mirino quando mettete a fuoco). La modalità cosiddetta “a croce” è, di solito, la più accurata e andrebbe sempre sfruttata in condizioni particolarmente critiche come situazioni di scarsa luminosità e grandi aperture di diaframma; altrimenti la mancanza di precisione rischierà di aumentare considerevolmente. Il manuale d’istruzioni della fotocamera indica, normalmente, quali, fra tutti i punti dell’AF, sono di tipo “a croce”. Di solito si tratta di quelli collocati nell’area centrale del rettangolo d’inquadratura. Invece, la modalità per singoli punti di messa a fuoco è, ahimè, piuttosto carente – specialmente sulle reflex di fascia medio-bassa – e presenta i minori rischi solamente in particolari condizioni d’uso, come ad aperture di diaframma molto limitate (da f/16 in su).
  2. il secondo motivo, invece, attiene ad una caratteristica intrinseca dell’obiettivo che stiamo utilizzando: il grado di precisione con cui sono calibrate le lenti. Infatti, persino selezionando la messa a fuoco solo nei punti “a croce”, molti obiettivi di fotocamere non sono così precisi da garantire una messa a fuoco ottimale proprio sui piani selezionati. Per ottenerla è necessario che tutto il sistema di messa a fuoco automatica – lenti, sensore e motorino di AF – comunichino con l’elettronica dell’obiettivo in perfetta armonia. Cosa abbastanza rara. Sono sufficienti anche piccolissime frazioni di grado di disallineamento per mandare tutto a quel paese e vanificare così ogni tentativo. D’accordo, se la precisione millimetrica non è di priorità assoluta probabilmente non ve ne accorgerete nemmeno, ma se fate della fotografia una scienza esatta (come nel caso di un macrofotografo) allora dovete mettere in conto anche questo problema (che si evidenzia, per altro, anche in certi ritratti particolarmente “accurati” quando gli occhi del soggetto non risultano proprio nitidissimi).

Schema di funzionamento dell'AF sulla Canon EOS 500D (fonte: canon-usa.com)

Schema di funzionamento dell’AF sulla Canon EOS 500D (fonte: canon-usa.com)

Parlando di DSLR piuttosto sofisticate e costose (come la Canon 5D mark III o la Nikon D810) possiamo dire che i produttori più accorti cercano, ormai da qualche tempo, di ovviare al problema della mancanza di precisione nella messa a fuoco proponendo nei manuali d’istruzioni dei loro modelli qualche metodo piuttosto alla buona: Canon e Sony lo chiamano “Autofocus micro-adjustment”, Nikon “AF fine tune”, mentre per Olympus è “Autofocus focus adjust”. Anche sul web, poi, è facile trovare chi si è inventato un sistemino tutto suo e lo propone magnanimamente al grande pubblico (come questo signore). In ogni caso si tratta di una procedura piuttosto lunga e complessa che prevede l’utilizzo di righelli di precisione e scale graduate ad hoc che consentano di effettuare gli aggiustamenti del caso. Direi di sorvolare.

Al limite è persino possibile che qualche centro di servizio tecnico effettui per noi, a pagamento, la calibratura del sistema automatico di messa a fuoco che, per altro, andrebbe effettuata su tutto il corredo di ottiche a nostra disposizione… la vita è una questione di scelte.

1. L’AF sulle mirrorless

“Le mirrorless, dette anche CSC (Compact System Camera) o EVIL (Electronic Viewfinder Interchangeable Lens, cioè fotocamere ad obiettivo intercambiabile con mirino elettronico), ricordano una compatta – benché di dimensioni maggiori – cui però è possibile cambiare gli obiettivi. Questi, a causa del tiraggio ridotto dovuto all’assenza dello specchio, anche a parità di dimensioni del sensore risultano più compatti rispetto a quelli delle reflex. Grazie a questi e ad altri vantaggi, le mirrorless stanno ottenendo sempre più consensi da parte degli appassionati. La quantità di modelli disponibili sul mercato, le loro prestazioni e l’ampia proposta di ottiche e accessori sta infatti convincendo anche gli utenti più scettici, perlomeno in campo amatoriale e prosumer” (cit. http://www.tomshw.it).

Vediamo la differenza principale che intercorre tra il sistema di AF di una DSLR e quello di una fotocamera mirrorless. Dal momento che su queste ultime non è presente lo specchietto riflettente, non c’è modo che una frazione della luce passante attraverso le lenti dell’obiettivo venga deviata verso un sensore appositamente dedicato allo scopo. La soluzione adottata inizialmente, allora, è stata quella di sfruttare il contrasto.

