3 concetti base sulla “teoria della corretta esposizione”

This entry is part 1 of 5 in the series Teoria dell'esposizione corretta

di Antonio Lo Torto

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The Brooklyn Bridge by A. Lo Torto – NYC, 2008

Per superare la fase della fotocamera compatta, è necessario fare un piccolo sforzo nel tentativo di capire, e in seguito padroneggiare, alcuni dei concetti cardine della fotografia. Tra questi, la teoria dell’esposizione ed il funzionamento degli esposimetri sono assolutamente essenziali. Certo, si possono produrre buone foto anche grazie ad un sistema computerizzato automatico di una qualsiasi camera di fascia medio-alta, ma esistono altri modi per incrementare il numero medio di immagini tecnicamente ben realizzate[1]… e volete mettere la soddisfazione?!

Il vostro scopo è quello di arrivare ogni volta a delle esposizioni corrette, a prescindere dalle condizioni d’illuminazione e dalla situazione che trovate sul campo. Dovrete essere capaci di ottenere sempre il miglior livello tecnico possibile, senza lasciare che sia il caso a governare il procedimento. Grazie anche all’avvento della fotografia digitale, attualmente esistono sul mercato un discreto numero di macchine fotografiche compatte che consentono il controllo manuale dell’esposizione e degli altri parametri di scatto, per cui ciò che in passato sarebbe stato appannaggio soltanto dei fortunati possessori di SLR (single lens reflex, le macchinone a cui si possono sostituire gli obiettivi insomma!) è oggi un po’ più alla portata di tutti (gli uomini di buona volontà…). Seguitemi.

1. Che cos’è l’esposizione? Se volete ottenere una foto nitida, dai toni fedeli e dalle caratteristiche desiderate è necessario che l’esposizione sia corretta, cioè che la giusta quantità di luce raggiuga il vostro sensore (o la vostra pellicola). Ciò dipende:

  • dalla sensibilità (ISO) impostata sulla fotocamera
  • dal tempo di scatto (che determina la durata del tempo in cui il sensore resterà esposto alla luce)
  • dall’apertura del diaframma (che controlla la dimensione dell’apertura f e la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo) 

Si può far sì che la macchina predisponga uno solo, due o tutti e tre i parametri in modalità automatica o semiautomatica oppure, passando in mod. manuale, possiamo farlo noi direttamente. Non vi sto suggerendo di diventare dei fissati della tecnica e seguire pedissequamente delle regole codificate, ma ritengo fermamente che una comprensione completa delle basi dell’esposizione sia vitale se volete crescere come fotografi.

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Sfondo chiaro e soggetto scuro: far risaltare i dettagli, senza “bruciare” il cielo. West End, 79th st. by A. Lo Torto – NYC, 2007

2. Misurare la luce. Praticamente tutti gli apparecchi fotografici in vendita di piccolo-medio formato dispongono di un esposimetro incorporato. Impostate la sensibilità (ISO), puntate l’obiettivo sul soggetto e il vostro esposimetro leggerà il livello di luminosità. A questo punto potete prendere per buona la valutazione della macchina e scattare, oppure potete intervenire manualmente. I sistemi incorporati appartengono alla cosiddetta categoria degli esposimetri a luce riflessa, in quanto effettuano la misurazione della quantità di luce riflessa dal soggetto e determinano la combinazione tempo/diaframma più adeguata. Ok, vanno benissimo, ma… spessissimo con soggetti a predominanza scura o molto chiari questi aggeggi tendono a sovraesporre o a sottoesporre.

Spiegazione: sovraesporre significa che l’esposimetro, valutando la scarsa quantità di luce che proviene dal nostro soggetto scuro, tenderà ad aumentare il tempo di scatto o il valore di apertura del diaframma per far passare più luce attraverso l’obiettivo (in poche parole, lui fa questo ragionamento:”mamma quant’è scuro sto coso! se mantengo un tempo di scatto breve o non apro il diaframma a sufficienza, la foto verrà buia! per evitare che succeda ed esca fuori una schifezza allora esagero!” Ed ecco che la schifezza viene fuori veramente…). Sottoesporre è esattamente la stessa cosa al contrario: soggetto molto luminoso, l’esposimetro dice alla macchina fotografica di diminuire il tempo e/o di chiudere il diaframma per far passare meno luce, ecc… un’altra schifezza è in agguato.