La Sony ALPHA A7S

La Sony ALPHA A7S

Sui primi modelli, però, la messa a fuoco era appena accettabile per soggetti fermi e del tutto inutilizzabile per seguire soggetti in movimento. Cosa che, per alcuni anni, si dimostrò il vero e proprio tallone d’Achille di queste macchine.

Al giorno d’oggi, invece, molte case hanno sostituito alcune centinaia di pixel del sensore d’immagine con pixel specificatamente dedicati all’AF a rilevamento di fase; il risultato è stato un netto miglioramento che, ora come ora, è più che sufficiente per soggetti fermi e, in alcuni casi (vedi i modelli Sony A6000 e A5100, ad esempio), si dimostra utilizzabile anche per i soggetti in movimento. A detta di molti esperti, le mirrorless hanno addirittura sorpassato le capacità dell’autofocus di molte DSLR di pari fascia di prezzo.

Si tratta sicuramente di una procedura lenta se paragonata alla rapidità di messa a fuoco di una reflex: la fotocamera è costretta a spostare le lenti in avanti e indietro fino ad azzeccare la corretta posizione orizzontale. Ma il grado di precisione è superlativo. Niente a che vedere con quello approssimativo di una DSLR…  Con questo AF la procedura di calibrazione del sistema che abbiamo visto sopra risulta ridondante. Non occorre. Così come non serve selezionare il punto di messa a fuoco da usare (se “a croce” o singolo), infatti lavorano tutti stupendamente bene.

Nello still-life il sistema di AF di una mirrorless è insuperabile. Parola mia. Date un’occhiata alla gamma Sony A7

2. La messa a fuoco manuale sulle mirrorless

Le frecce indicano la funzione di focus peaking in modalità MF (Foto di A.S. Gibson, courtesy of http://digital-photography-school.com)

Le frecce indicano la funzione di focus peaking in modalità MF (Foto di A.S. Gibson, courtesy of http://digital-photography-school.com)

Ma, a quanto pare, la tecnologia di messa a fuoco delle mirrorless si dimostra superiore anche in modalità manuale. Infatti, in molte fotocamere senza specchio è presente un sistema denominato focus peaking, specificamente pensato per essere d’aiuto al fotografo quando si appresta a scattare in MF. Sul display vengono evidenziati in rosso i punti in cui il fuoco è ottimale (piano focale corretto), in modo da poter determinare esattamente quali saranno i punti più nitidi dell’immagine finale. Geniale! La funzione d’ingrandimento, poi, ci consente di avvicinarci ulteriormente, ottenendo così un controllo totale ed una precisione sbalorditiva. 

Pensate che vantaggi nella fotografia macro di pietre e gioielli… sono senza parole. Tutto direttamente dal corpo macchina e senza passare per il PC. Le DSLR sono lontane anni luce da tutto ciò.

3. La distanza iperfocale

Specificamente, poi, per quanto riguarda le mirrorless prodotte dalla Fujifilm, è possibile trovare un altro “aggeggino”, molto utile ai fotografi di panorami, che permette di trovare la distanza iperfocale senza far ricorso a tabelle o ad app varie del telefonino (sinceramente non so se sia presente anche in fotocamere di altre marche, comunque può essere).

La scala della profondità di campo sulla Fujifilm XT-1 (Foto di A.S. Gibson, courtesy of http://digital-photography-school.com)

La scala della profondità di campo sulla Fujifilm XT-1 (Foto di A.S. Gibson, courtesy of http://digital-photography-school.com)

Rimandandovi alle noiose “lezioni” sulla formazione dell’immagine, diciamo molto semplicemente che per iperfocale s’intende la distanza oltre la quale tutti gli oggetti possono essere messi a fuoco contemporaneamente in modo accettabile. Comunque, sul display della fotocamera è possibile trovare una scala graduata che ci indica esattamente la distanza tra l’obiettivo e il piano di messa a fuoco (a 3 mt nella foto), così come la relativa profondità di campo (da 2 mt all’infinito, in blu nella foto) e la conseguente distanza iperfocale… fichissimo!

Che dire in conclusione? Che il gap iniziale tra le due tipologie di fotocamera è stato ampiamente colmato e se la tecnologia presente sulle macchine reflex non si darà una regolata a breve termine perderà un mucchio di utenti… specialmente tra quelli che sono più attenti alle diavolerie elettroniche (e che, coi tempi che corrono, sono sempre di più). In ogni caso, se avete pianificato un nuovo acquisto, date retta al cuore (e al portafoglio, considerando che, a parità di prestazioni, le mirrorless sono molto più a buon mercato delle DSLR).

A presto.

 

2 Responses to 3 semplici motivi per cui l’autofocus delle mirrorless è meglio di quello delle reflex

  1. Bell articolo! bazicavo in rete in cerca di tematiche oggettive rispetto all argomento e mi son rotrpvato qui. Cpmplimenti 😉

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