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EOS metering system (courtesy of usa.canon.com)

Ne abbiamo già parlato nel tutorial sulle silhouettes, ma un ripassino non fa mai male: le fotocamere moderne sono dotate di sistemi di misurazione piuttosto sofisticati (vedi immagine qui accanto); vediamoli nel dettaglio:

  • Esposizione valutativa (discreta). E’ solitamente la modalità di esposizione standard della fotocamera ed è adatta alla maggior parte dei soggetti, anche in controluce. Stabiliti la posizione del soggetto nel mirino, il livello di luminosità del primo piano e dello sfondo, il tipo d’illuminazione della scena (frontale o controluce) e l’orientamento della fotocamera (orizzontale o verticale – fino ad oggi prerogativa dei modelli più sostificati, adesso c’è l’ha pure l’I-phone…), il processore della macchina fotografica imposta i valori di tempo e diaframma per ottenere l’esposizione ottimale. Giudizio: è un metodo di misurazione discreto che dipende molto dalla qualità della camera usata; è consigliato se non sapete che pesci pigliare e non avete voglia di sbattervi più di tanto con troppi ragionamenti.
  • Esposizione parziale (buona). Questa modalità è utile quando lo sfondo risulta più luminoso del soggetto in primo piano (ad esempio nel controluce). La misurazione viene effettuata nell’area centrale corrispondente a circa il 13,5% di quella coperta dal mirino (per i modelli Canon EOS). Giudizio: è un metodo di misurazione abbastanza buono che consiglio di usare con una certa cautela in quanto non facilissimo da gestire, ma che in mancanza della misurazione spot (vedi dopo) costituisce una valida alternativa.
  • Esposizione spot (ottima). Si sostiene che sia meglio utilizzare questa modalità quando è necessario eseguire una misurazione di una porzione specifica del soggetto o della scena. La misurazione viene effettuata nell’area centrale corrispondente a circa il 3,8% di quella coperta dal mirino (sempre per i modelli Canon EOS). Giudizio: è il tipo di misurazione più efficace di tutti. Io lo uso quasi sempre; purtroppo non è disponibile su tutti i modelli di fotocamere, ma su quelli di fascia alta per professionisti. Da usarsi con cautela, perché richiede una buona padronanza della tecnica dell’esposizione, questo tipo di misurazione costituisce in ogni caso la soluzione migliore.
  • Esposizione media pesata al centro (da evitare!). La misurazione viene effettuata al centro e in base ad essa viene calcolata la media da applicare a tutta la scena inquadrata. Giudizio: persino un’illuminazione messa giù dal miglior direttore della fotografia di Hollywood verrebbe inficiata da questo metodo di misurazione che sconsiglio vivamente a tutti.

3. Qual’è l’esposizione corretta? Non è per niente semplice definire il concetto di corretta

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Pietre ialine su specchio: provateci un po’! Campagna per Ori&Fiori di Milly de Maria – ph.: A. Lo Torto, 2005

esposizione. Ci sono fotografi a cui piacciono immagini che altri giudicano scure. Alcuni considerano un’immagine ben esposta se riescono a vedere il soggetto e la zona circostante. In linea di massima, una buona esposizione è fedele a ciò che l’occhio vede: neve bianca con dettagli (ne parliamo ampiamente qui), erba verde di tono medio, una pantera nera di cui si scorgono le linee del corpo, ecc.: si dovrebbero poter leggere i particolari e la trama di quasi tutto. Se la nostra immagine ci restituisce una neve grigia, un’erba pallida e una pantera sbiadita, allora l’esposizione non è corretta. In passato, con le pellicole (negative) si potevano apportare cambiamenti significativi all’esposizione in laboratorio, in fase di sviluppo e di stampa. Con le dia era molto più difficile; la buona esposizione era fondamentale: una diapositiva sotto o sovraesposta potevamo buttarla nel cestino. Oggi c’è la fotografia digitale… e tutto cambia. Ma badate: i risultati migliori vengono sempre da immagini ben esposte (o al massimo leggermente sovraesposte). Ne parleremo presto.


[1] [All’epoca d’oro della pellicola, si diceva che dato un rullino da 36 pose quelle che “riuscivano bene” erano in media: 3-4 per un utente normale, 5-6 per un fotoamatore avanzato e 7-8 per un professionista. Altri tempi…]

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One Response to 3 concetti base sulla “teoria della corretta esposizione”

  1. Siamo nell’era del digitale, ma nell’articolo I sistemi di puntamento: la “visione indiretta”. Le reflex biottiche, non avete parlato della Mamiya professional C330 con OTTICA INTERCAMBIABILE apparecchio insostituibile negl’anni ’60/70 che diede dei numeri alla famosa Rolleiflex. Faccio questo appunto perchè fu la mio primo apparecchio fotografico a livello professionale, sucessivamente nel 1972 acquistai la mia prima Hasselblad.
    Ho lavorato con l’analogico fino al 2008 poi piano piano costretto causa forza maggiore sono passato al digitale, per me è dura, se fosse possibile tornerei indietro.
    Grazie per l’ospitalità e buon lavoro.
    Alberto

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